Juventus-Real Madrid 2-1: Juve galattica, il primo round sorride ai bianconeri

Juve

La Juventus per un sogno, uno di quelli di una notte di mezza primavera. Il Real perché, quando sei un galactico, non puoi non avere un obiettivo diverso dal vincere, specie se si parla di una semifinale di Champions League. Allo Juventus Stadium quasi tutto esaurito (sono rimasti invenduti un paio di centinaia di biglietti nel settore ospiti) va in scena una partita che ben pochi, ad inizio stagione, avrebbero immaginato di poter giocare. We are Ready” citando la coreografia dei sostenitori bianconeri. Non potrebbe essere altrimenti.

LE FORMAZIONI – La Juventus scende in campo con il classico 4-3-1-2: davanti a Buffon, a comporre la linea difensiva sono Lichsteiner, Chiellini, Bonucci ed Evra. In mediana, la grande novità è Sturaro che agisce con Pirlo e Marchisio. Vidal fa il trequartista, Morata la prima punta, Tevez il tuttofare. Senza Modric e Benzema, la risposta di Carlo Ancelotti è un 4-4-2: davanti ad Iker Casillas vanno Marcelo e Carvajal sugli esterni, Varane e Pepe al centro. A centrocampo, in coppia con Toni Kroos c’è Sergio Ramos; Isco e James Rodriguez larghi; Cristiano Ronaldo e Bale sono le punte.

MORATA CHIAMA, CR7 RISPONDE – La partenza della Juve è ai cento all’ora. Tempo un minuto, e da un errore in rinvio di Casillas ne nasce una potenziale chance per Vidal che però si dimentica di calciare in area e frana a terra. L’avvio bianconero sorprende i madrileni che giocano a tratti compassati. Passano una manciata di secondi e Morata tenta di sorprendere Casillas dalla distanza con un pallonetto ma il portiere iberico la fa sua. È il preludio al goal. Settimo minuto di gioco: Tevez riceve palla in area di rigore e prova il diagonale, Casillas si oppone con un grande intervento ma Morata è lesto nel realizzare il tap-in vincente. È il classico goal dell’ex che sceglie di non esultare. I madrileni non si scompongono e reagiscono da grande squadra: al 12′ ci prova Kroos dalla distanza, Buffon si oppone e mette in corner. La Juve, invece, gioca in ripartenza: su uno dei tanti errori della gara di Sergio Ramos, Sturaro si invola verso l’area, scarica per Tevez che prova a piazzarla, il palo gli nega il raddoppio. La partita è vivissima, ci sono occasioni da ambo le parti: prima ci prova CR7 (diagonale a lato) poi Lichsteiner fa tutto bene saltando Marcelo ed entrando in area ma calciando male a lato. Al 26′, a far mutare il parziale è la giocata dei campioni: splendida palla di James Rodriguez per Ronaldo – perso completamente dalla retroguardia bianconera – che di testa trova il pareggio ed ammutolisce lo Stadium. 1-1. La Juve crolla psicologicamente, non però a livello di risultato, perché il Real non affonda e quando lo fa (41′) si ferma contro la traversa: cross di Isco per James Rodriguez, straordinario tutto e incornata che manda la sfera sul montante.

TEVEZ DI RIGORE – Nella ripresa la Juve torna a spingere subito forte dopo aver incassato il colpo ed essersi risistemata negli spogliatoi. Pressing alto e costante sugli avversari che porta i suoi frutti al 55′: Tevez se ne va in contropiede e viene abbattuto da Carvajal in area (neanche giallo per lo spagnolo, grave errore dell’arbitro). Dal dischetto l’Apache calcia forte e centrale riaccendendo la bolgia dello Juventus Stadium. È 2-1. Il Real prova ad alzare il baricentro, Allegri si copre togliendo un ottimo Sturaro e dando spazio a Barzagli: 5-3-2 per resistere. I madrileni provano a buttare palloni in area, i bianconeri fanno buona guardia e rischiano soltanto su un tiro cross che attraversa tutta l’area prima di spegnersi in rimessa laterale. Le occasioni sono pressoché inesistenti, le uniche degne di nota sono per la Juve: all’87’ Llorente (subentrato a corso d’opera al posto di Morata) aggira Casillas ma il suo scarico al centro dell’area non trova nessuno; al 91′ su una punizione di Pirlo ancora il Re Leone impatta male di testa e si divora il tris. Alla Juve, però, tutto sommato, va bene così. Impresa all’andata compiuta. Ora il ritorno al Bernabeu, sperando che il tutto non finisca come una tragedia shakespeariana.

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Classe '94, piemontese di nascita, tra un esame universitario e l'altro segue il calcio alle temperature più improbabili, dalla Scandinavia alla vecchia terra degli Zar. Russofilo e (a breve) russofono, sogna di diventare direttore sportivo e di vivere a San Pietroburgo. Guai a disturbarlo quando gioca il Krasnodar: potrebbe uccidere.
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