Una crisi basca, dov’è finito l’Athletic Club?

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LA CRISI DELL’ATHLETIC BILBAO. Calcio d’Agosto, preludio di Champions League, l’acqua scorre lenta lungo le rive del Nervion, le vie di Bilbao sono vuote e nel nuovo San Mamés la tensione si taglia col coltello. La gara con il Napoli è in bilico, il punteggio è fermo sull’1-1 ma basta un gol del fischiatissimo Higuain per ricacciare i leoni in gabbia, in quell’Europa League spesso snobbata, soltanto una volta sfiorata. Poi all’improvviso spunta fuori il canterano Ibai, il quale, dopo aver siglato il vantaggio, raccoglie un perfetto assist di Unai Lopez e trafigge Rafael, facendo esplodere di gioia uno stadio che fino a quel momento era rimasto sopito per il nervosismo accumulato col passare dei minuti: dopo 16 anni d’assenza, l’Athletic di Valverde riabbraccia la Champions. Il popolo basco è in festa, riempie di cori i propri beniamini e sogna in grande, perché quella notte, intrisa di emozioni e gioia, è in realtà una notte di aspettative, perché si sa, quando spicchi il volo è difficile fermarsi, per non dire impossibile, così come mantenere quell’umiltà tipica dei grandi successi. Ai Leones è successo proprio questo, hanno smarrito la retta via dell’ambizione e si son persi nella selva oscura dell’anonimato, la qualificazione nell’Europa dei grandi è stata soltanto un’illusione, in quanto Gurpegi e compagni ora si ritrovano a ridosso della zona retrocessione, nonché alla ricerca di un gioco e di un’identità ormai scomparse. E’ crisi nera all’ombra della Catedral, anzi è caduta libera, dov’è finita la corazzata basca?

Il ruolino di marcia dell’Athletic è a dir poco imbarazzante: 4 punti raccolti nelle prime 7 giornate di Liga, 11 reti incassate, 4 siglate ed ultimo posto in classifica, a braccetto con Deportivo e Cordoba, una debacle senza precedenti. Cambiando competizione, il risultato non cambia, in quanto i Leones chiudono il girone H di Champions con un solo punto guadagnato (all’esordio contro lo Shakhtar). Eppure, il modulo è pressoché lo stesso, il 4-2-3-1 con due mediani a centrocampo, un regista avanzato ad impostare l’azione, due esterni che in fase offensiva diventano vere e proprie ali, più un centravanti boa in grado di far salire la squadra ed ovviamente segnare la maggior parte dei gol. La retroguardia, identica alla scorsa stagione, completa il quadretto Iraizoz tra i pali, Laporte perno centrale (affiancato da capitan Gurpegi o da Mikel San José), Balenziaga a sinistra e Iraola a destra. Apparentemente nulla da segnalare, ma ci stiamo dimenticando un fattore molto importante, ovvero la partenza di Ander Herrera, sbarcato al Man United e rimpiazzato da Benat (un centrale di centrocampo che, a dirla tutta, gioca palesemente fuori ruolo da 2 anni, nell’insolita posizione di trequartista, in quanto il suo posto è occupato da Mikel Rico).

Stando ai risultati ottenuti dall’Athletic, non è stata una scelta azzeccata, non per demeriti dell’ex giocatore del Real Betis, ovvio, ma soprattutto perché non si è riuscito a trovare un sostituto all’altezza a causa delle regole societarie che impongono al club l’acquisto di soli giocatori baschi. Riassumendo il tutto, la partenza di Herrera è stata disastrosa dal punto di vista del gioco, poiché l’ex giocatore del Real Zaragoza era in grado di garantire quel misto di estro ed imprevedibilità, ingredienti utili ad innescare gli esterni e ad iniziare l’azione d’attacco. Il talento c’è, il gioco latita, soprattutto perché stanno venendo a mancare gli spunti degli uomini migliori della rosa, come per esempio Susaeta (lo scorso anno autore di ben 12 assist) e Muniain, stella del club cercata da mezza Europa. Stesso discorso per Iturraspe e Mikel Rico, non più in grado di garantire solidità e compattezza lungo la linea mediana, diventata un colabrodo (vedi gara col Real, che ha strapazzato gli stessi uomini che invece lo scorso anno avevano ottenuto uno storico pareggio).

Tra gli altri, invece, si segnalano le buone prestazioni di Unai Lopez, altro talento nato e cresciuto a Lezama, Ibai Gomez, protagonista nell’unica vittoria ottenuta in campionato dall’Athletic (3-0 in casa contro il Levante), Aduritz (capocannoniere stagionale con 3 reti) e Iraizoz, il quale, tralasciando la papera contro il Rayo Vallecano che è costata l’ennesima derrota, ha evitato per diverse volte che l’Athletic terminasse la gara con un passivo più ampio (vedi il 5-0 di Madrid, dove il portero di Pamplona ha compiuto 11 interventi decisivi). Borja Viguera invece (Pichichi della scorsa edizione della Liga Adelante con 24 reti), si è rivelato un pesce fuor d’acqua al pari di Kike Sola e le sue ultime prestazioni hanno fatto capire alla dirigenza e ai tifosi dell’Athletic il seguente assunto: Aduriz non ha ancora una riserva all’altezza.

Tra le cause di questa, abbiamo anche la scarsa predisposizione dei Zugorriak nell’affrontare più competizioni: i giocatori, infatti, non sono abituati a giocare ogni 3 giorni e i rincalzi non sono all’altezza dei titolari, soprattutto a centrocampo (è il caso di Moran) e nel reparto avanzato (vedi Kike Sola, più il giovane Guillermo, ancora acerbo). ‘No estamos a nuestro mejor nivel, pero no estamos tan mal’ ha tuonato Benat nell’ultima rueda de prensa, assicurando ai tifosi di voler cambiare mentalità, a cominciare dalla prossima gara contro il Celta, reduce da un ottimo momento di forma. Mikel Rico, invece, ha fatto autocritica, ammettendo che ‘la squadra non è ancora al top della forma’. Parole, i tifosi vogliono i fatti, ma sono consapevoli della criticità della situazione (si rischia di salutare la Liga per la prima volta nella storia).

La mancanza di rincalzi, il calendario ravvicinato, la partenza di Herrera rimasta scoperta e il calo psicologico rappresentano, in ultima analisi, i fattori più importanti di questa crisi, una delle più dure mai viste in quel di Bilbao. Le concorrenti europee (Siviglia, Valencia, Villarreal) già sono in fuga, ce la farà l’Athletic a riprenderle? Lo spirito del gruppo è solido e sicuramente la squadra uscirà da questa selva dantesca, anche al costo di sacrificare una competizione inseguita per anni, in quanto il club non è ancora all’altezza di poter competere con determinate logiche, quelle del calcio moderno, a cui l’Athletic, fortunatamente, non cederà mai.

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Romano, studente di Scienze Politiche alla Luiss. Ho collaborato con Goal.com, Sportcafè24 e granatissimi.com, ora scrivo per Football-Please, dove curo la rubrica Firms and Rivalries, e per l'Intellettuale Dissidente, dove ricopro il ruolo di caporedattore sportivo.

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