Inter, le cause del fallimento in Europa League

epa05562514 Inter Milan players leave the pitch after the UEFA Europa League group K soccer match between Sparta Prague and Inter in Prague, Czech Republic, 29 September 2016. Inter lost the match 1-3. EPA/FILIP SINGER

“Disastro Inter”. Questa la prima pagina più utilizzata dai giornali di tutto il mondo a seguito della clamorosa eliminazione dei nerazzurri dall’Europa League. Un’altra pagina nera nella storia di un club di fama mondiale che purtroppo ultimamente non è nuovo a questo genere di sorprese, se così le vogliamo chiamare.

La solita Inter…

Ogni anno ad inizio stagione ci viene decantato che l’Inter è una squadra costruita per arrivare nelle prime tre posizioni e qualificarsi così in Champions League. Abbiamo assistito a cambi di proprietà, cambi di allenatori e tanti soldi spesi sul mercato ma poi puntualmente la squadra va male, vive stagioni di alti e bassi e al massimo riesce a portare a casa una qualificazione per l’Europa league. Male ma non malissimo verrebbe da dire, anzi guardando il bicchiere mezzo pieno si potrebbe pensare di partire da un gradino più basso per poi raggiungere quella Champions che manca ai nerazzurri da cinque anni ormai. Quindi giocare l’Europa League potrebbe essere doppiamente importante, un po’ per far fare le ossa ai giocatori con meno esperienza internazionale, un po’ perché da qualche anno vincerla vuol dire accesso diretto alla Champions League per la stagione successiva.

C’è da dire che l’Inter degli ultimi anni è costruita in modo tale da poterla addirittura vincere, qualitativamente e tecnicamente parlando, eppure per il terzo anno consecutivo ne esce anzitempo, stavolta addirittura non superando il girone. Ma allora come si può puntare a una competizione come la Champions se non si è in grado di affrontare squadre di caratura nettamente inferiore? Quest’anno i nerazzurri escono dalla competizione dopo aver inanellato una serie di figuracce incredibili ed inaccettabili: la doppia sconfitta con il Beer Sheva è solo l’ultima di una lunga serie, con quattro sconfitte e una sola vittoria in un girone non proprio proibitivo. Male, a tratti malissimo. E poi la moda tutta italiana di prendere questa competizione come torneo secondario deve finire, troppo turnover e pochissima motivazione con squadre che sembrano scendere in campo quasi senza stimoli. E’ una cosa che non si può vedere.

Tornando a noi: Mancini, poi De Boer e ora Pioli, ma siamo così sicuri che la colpa sia sempre dell’allenatore? Andiamo ad analizzare cosa non ha funzionato e cosa ha portato l’Inter a questa eliminazione. Partiamo da agosto: la rescissione consensuale con Mancini a pochi giorni dall’inizio del campionato dopo una campagna acquisti fatta in base alle richieste dell’ex allenatore del City è stato il primo campanello d’allarme, poi è arrivato Frank De Boer e forse scelta peggiore non poteva essere fatta. Il tecnico olandese si è trovato catapultato in una realtà nuova da un giorno all’altro, tutto quello di cui l’Inter non aveva bisogno in quel momento era di un allenatore straniero che non conosce il calcio italiano e che chiedeva solo un progetto solido ma come ben sappiamo i progetti non partono a fine agosto. E infatti partenza disastrosa, poi sprazzi di bel gioco, e ancora disastro; aveva chiesto due mesi per ambientarsi e per valutare la rosa, è stato esonerato dopo due mesi e mezzo.

I principali problemi e cosa manca alla società

La pazza inter si dimostra tale non solo in campo ma anche in società. Quindi a chi diamo la colpa di tutto questo? Beh, rapidi, indolori senza dubbi ci sentiamo di dire società e giocatori. Società perché Suning si è dimostrata poco presente e poco vicina alla squadra; in un progetto che sta partendo con nuovi capitali e una nuova dirigenza c’è bisogno di avere uomini sul campo, uomini presenti nella le dinamiche quotidiane della squadra, nulla deve essere lasciato al caso perché vanno costruite quelle fondamenta che serviranno poi per i successi futuri. E poi ci sono loro, i giocatori, che sono i principali colpevoli perché alla fin fine sono quelli che vanno in campo. Dicevamo tecnicamente niente da dire, gli undici di partenza potrebbero benissimo giocare per la vittoria del campionato e dell’Europa League, ma allora cosa c’è che non va? Forse qui un bel bagno di umiltà non farebbe male.

Sotto la gestione De Boer sono venute fuori un po’ troppe prime donne, vedi Brozovic e Kondogbia, e soprattutto da quest’ultimo ci si aspetta un comportamento diverso visti i trentotto milioni di motivi per criticarlo. Icardi, il capitano, ha dimostrato di tenere più al conto in banca e agli interessi personali che al bene di questa squadra soprattutto dopo la vicenda rinnovo e l’uscita del suo libro dove manda bellamente a quel paese la Curva Nord. E su una biografia a ventitrè anni neanche ci pronunciamo. E poi tutti gli altri, dal primo all’ultimo, perché sinceramente non se ne salva nessuno. La mancanza di attaccamento alla maglia è sotto gli occhi di tutti, manca la voglia di sudare per questi colori; ragazzi che si sentono già arrivati senza aver mai nè vinto nè dimostrato niente in carriera.

L’Inter non ha bisogno di questo, l’Inter ha bisogno di uomini prima che di giocatori. Quando sono arrivati i successi c’erano i campioni, d’accordo, ma c’erano soprattutto uomini veri. A questa squadra mancano i Zanetti, i Samuel, i Cambiasso. Gente che non parlava tanto ma dava il massimo e sputava sangue. Zitti e pedalare, questa dovrebbe essere la ricetta. Forse quest’anno sarebbe meglio non qualificarsi per nessuna competizione europea se poi i risultati devono essere questi, ma almeno su questo, i ragazzi, sembrano essere già a buon punto.

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Amante e vero appassionato di calcio, tifosissimo e "super esperto" dell'Inter, amo anche il calcio inglese dove ho un debole per il Liverpool e per lo Special One! You'll Never Walk Alone

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