Calcio Sfogliato- gli scenari di domani, fra Cina e Infinite Jest di David Foster Wallace

Appuntamento speciale della “Rubrica Calcio Sfogliato”, dove è più che doveroso rendere  omaggio a Infinite Jest di David Foster Wallace, la cui opera ha da poco compito vent’anni. Inoltre, finalmente, il film sul più grande scrittore post moderno è da poco uscito nelle sale italiane: The End of Tour, tratto dal report “Come diventare se stessi”

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The End of Tour

Partiamo da una favola distopica, quella raccontata nella rivista Uno-Due (leggi qui) dall’autore Davide Grassi. Una finale del mondiale di calcio fra la Coca-Cola e la Microsoft, anno 2084. Un torneo a cadenza annuale, dove le nazionali sono state sostituite dalle grandi multinazionali e la coppa del mondo è rappresentata da un hamburger farcito con un pallone da calcio. Tutto è commercializzabile in questa realtà, persino il proprio nome, dato che nel corso del racconto ci ritroveremo di fronte a giocatori del calibro di Thomas Rolex, o Karl Bayer. Un mondo nel quale il capitale ha preso il sopravvento sulla tradizione e la cultura, rendendo l’esistenza una pura merce, la vita all’insegna dell’intrattenimento mediatico.

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Rivista Uno-Due, grafica di Spugna

La favola di Davide Grassi, a tratti squisitamente ironica, mi ha subito ricordato il mondo descritto dall’autore David Foster Wallace nel 1996, nel suo massimo capolavoro, Infinite Jest. Un libro, anzi, un’opera di 1200 pagine più note, dove gli argomenti trattati sono molteplici e sarebbe quasi riduttivo comprimerli tutti in poche parole. Infinite Jest non va spiegato, va vissuto interamente, ma è lecito perlomeno spiegare di che cosa tratta: la tematica principale è quello della “dipendenza”, di qualsiasi tipo, dagli psicofarmaci, all’alcolismo, al sesso alla ripetizione di gesti e rituali consolidati come quelli di un tennista. La dipendenza non è da intendersi esclusivamente come un concetto negativo, è una condizione intrinseca nell’uomo, un continuum mediante il quale costruire la nostra esistenza, al quale è impossibile sfuggire. Vi sono diversi filoni, il primo riguarda Don Gatley, ex tossico, custode nella casa di recupero di Boston, si occupa degli Alcolisti Anonimi (AA). Poco distante dalla struttura di Gatley sorge la scuola di tennis nella quale milita il personaggio con il quale Wallace apre Infinite Jest, il quattordicenne Hal Incandenza, promettente tennista per il quale si prevede una magnifica carriera nel circuito ATP. Anche Hal deve combattere contro le sue paranoie, le sue dipendenze. L’inizio del romanzo in realtà è la conclusione dell’intera vicenda nella quale Hal, alle prese con un colloquio di selezione all’università, è oramai incapace di pronunciare parole o esprimere i propri pensieri. La dipendenza  ha preso il sopravvento sulla vita. Collegarsi a una fonte di piacere perenne, immunizzarsi completamente dalla vita, è veramente una cosa negativa?
In Infinite Jest non è solo Hal a cadere in questo vortice, Infinite Jest è una pellicola cinematografica, realizzata dal padre del tennista, il cui potere d’intrattenimento è tale, che l’individuo non può fare altro che guardarla fino a perdere le sua funzioni umane e infine morire, è la più potente forma di dipendenza conosciuta in questo mondo distopico. Una metafora del potere ipnotico della televisione, non più un mezzo con il quale convivere, ma per il quale vivere. “Il mondo va avanti e tu rimani qui con noi” recita uno spot pubblicitario in un altro libro di Wallace, la sua opera postuma: Il re Pallido.

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Infinite Jest

Perché sto parlando a grandi linee di Infinite Jest? Quale è il nesso con la favola di Davide Grassi? Anche l’opera di Foster Wallace è ambientata in un futuro non ben definito, dove gli stati più potenti utilizzano quelli adiacenti come discariche, inoltre non vi sono calendari convenzionali. L’epoca umana non è definita più dal numero dell’anno dopo Cristo, bensì dagli sponsor. Le vicende avvengono durante “L’anno dei pannoloni per adulti depend”, nel quale persino la Statua della Libertà tiene in mano una confezione del prodotto che ha vinto la gara di sponsorizzazione. Non è più il soggetto ad avere il controllo sull’oggetto, ma è il contrario, come sosteneva il filosofo Baudrillard :”E’ l’oggetto che ci pensa”.

Non penso che queste forme di futuro siano utopistiche, nella società odierna vi sono tutti i presupposti per poter attuare questo tipo di trasformazione culturale. Probabilmente non ce ne rendiamo conto, dato che “crediamo” di vivere in una “”democrazia”” (cosa?!), e perché tutti gli oggetti che dominano la nostra vita ci danno l’illusione di essere sempre più “liberi”, quando la realtà è ben differente. L’iper informazione alla quale stiamo andando incontro, per citare sempre il profetico Baudrillard, converge in un meccanismo di simulazione, nel quale la rete e l’enterteinment prendono il sopravvento sulla realtà percepibile, una sorta di Matrix, con le dovute differenze.
Analizzato questo scenario futuro, giungiamo in Cina, terra che fino a due anni fa identificavo solo con banali luoghi comuni o stereotipi che la rendevano per me un vero mistero. Dalla cinematografia cinese, in particolare quella di Wang Kar Wai, Tsai Ming Liang o di Fruit Chan, non avevo imparato nulla di quel popolo. E’ bastata però un immagine per alimentare in modo esponenziale la mia curiosità: quella dei tramonti virtuali a Pechino. A volte capita che l’aria nelle grandi città sia così densa di smog che per giorni interi non si vede il sole, così i tramonti vengono proiettati su degli schermi pubblicitari, con tanto di sponsor. Si potrebbe fantasticare e immaginare anche una spigliata voce femminile proveniente dai megafoni che dice: “Sono le sette in punto, gustatevi questo tramonto caraibico offerto da…” Per inciso, non stiamo più parlando di ipotesi future, ma di realtà ben consolidate prospettate da Foster Wallace già nel 1996. C’è molta differenza fra la statua della libertà che tiene in mano una grossa confezione di pannoloni o l’immagine dei tramonti virtuali sponsorizzati?

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I tramonti di domani

Il capitale prende il sopravvento anche sulla tradizione e sulla cultura sportiva, e per inciso, uno scenario simile a quello della Chinese Super League sarà il prossimo passo per il sistema calcistico occidentale, destinato al collasso per i maggiori debiti con le banche e i costi che continuano a crescere a dismisura. I primi a fare questa fine saranno i club sudamericani, dove le quote di alcuni giocatori appartengono già alle banche. Per fare un esempio concreto: Gil, il difensore della nazionale brasiliana passato recentemente ai cinesi dello Shandong Luneng apparteneva per il 50% al Corinthians, e l’altra metà a una banca con la quale il Timao ha un debito che supera i 200 milioni di euro. Sahndong Luneng è anche il nome di una compagnia elettrica statale. Questa è la realtà del calcio cinese, dove i nomi delle squadre sono dati dalle aziende: Il Guangzhou Evergrande è una ditta immobiliare del Canton, lo Shanghai Sipg è il gruppo portuale statale, il Tianjin Quanjian è una casa farmaceutica. Niente di nuovo per quanto riguarda la sfera sportiva, dopotutto sia nel basket che nella pallavolo da sempre gli sponsor cambiano la denominazione della squadra. Il fattore destabilizzante è quello della totale perdita delle proprie radici, infatti nel calcio della Chinese Super League non è raro osservare squadre che cambiano città, o addirittura provincia, in quanto inglobate da altri gruppi aziendali o per interessi commerciali della proprietà. L’esempio più calzante è quello del Dalian Shide, la squadra più titolata di Cina, che oggi non esiste più, in quanto acquistata dal gruppo Aerbin nel 2008.

Capire il calcio attraverso la Cina e viceversa. Anche la più popolosa nazione al mondo sta perdendo le proprie radici. Nell’immaginario collettivo il paese asiatico è visto come un luogo pieno di cultura, ci immaginiamo statue, templi e quant’altro, ma la realtà è ben differente. La Cina che prende vita nei nostri pensieri è spazzata via dalle grandi metropoli, centri commerciali, grattacieli dalle forme orribilmente quadrate che si continuano a crescere come funghi sulle macerie dei vecchi quartieri.

Forse il futuro del calcio europeo non sarà così drastico, ma è certa una cosa: i soldi detteranno legge, e non è così lontanamente auspicabile un derby di Milano fra la Pirelli e la Fininvest, o la creazione di compagini nate dal nulla per volere degli sponsor…. Ora che ci penso questo è già successo, basti pensare al fenomeno RedBull in Austria, Ghana, Brasile e New York.

Buon calcio del futuro, offerto da tuttocalcioestero.it

About Nicholas Gineprini 544 Articoli
Sono nato a Urbino il 2 maggio 1991. Nel luglio 2015 ho conseguito la laurea in Chimica e tecnologie farmaceutiche. Mi occupo di giornalismo sportivo con un'attenzione particolare al lato economico e allo sviluppo del calcio in Cina, che approfondisco nel mio Blog Calcio Cina. Nel febbraio 2016 ho pubblicato il mio primo libro: IL SOGNO CINESE, STORIA ED ECONOMIA DEL CALCIO IN CINA, il primo volume, perlomeno in Europa a trattare questo argomento. Scrivo anche di saggistica (sovversiva) per kultural.eu

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