Chelsea-Everton 3-3: Capitan Terry toglie, Capitan Terry dà. Pazzo finale a Stamford Bridge

chelsea

A Stamford Bridge si gioca il derby dei blue, non solo per il colore delle maglie di Chelsea e Everton, ma anche per gli altri significati che la parola può assumere in inglese: il derby dei tristi, dei depressi, dei malinconici.
Il Chelsea, campione in carica a -15 dalla zona Champions (dopo la vittoria odierna del Tottenham) ed a +6 sulla zona retrocessione, sta cercando di rilanciarsi con Guus Hiddink, ma la squadra non è riuscita ancora ad esplodere in una striscia positiva tale da riportarla nella prima metà di classifica.
L’Everton si trova nel bel mezzo di una stagione senza infamia e senza lode. I punti in classifica potevano essere di meno se fosse andata come al Chelsea, ma anche di più se fosse andata, anche solo in parte, come al Leicester (tanto per rimanere in tema blu).

La squadra di Martinez può strappare il clean sheet all’Etihad Stadium contro il City e prendere 4 gol in casa dallo Stoke. Manca di continuità ed equilibrio, pur avendo un organico di tutto rispetto e uno degli attaccanti centrali migliori del campionato, tal Lukaku, ex di giornata.
L’impero di Roman, come recita uno striscione in tribuna, vuole ritrovare il fascino perduto e parte con un 4-2-3-1 privo del belga Hazard, assenza a dir la verità non così pesante quest’anno, con Fabregas dietro a Diego Costa e la coppia Pedro-Willian sulle fasce.
Dall’altra parte, formazione speculare dei Toffees, con Lukaku supportato da Lennon, Barkley e Mirallas.

Le squadre in fase difensiva fanno ripiegare le ali finendo con l’assumere la forma di un 4-4-1-1 in cui le due linee da 4 giocano vicinissime poco al di sopra del limite dell’area di rigore, in modo da imbrigliare i quattro elementi offensivi avversari.
In pratica la partita diventa una guerra di logoramento in cui la doppia trincea difensiva si oppone alle sterili offensive dei trequartisti avversari.
A centrocampo dominano le geometrie lineari, ben poco spazio è lasciato al genio. L’unico modo per creare superiorità numerica sembra essere la ricerca della sovrapposizione dei terzini sulle fasce, ma la soluzione non è quasi mai efficace.
Al grande sbadiglio di metà gara il punteggio è 0-0 e si contano a mala pena due tiri in porta, uno per parte, di Willian e Mirallas.

Ogni guerra di trincea ha la sua Caporetto e per il Chelsea arriva al minuto 50, guarda caso su una sovrapposizione di Leighton Baines sulla sinistra, stavolta non seguito da Willian. Dal buco nella linea difensiva parte il cross sul quale si avventa maldestramente Capitan John Terry ed è 0-1.
Il problema, come i precedenti bellici illustrano, non è solo capire come si è prodotta la debacle, ma cercare di contenerne gli effetti psicologici: il Chelsea non fa in tempo a riorganizzarsi sul Piave, che sono arrivati già un palo di Barkley e un altro gol di Mirallas, con azioni partite sempre dalla sinistra.
Solo 5 minuti prima regnava l’equilibrio, ora il Chelsea cerca di gestire la difficoltà e buttarsi in avanti, ma nulla può se non grazie alla frittata della coppia Jagielka-Howard, che si producono nel classico “tua”-“mia”, “mia”-“tua”, lasciando che la palla lanciata innocuamente in avanti finisca verso la porta seguita con lo sguardo e con il piede dal condor Diego Costa.

Anche la linea dei Toffees cede di schianto e 2 minuti dopo siamo 2-2 con Jagielka che si fa bucare dal tacco di Costa per l’inserimento di Fabregas.
Abbattute le trincee, con le energie che iniziano a mancare, i sistemi difensivi cominciano a cedere. Fabregas trova modo di liberarsi spesso tra le linee e servire palloni interessanti davanti, Mirallas sfugge continuamente ai marcatori e sfiora più volte il nuovo vantaggio, fermato solo dall’ultimo baluardo Courtois.
Nei minuti finali anche gli attaccanti vanno in sofferenza, ma l’arbitro, senza pietà, allunga la partita al 97′ per recuperare il tempo perduto per l’infortunio di Oviedo.
Dopo un minuto di recupero Funes Mori fulmina le statuine Zouma e Ivanovic trasformando in gol un improbabile cross a campanile nell’area dei Blues.
Pare finita, ma con gli uomini allo sbando mai azzardare un pronostico sull’esito della battaglia.
Al 98′, sì perché l’arbitro allunga il match di un altro minuto dopo i festeggiamenti per il gol ospite, una carambola in area libera Capitan Terry in area di rigore, proprio lui. La sua posizione è dubbia (sembra fuorigioco sul tocco aereo di Oscar), ma il tiro entra in rete e il guardalinee mira il centro del campo: 3-3.

Hiddink mantiene l’imbattibilità in campionato, ma porta a casa solamente un punto. Dalla zona Champions ora il ritardo è di 14 punti, mentre il Newcastle accorcia e la zona retrocessione resta momentaneamente a 6 punti, in attesa del Swansea che deve ancora giocare.
Per i Blues l’imperativo è trovare il modo per tirarsi fuori dalla zona calda e tornare quanto meno tra le prime 10. Le idee sembrano esserci, mancano i meccanismi. E’ un collettivo che con ogni probabilità ha buttato via diversi mesi di possibile crescita ed ora deve partire in ritardo rispetto ai competitors, ma vedere una squadra con quei nomi in quella posizione di classifica è impensabile.
L’Everton prosegue la sua pazza stagione, anche oggi con un’ottima prestazione, un successo forse meritato e perduto all’ultimo secondo. Sembra l’annata delle promesse infrante, delle chance fallite ad un passo dal centrarle.
Ad ogni modo, se doveva essere il derby dei malinconici, i 7 minuti finali hanno decisamente scosso gli ambienti!

Chelsea-Everton 3-3 (50′ aut. Terry, 56′ Mirallas, 64′ Diego Costa, 66′ Fabregas, 91′ Funes Mori, 98′ Terry)

About Luca Petrelli 157 Articoli
Cresciuto a pane e telecronache delle proprie partite con le figurine Panini sul campo di Subbuteo, sviluppa una passione viscerale per il calcio, che si trasforma presto in autentica dipendenza. Da sempre dalla parte degli underdog, non scambierebbe mai 1000 vittorie da cowboy con un unico grande successo indiano sul Little Bighorn. Tra una partita e l'altra, trova il tempo per laurearsi in economia, Tuttocalcioestero gli offre l'occasione per trarre finalmente qualcosa di buono dalla sua "malattia" per il pallone, strizzando l'occhio al sogno nel cassetto del giornalismo di professione.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.