SAFF Suzuki Cup, Top 11: Afghanistan e India si dividono la maggioranza, sorpresa bhutanese tra i pali

SAFF Suzuki Cup 2015

Per completare il nostro percorso nella SAFF Suzuki Cup appena terminata con la vittoria dei “padroni di casa” dell’India, la redazione di TCE (rappresentata in questo caso dal sottoscritto e da Nicholas Gineprini) vi propone la sua personale Top 11 della competizione, dove spicca l’evidente dominio sull’asse Afghanistan-India mentre in porta c’è spazio anche per una presenza Bhutanese. Il modulo utilizzato per l’occasione è un simbolico 3-5-2 di impronta “Contiana”, anche se magari le posizioni ricoperte da alcuni giocatori non rispecchiano in toto quelle reali.

SAFF Suzuki Cup

 

PORTIERE-

Hari Surung (Bhutan): Tra i pali abbiamo deciso di premiare l’estremo difensore del Bhutan, davvero uno dei pochi a salvarsi nella spedizione negativa della sua nazionale. Sicuramente il migliore nelle tre partite disputate dai “Dragon Boys”, con i suoi interventi ha evitato più volte agli avversari di turno di ampliare notevolmente il passivo (anche se la media di tre gol a partita non è proprio ottimale). Estremo difensore classe ’92, probabilmente lo vedremo difendere i pali della nazionale bhutanese ancora per parecchi anni, dove sicuramente firmerà altri miracoli per la sua nazionale e magari strapperà anche un contratto da professionista a livello di club (magari nella vicina Thailandia, dove c’è già il connazionale 19enne Chenco Gyeltshen).

DIFENSORI-

Saighani
Masih Saighani, colonna portante della difesa afghana. Fonte foto: Mittelhessen.de

Topu Barman (Bangladesh): Il primo difensore del terzetto difensivo firmato TCE è Topu Barman, il migliore della retroguardia del Bangladesh. Particolarmente bravo nella fase offensiva, quando la sua squadra gode di un calcio piazzato va marcato stretto perché è la prima soluzione cercata dal compagno di squadra incaricato della battuta; a dimostrazione di ciò, oltre che alle numerose palle gettate alle ortiche, da segnalare la rete messa a segno nel match contro il Bhutan, dove sfrutta una sponda aerea di Yeasin e deposita il pallone in rete con un comodo colpo di testa (ovviamente tutto sugli sviluppi di un calcio piazzato). Da migliorare notevolmente, invece, la fase difensiva, infatti se viene puntato va spesso in difficoltà e si fa saltare con troppa facilità.

Masih Saighani (Afghanistan): il ruolo di comandante delle operazioni difensive va all’afgano Masih Saighani, che è stato il vero e proprio baluardo della difesa dei “Lions of  Khorasan”. Una SAFF Suzuki Cup da vero muro per il giocatore afgano, che fa valere le sue esperienze in Europa e si impone come miglior difensore della competizione, anche se non riesce a trascinare i suoi alla vittoria nonostante l’ottima prestazione sfornata anche nella finalissima contro l’India.

Narayan Das (India): Giovanissimo terzino sinistro dell’FC Goa, grazie al suo dinamismo e alla capacità di ricoprire egregiamente sia la fase difensiva che quella offensiva, si è guadagnato con grande merito un posto nella top 11 della competizione e  anche uno come futuro della nazionale indiana. Sempre in avanti a cercare il fondo per piazzare cross per i compagni, è grazie ad una delle sue giocate che Lalpekhula firma il proprio gol in finale.

CENTROCAMPISTI-

Sunil Chhetri, match-winner nei tempi supplementari. Fonte foto: goal.com
Sunil Chhetri (India), match-winner nella finalissima contro l’India. Fonte foto: goal.com

Ali Ashfaq (Maldive): soprannominato “Dhagandey”, Ali Ashfaq è una leggenda vivente non solo per il calcio delle Maldive anche per quello della regione sud-est asiatica, dove il suo nome è stato accostato di Baichung Bhutia (simbolo internazionale del calcio indiano) nell’olimpo del futbol. Goleador e capitano della sua nazionale, il suo stile di gioco è un mix tra forza, tecnica, velocità e fiuto del gol; da segnalare anche la sua grande abilità sui calci piazzati, dove è capace di disegnare delle traiettorie pazzesche.  L’edizione di questa SAFF Suzuki Cup, nonostante la sua nazionale si sia fermata ad un passo dalla finalissima (eliminata dall’India per 3-2), sarà ricordata positivamente dalla punta maldiviana, che ha stabilito il record di reti totali segnate in questa competizione con le sue venti all’attivo.

Faysal Shayesteh (Afghanistan): una delle colonne portanti del centrocampo dell’Afghanistan, anche in questa edizione della SAFF Suzuki Cup Shayesteh ha dimostrato di poter essere uno dei protagonisti di una possibile brillante nazionale afghana. Cresciuto calcisticamente in Olanda tra i settori giovanili di Twente e Heerenveen, la sua esperienza europea gli ha permesso di affermarsi più facilmente nel giro della propria nazionale, che comunque ha dimostrato di essere in netta crescita e futuribile concorrente al dominio indiano nella zona del sud-est asiatico. Metronomo del gioco afghano, in questa edizione ha messo in mostra anche il senso del gol con le sue tre reti messe a segno (2 nella fase a gironi e una nel pokerissimo contro lo Sri Lanka in semifinale).

Omid Popalzay (Afghanistan): al fianco di Shayesteh troviamo il connazionale Popalzay (centrocampista classe ’96), che è stata una delle belle rivelazioni di questa 11esima edizione della SAFF Suzuki Cup. Uno degli astri nascenti del calcio afghano, anche lui appartiene alla corrente degli “olandesi”, in quanto è cresciuto nel settore giovanile del NEC Breda ed attualmente gioca negli Achilles ’29 (squadra militante nel campionato riserve olandese). Centrocampista dal discreto bagaglio tecnico e dalla buona visione di gioco, per lui questa SAFF Suzuki Cup è servita principalmente come trampolino di lancio nel giro della nazionale, dove lo rivedremo sicuramente in futuro. Ancora impressa negli occhi la fantastica doppietta messa a segno nella vittoria per 4-1 contro le Maldive.

Sunil Chhetri (India): L’uomo copertina di questa SAFF Suzuki Cup, vinta con la sua nazionale da capitano. L’attaccante del Mumbay City ha letteralmente trascinato l’India al settimo trofeo della propria storia. Onnipresente in ogni azione da gol, ha dimostrato di essere un attaccante completo e maturo, servendo anche assist a ripetizione per i compagni. Autore di tre gol nell’arco di tutta la competizione (45 in 81 gare con la nazionale), il più pesante di tutti è senza dubbio quello segnato nel secondo tempo supplementare della finalissima contro l’Afghanistan, che ha decretato il definitivo 2-1.

Lallianzuala Chhangte (India): E’ la rivelazione della nazionale indiana, fa il suo debutto nella competizione nel secondo tempo di India-Nepal, dove il giovane attaccante si prende la scena segnando due gol nell’arco dei dieci minuti finali di partita e divenendo così il più giovane giocatore indiano ad aver segnato con la maglia delle “Blue Tigers”. Sono gli unici due gol segnati nella competizione, ma le sue prestazioni e la versatilità in fase offensiva gli sono valse un posto da titolare nella finalissima contro l’Afghanistan.

ATTACCANTI-

Amani
Khaibar Amani (Afghanistan), capocannoniere della competizione con quattro gol. Fonte foto: khaama.com

Khaibar Amani (Afghanistan): Capocannoniere della competizione con i suoi quattro gol messi a segno, non è riuscito comunque a trascinare i suoi sino al gradino più alto del podio. Nonostante ciò è stata una SAFF Suzuki Cup molto positiva per la punta di proprietà del SC Hessen Dreieich (squadra militante nella quinta divisione tedesca), che ha ripagato la fiducia dell’allenatore Petar Segrt con più di 10 reti in questa prima parte di avventura con i “Lions of Khorasan”. Una prestazione importante quella sfornata da Amani, che probabilmente con il passare del tempo potrebbe anche scalare le gerarchie del calcio tedesco.

Jeje Lalpekhula (India): La punta del Chennaiyin tiene i suoi colpi in canna per la fase eliminatoria. Tre reti segnate nel corso della competizione, di cui, due alle Maldive più il preziosissimo gol del pareggio siglato al 72’ della finale contro l’Afghanistan, che ha permesso alle Blue Tigers di riequilibrare subito il risultato. Non è la classica prima punta da area da rigore, alto solo 176 cm, sfrutta la sua agilità per attaccare la profondità o lo spazio alle spalle dei difensori avversari. In patria i suoi gol (sei centri nelle undici partite disputate) sono valsi al Chennaiyin la vittoria della Indian Super League.

ALLENATORE-

Constantine
Stephen Constantine, condottiere della corazzata indiana. Fonte foto: sportskeeda.com

Stephen Constantine (India): Quello dei padroni di casa è stato il gioco più spettacolare e versatile dell’intera manifestazione. Coach inglese, originario di Londra, nel corso della sua carriera ha girato il mondo allenando nazionali minori come Nepal, Malawi, Sudan e Rwanda. Era già stato allenatore della nazionale indiana dal 2001 al 2005, ora al ritorno sulla panchina delle Blue Tigers solleva subito un trofeo. L’India ha messo in mostra un gioco sempre propositivo e mai rinunciatario, fatto di continue sovrapposizioni e tagli alle spalle delle difese avversarie, amministrati da un ordinato possesso palla. Constantine ha il pregio di aver trasmesso questa mentalità vincente alla sua squadra, concetti mai messi da parte anche quando la partita si faceva più ardua, ed era meglio difendersi che attaccare.

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Appassionato di ogni genere di sport (calcio e basket in primis), è un grande esperto del "calcio minore". Che sia la Copa Libertadores o la terza divisione danese poco importa, in qualunque campo rotola un pallone e ci sono 22 uomini c'è sempre una storia da raccontare.

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