Ferencváros-Újpest: duello eterno sul Danubio.

Danubio

 

 

La Partita – Un’autentica faida, una rivalità antica e viscerale. Dimenticate Milan-Inter o Roma-Lazio e pensate piuttosto ad un Panathinaikos-Olympiakos o, forse peggio, a Galatasaray-Fenerbahçe. Con una sostanziale differenza: a Budapest si è scritta, ad insaputa ormai di molti, buona parte della storia del calcio europeo. È in Ungheria che il calcio diventa professionistico, sono gli ungheresi più di austriaci e cecoslovacchi a diffondere nel mondo il “bel calcio” danubiano influenzando in maniera decisiva tecnici di mezzo mondo (sì, anche in Brasile).

La Città di Francesco, che, all’epoca della fondazione del Ferencvárosi Torna Club (o “Fradi”, FTC), 1899, ospitava prevalentemente famiglie di etnia tedesca e facente parte della capitale. La Nuova Pest, dove nasce l’Újpesti Torna Egylet (UTE, o semplicemente Ujpest), il cui tessuto sociale e, soprattutto, etnico è principalmente ungherese ed in parte ebraico e che sarà parte integrante di Budapest solo dal 1950. Entrambi i club nascono come società polisportive: la sezione calcistica del Fradi inizia la sua attività nel 1900 mentre l’UTE, fondato nel 1885, si fonde con l’allora Újpest FC, club calcistico locale a sé stante, nel 1901. La Rivalità esplode nel corso degli anni ’30 quando l’Újpest vince primi titoli nazionali (e 2 volte la Coppa dell’Europa Centrale, autentica Champions’ League dell’epoca). Fino ad allora il panorama calcistico ungherese era dominato dall’FTC e dalla MTK, squadra dell’alta borghesia e degli intellettuali ma, soprattutto, alfiere della comunità ebraica di Budapest (e per certi versi è così ancora oggi). Poi la II Guerra Mondiale, la Cortina di Ferro, la Honvéd del Colonnello Puskás. Il Miracolo di Berna e l’invasione dell’Armata Rossa. Il Fradi, squadra di ferree tradizioni nazionaliste, è messo da parte, l’Újpest diventa dopo l’insurrezione del 1956 “Újpesti Dózsa” nonché club della polizia. Dominerà gli anni ’70 non andando troppo lontano dalla finale di Coppa Campioni (eliminato in semifinale dal Bayern di Müller e Beckenbauer nel 1974). I cugini biancoverdi vivono un’epopea negli anni ’60, il cui apice è la Coppa delle Fiere conquistata in casa della Juventus nel 1965 e vedendo la loro punta di diamante, Flórián Albert, premiato col Pallone d’Oro 1967.

Poi, progressivamente, il calcio magiaro si affloscia: la Nazionale parteciperà ai Mondiali ’78, ’82 e ’86 vincendo in tutto un paio di partite e rimanendo poi fuori dalle fasi finali dei tornei internazionali fino ai giorni nostri. Il Ferencváros disputerà, facendo peraltro discreta figura, i gironi della Champions’ League 1995/96. Per il Fradi i giorni di gloria continueranno fino al 2004, anno dell’ultimo titolo, poi l’oblio, addirittura la retrocessione per problemi di carattere finanziario. I cugini bianco-viola sono a digiuno dal 1998 (!) avendo da allora racimolato un paio di Coppe Nazionali e altrettante Supercoppe.

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Il Derby oggi – Sebbene 96 “scudetti” su 113 siano stati vinti da squadre della capitale, solo 1 è finito a Budapest nell’ultimo decennio (MTK 2007/2008) . Tuttavia il Derby mantiene intatte la sua importanza e la sua tensione: quasi la metà degli ungheresi si dichiara “Fradista” e la seconda squadra per popolarità è proprio l’Újpest, nonostante i tanti, ormai, anni di magra e l’avvento di nuovi protagonisti come Debreceni o Videoton. La rivalità sfocia spesso in episodi di violenza per non dire di autentica guerriglia urbana, in questo senso l’Ungheria non fa eccezione rispetto al panorama dell’Est Europa nel quale il fenomeno-hooligans è ancora particolarmente virulento. Le Aquile Verdi (altro soprannome del Ferencváros) non hanno più ostacoli degni di questo nome nella loro marcia verso il titolo numero 29, dopo aver celebrato la prima stagione nel loro nuovo stadio, la Groupama Arena, con la vittoria della Coppa Nazionale 2014/2015. Che occasione memorabile, per i cugini della Nuova Pest.

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Fonte foto: Groupama Arena – Magyar Kupa – I tifosi delle due fazioni

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Inter, FTC, Slavia Praha. Nel calcio non si inventa più (quasi) nulla.
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