Real Madrid-Villarreal, presagi di una sconfitta annunciata

Modric Real Madrid Villarreal

Senza troppi giri di parole quando il Villarreal si presenta al Santiago Bernabéu i blancos stappano il vino tinto ancor prima di calzare gli scarpini: poche squadre come i castellonensi soffrono quella che definire bestia nera sarebbe un eufemismo, oltre che per il blasone del club più titolato di Spagna, anche per l’imbarazzante chiasmo cromatico. Il Real Madrid, al netto delle diciannove vittorie e dei sessantacinque gol negli scontri diretti in campionato, è la squadra che più ha fatto piangere il Sottomarino giallo in massima serie. E in assoluto il Coliseo blanco è lo stadio nel quale il Villarreal ha giocato più volte in Primera División senza mai riuscire a vincere: undici disfatte, calmierate da soli tre pareggi, su quattordici trasferte.

Numeri alla mano perde consecutivamente nell’impianto di Chamartín dal 27 agosto 2006, data dell’ultimo punto raccolto su quest’erba, ovvero da otto anni e mezzo. Da allora il sommergibile valenziano è passato sotto a pesanti sconfitte come il 6-2 del 2009/10 (in cui andarono a segno Kakà e Higuaín con una doppietta a testa, oltre a Cristiano Ronaldo e Xabi Alonso), la peggior imbarcata di reti in quindici anni di Liga, o il 3-0 del 2011/12 che i tifosi groguet ricordano bene per il terribile infortunio a Giuseppe Rossi che di fatto segna la fine di un’epoca.

Come se non bastasse le merengues non perdono contro un club della Comunidad Valenciana in questo stadio da sette anni, ossia da quel 23 marzo 2008 in cui il Valencia di Ronald Koeman espugnò il feudo dei bi-campioni di Spagna con un 2-3 d’altri tempi, grazie a una formazione che poteva vantare un fronte offensivo formato da Juan Mata, Arizmendi e David Silva alle spalle di David Villa. Dopodiché su ventiquattro tentativi i reali di Madrid hanno raccolto 66 punti su 72 disponibili contro le compagini valenziane, vale a dire ventuno successi e tre pareggi, ma sempre contro i ché.

Eppure Marcelino serba anche dolci ricordi fra queste mura, il 20 dicembre 2006 il suo calcio raggiunse quello che a oggi può ancora considerato l’apogeo delle sue imprese sportive. Il suo piccolo Recreativo Huelva espugnò il Bernabéu con un secco e perentorio zero-tre, sugli scudi un rampante Ikechukwu Uche in grado di ridicolizzare Fabio Cannavaro, fresco di Pallone d’oro nella stagione dei Mondiali in Germania. Ma dopo quello scalpo solo delusioni: nel 2007/08 il suo Racing Santander perse tre a uno, poi un salto temporale fino alla stagione scorsa quando la squadra di Ancelotti vinse quattro a due, unica magra consolazione il gol di Mario Gaspar che interruppe la striscia storica di 725 minuti di imbattibilità interna.

Stavolta le premesse sono ancora peggiori: Marcelino ha già preannunciato in conferenza-stampa largo uso del turn-over come sta facendo da quando sono ricominciate le coppe. Il Submarino amarillo ha giocato giovedì scorso in Europa League e mercoledì si giocherà una storica finale di Copa del Rey contro il Barcellona. Il tecnico asturiano ha iniziato a schierare i panchinari in campionato da tre giornate a queste parte riuscendo a vincere, ma non a convincere, nelle due gare casalinghe contro Granada ed Eibar e perdendo malamente sempre a Madrid contro il Rayo Vallecano. Con queste premesse, e considerando che anche con i titolari strappare punti a Chamartín sarebbe stata un’impresa, le possibilità di assistere a un incontro interessante saranno ridotte.

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Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia, e più in generale per il calcio, oltre ad altri mille interessi.

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