‘Quel treno per la Russia’ – Yuzhno Sakhalinsk, laddove il sole sorge prima che ovunque

Matteo Mongelli presenta in esclusiva per TuttoCalcioEstero la rubrica mensile “Quel treno per la Russia”. Ogni mese verrà presentata la storia di una città, delle sue maggiori attrattive odierne e del suo legame con il calcio. Per essere informati a tutto tondo e, magari, scoprire qualcosa di nuovo.

C’è una città, in Russia, dove il sole sorge prima che in tutte le altre. Yuzhno-Sakhalinsk è quella città che, per storia e posizione, sarebbe più semplice considerarla giapponese. Che poi, in realtà, la domanda “ma è una città russa o nipponica” non se la pone nessuno, perchè nessuno – abitanti ed esperti in geografia a parte – ne conosce nemmeno l’esistenza. E’ il Molise sovietico (non me ne vogliano i lettori di Campobasso od Isernia), quel luogo che da qualche parte c’è, forse.

Una pittoresca veduta di Yuzhno-Sakhalinsk

Yuzhno-Sakhalinsk dista circa 1.300 chilometri in linea d’aria da Tokyo. Una nullità, se si considera che Mosca e San Pietroburgo sono lontane più di 6.600. E la sua storia, è un continuo intrecciarsi delle due culture, quella asiatica e quella europea. Fondata dai russi nel 1882 con il nome di Vladimirovka, fu immediatamente sacrificata nel 1905 dopo la sconfitta nella guerra contro i giapponesi sull’altare delle trattative di pace. Vladimirovka diventa Toyohara, e diventa capitale della prefettura giapponese di Karafuto. E’ questo un periodo di splendore per la città, che conosce un importante sviluppo urbano, di cui – nel presente – rimangono ben poche tracce. Al termine della Seconda Guerra Mondiale, infatti, le truppe sovietiche occupano nuovamente la città e la rinominano Yuzhno-Sakhalinsk, ovvero “la parte meridionale di Sakhalin”, la grande isola su cui sorge.

Il Museo Regionale di Yuzhno-Sakhalinsk

Yuzhno-Sakhalinsk oggi è una delle città più interessanti di tutto l’Estremo Oriente russo: i pochi edifici giapponesi rimasti (la più grande eredità nipponica lasciata è costituita dagli oltre 20.000 coreani ancora oggi residenti, frutto della deportazione di massa avvenuta negli anni ’30) si mischiano ad abitazioni di stampo sovietico. La cittadina offre sia stabilimenti sciistici sia centri dove prenotare escursioni subacquee nel Mar del Giappone. E’ un posto consigliato sia agli amanti della natura incontaminata, grazie alla sua vicinanza al Lago Tunaycha e al gruppo vulcanico della città, ma anche per chi ha interessi più culturali, che non può perdersi né il Museo di Arte e Letteratura Anton Cekhov, riproduzione della casa del drammaturgo nel periodo che trascorse da esiliato sull’isola, né il Museo Regionale di Sakhalin, ospitato in uno dei pochissimi edifici giapponesi sopravvissuti alla demolizione degli anni’70 e che ospita una buona collezione etnografica, con oggetti appartenuti alle popolazioni indigene.

Lo Spartak Stadion della città

Per gli amanti dello sport, invece, non va persa nessuna partita casalinga della squadra locale, il Sakhalin Yuzhno-Sakhalinsk. Dopo anni passati nelle serie minori del calcio russo, nella scorsa stagione il club è riuscito a centrare la promozione dalla Vtoroj Divizioni alla FNL, la cosiddetta “Serie B russa”. La promozione ha permesso di portare nell’isola alcuni giocatori con un passato nel massimo campionato e conosciuti, come l’ex portiere della Dinamo Mosca Evgeni Frolov od i centrocampisti georgiani Zurab Arziani e Gocha Khojava. L’esordio casalingo è stato festeggiato da oltre 2.500 accorsi nel piccolo Spartak Stadion della città, appena cinquemila posti a sedere, con pista d’atletica a separare il terreno (sintetico) dall’unica tribuna presente. Alla terza giornata il nome del Sakhalin è comunque entrato nella storia per aver dovuto fare la trasferta più lunga di sempre per una partita di calcio: quasi 7.500 chilometri (oltre 10.500 via terra) sono stati percorsi per raggiungere Kaliningrad. L’obiettivo? La salvezza, da raggiungere anche all’ultima giornata. In modo tale che, calcisticamente parlando, non faccia buio troppo presto ed il sole possa non tramontare mai.

About Matteo Mongelli 153 Articoli
Classe '94, piemontese di nascita, tra un esame universitario e l'altro segue il calcio alle temperature più improbabili, dalla Scandinavia alla vecchia terra degli Zar. Russofilo e (a breve) russofono, sogna di diventare direttore sportivo e di vivere a San Pietroburgo. Guai a disturbarlo quando gioca il Krasnodar: potrebbe uccidere.
Contact: Twitter

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.