Olanda-Argentina, le pagelle dell’albiceleste

Messi, 5. Partita degna della stagione mediocre col Barcellona. La differenza più scioccante rispetto al calciatore che fino a un anno fa, legittimamente, aspirava ad essere considerato il più grande di tutti i tempi è la mobilità e il raggio d’azione che ad oggi apparterrebbero a un giocatore sul viale del tramonto. La mancanza di personalità, per certi versi giustificata dalla crescita “ovattata” in Catalogna, risalta impietosa soprattutto nei tempi supplementari. Il ragazzo, comunque, ha buona stella: domenica sera avrà un’ulteriore possibilità per essere finalmente e incondizionatamente amato dai suoi connazionali. Per sua fortuna, e bravura, rigore ineccepibile.

Higuain, 5.5. Prima mezz’ora alla grande: corsa, sponde, tocchi di qualità eccelsa. L’attacco vira su di lui ma il “Pipita”, è noto, non è nel suo miglior momento. A fine primo tempo è già boccheggiante, l’Olanda si tranquillizza quando il pressing del centravanti napoletano sparisce di colpo. Nella ripresa, prima di essere sostituito, fa in tempo a farsi notare per le solite proteste e per una mezza occasione mancata su cross di Lavezzi (bravo Janmaat nell’occasione ad anticiparlo).

Garay, 6.5. Sta confermando al Mondiale quanto di buono fatto al Benfica durante le ultime due stagione. Calcia un rigore perfetto, si è guadagnato sul campo l’ingaggio faraonico che percepirà dallo Zenit a partire dalla prossima stagione.

Demichelis, 7. Ha scalzato Federico Fernandez, che pure non aveva demeritato, e si è preso il posto da titolare; col veterano del City, stagione in chiaroscuro in Inghilterra, l’Argentina ha chiuso la saracinesca. Rude e risoluto come nel periodo migliore della sua carriera, sta ripagando alla grande la fiducia di Sabella.

Romero, 7.5. E’ il Goycochea del nuovo millennio: riserva al Monaco, pressoché sconosciuto al grande pubblico, in patria avrebbero preferito Willy Caballero. L’ex Sampdoria compie il primo intervento al 98′, bloccando una conclusione dalla distanza di Robben: ai rigori para le conclusioni di Vlaar e Sneijder e si conquista le prime pagine dei quotidiani di domani.

Zabaleta, 6. Solita sicurezza sulla destra in fase difensiva, contributo nullo in attacco. Dà sempre l’impressione di essere sopravvalutato, ma se è così apprezzato da allenatori e compagni di squadra un motivo ci sarà.

Biglia, 5.5. Dovrebbe dare più qualità alla manovra albiceleste, i compagni per più di un’ora quasi lo ignorano. L’ex Anderlecht allora decide almeno di sbattersi in fase difensiva, rendendosi protagonista di buoni recuperi. Ma la partita, per uno che dovrebbe essere una fonte di gioco, non può ritenersi sufficiente.

Perez, 6. Sostituire Di Maria, questo Di Maria, è un compito ingrato. Il centrocampista del Benfica prova a farlo con corsa, inserimenti e tanta volontà, qualità che l’hanno portato alla ribalta soprattutto durante l’ultima stagione. Cala alla distanza, come tutti i suoi compagni, ma non dispiace.

Mascherano, 7.5. E’ il migliore del mondo in quel ruolo. Lo dimostra anche stasera, dando una lezione ai vari De Rossi e compagnia che da qualche stagione cercano di imitarlo. Prodigioso il recupero su Robben nel secondo supplementare, gladiatorio quando si rimette in piedi dopo un terribile scontro a centrocampo con un avversario. Stanco di mangiare merda, come diceva qualche giorno fa, ma francamente gli elogi non mancano mai per un giocatore dalla personalità infinitamente superiore a quella di compagni di squadra più celebrati.

Rojo, 6. Parecchio più attivo di Zabaleta, prova a rendersi utile in fase d’appoggio ai laterali d’attacco che si alternano sulla sinistra. Qualche indecisione in fase difensiva, l’età gioca dalla sua parte. Sarà presto protagonista in un top club.

Lavezzi, 6.5. Per un’ora abbondante è il migliore dei suoi, meglio dire migliore in campo. Corre per due, in attacco riesce comunque a restare lucido e a tenere in ansia la retroguardia oranje. Bello l’assist non sfruttato da Higuain, questo “Pocho” dà l’impressione di aver raggiunto la completa maturità agonistica. Il crollo fisico è inevitabile, Sabella – che apprezza l’impegno e l’apporto dell’ex Napoli – lo tiene in campo fino al primo supplementare sperando in un guizzo in attacco che però non arriva. E che l’avrebbe fatto diventare immortale.

Subentrati

Maxi Rodriguez, 6.5. Otto anni dopo il gran gol col Messico si ripropone a questi livelli nella fase finale della sua carriera. Delizioso il pallonetto che mette Palacio a tu per tu col portiere avversario, sicuro il rigore che regala la vittoria all’Argentina.

Palacio, 5. Presenza passata inosservata. O meglio, si accorgono di lui quando manca una buona occasione nel secondo supplementare.

Aguero, 5.5. Rigore trasformato con sicurezza, ma pochissime note positive in campo. Rientro affrettato?

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Sono Alfonso Alfano, 32 anni, della provincia di Salerno ma da anni vivo in Spagna, a Madrid. Appassionato di sport (calcio, tennis, basket e motori in particolare), di tecnologia, divoratore di libri, adoro scrivere e cimentarmi in nuove avventure. Conto su svariate e importanti esperienze sul Web.

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