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Argentina-Svizzera, le pagelle

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ARGENTINA-SVIZZERA, I PROMOSSI

Di Maria – Iniziamo da lui non soltanto per il (gran bel) gol realizzato nel momento più bollente, con la naturalezza che solo i fuoriclasse hanno. Iniziamo da lui non soltanto per la prestazione odierna, fatta di quantità e qualità fuori dal comune. Iniziamo da lui perché è giusto rendere omaggio a un giocatore la cui grandezza è spesso dimenticata. Il Papa tifa per l’Albiceleste, le preghiere però sono tutte per Angel, che le ali le mette ai piedi quando punta l’avversario, svariando da destra a sinistra. Il Real Madrid ha comprato Bale ma la sua stella è comunque riuscita a brillare nonostante la presenza di mister 100 milioni, versatilità degna del calcio totale olandese dei tempi che furono, ora il numero 7 scintilla più che mai sotto il sole brasiliano.

Guardate l’esplosione di gioia a Buenos Aires al gol partita

Messi – Di lui si è detto e scritto già tutto il possibile, anche stavolta è riuscito a leggere la gara alla perfezione e ha fatto il Messi proprio quando i suoi ne avevano più bisogno. Prende botte, fatica, è un mondiale da osservato speciale e lui lo interpreta con il pennello dell’artista e la calcolatrice del ragioniere. Dosa il tocco e dosa se stesso, sa come e quando fare male. Disumana la tecnica, robotica la testa. Non è uno di quei giocatori che grondano sentimento alla Best, la sua forza forse sta proprio qui.

Rojo – Lo abbiamo beccato per le sbavature contro l’Iran, lo premiamo invece oggi per una partita fatta di grinta, attenzione e costrutto. Non ha piedi dolci, a differenza dei due mostri che abbiamo citato poco fa, lo sa e ci mette il massimo della cura per non far passare neppure uno spillo. E spinge. Promosso abbondantemente.

Palacio – E’ lui lo shaker che movimenta il cocktail albiceleste, spesso a corto di bollicine. Sa agire su tutto il fronte, decisamente più dinamico e astuto di Higuain. Nel gol che vale i quarti di finale c’è il suo zampino. Merita più spazio.

Rodriguez – Il migliore degli svizzeri, il terzino gioca una gara meravigliosa. Lo puntano di continuo, lui non fa una piega e blocca qualsiasi iniziativa avversaria per poi ripartire con la folta criniera al vento. Ha 21 anni e gioca nel Wolsfurg, che l’ha prelevato dallo Zurigo nell’estate del 2012. Lo consigliamo fortemente ai club italiani, nel ruolo non c’è abbondanza.

Shaqiri – Non sempre si possono fare tre gol, l’Argentina non è certo l’avversario più indicato, il numero 23 però danza sul pallone che è un piacere. Trova il suo spazio tra le linee, argentini spesso in imbarazzo. Raddoppiato, triplicato, quando c’è solo un corner da prendere… Trova il corner. Il suo cartellino ora vale tanto di più e non che prima fosse a buon mercato. Il suo agente sta prenotando la nuova vasca idromassaggio.

ARGENTINA-SVIZZERA, I BOCCIATI

Drmic – Non ci siamo proprio, passo indietro rispetto alle ultime prestazioni. Punto di riferimento avanzato dello scacchiere rossocrociato, nel primo tempo si divora un gol incredibile. Con meno superficialità da parte sua ora ci ritroveremmo forse a commentare l’incredibile trionfo svizzero. Con i se e i ma la storia non si fa…

Higuain – Gonzalo, dove sei? El Pipita saggia i riflessi di Benaglio con un colpo di testa e poi… Basta. Partita inconsistente, certo gli spazi non abbondano ma i suoi compagni lottano per trovare un raggio di sole. Lui invece se ne sta lì, aspetta qualcosa, il suo mondiale però nel frattempo si sta tramutando in un flop. Pochi movimenti e pure sbagliati, in questo momento non è una risorsa ma un problema. Deve cambiare rotta immediatamente, lo rivogliamo con gli occhi della tigre.

Romero – Gol non ne subisce e alla fine va bene così, ma lo stile è davvero da rivedere. Qualche imbarazzo di troppo in uscita. Non è certamente uno dei punti di forza argentini.

Xhaka – Crea una palla gol nel primo tempo, poi lascia l’Arena Corinthians. Avrà almeno pagato il biglietto?

Lichtsteiner – Attenuanti ne ha tantissime, Di Maria inizia la gara nella sua zona e lui è costretto a improvvisarsi muro per respingere ogni traversone. Ce la fa, si danna e cerca di tappare ogni buco, non riesce però a distendere la corsa quasi mai. Meglio nella ripresa, ma sempre troppo poco per un esterno del suo mestiere.

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