Brasile-Messico 0-0: è Ochoa la superstar, per il Brasile fischi e tanti dubbi

Diciamolo subito: a dispetto del risultato finale è stata una bellissima partita al Castelão di Fortaleza. Sono mancati i gol, non le emozioni. Il Messico arriva da sfavorito ma riesce a portarsi a casa un pareggio che sa quasi di qualificazione. Di contro, il Brasile ottiene meno di quanto sperato, e si trova anche a dover incassare qualche fischio dal pubblico di casa, che però ha ben donde di essere scontento. La squadra di Felipe Scolari non impressiona, nemmeno stasera, e comincia a sollevare i primi veri dubbi su una sua reale candidatura alla vittoria finale. I problemi, più che dalla vita in giù, sono davanti. Fred non è esattamente l’attaccante che tutte le squadre vorrebbero, e Neymar da solo non è in grado di superare una difesa messicana questa sera eccellente sotto tutti i punti di vista, in particolare col portiere Ochoa (attualmente svincolato!). Il leitmotiv della partita non è però un incassare a testa bassa del Messico, che anzi, vive fasi di puro dominio, e nel finale assapora quasi il colpaccio.

I primi dieci minuti sono di relativa intensità: a Fortaleza c’è ancora da assorbire l’urto dell’inno brasiliano cantato da tutto lo stadio che fa tremare i giocatori (Neymar in lacrime) e il terreno di gioco. Nessuna reale occasione però arriva: il Brasile preferisce far girare la palla in orizzontale e i messicani seguono, più o meno veracemente, i movimenti del pallone. Il primo sussulto arriva  proprio dal Brasile: Oscar serve Fred in area che da pochissimo mette però fuori: poco male, il brasiliano è in fuorigioco. Il pallino resta fondamentalmente tra i piedi dei padroni di casa, ma gli spunti di Peralta e Giovani Dos Santos non lasciano tranquilla la retroguardia verde-oro. Al 22’ è proprio Peralta a seminare il panico: serpentina in area di rigore con tocco sospetto di Thiago Silva: il messicano va avanti non provando a beneficiare della caduta ma alla fine è costretto a lasciare il controllo del pallone. Non è finita, è ancora il Messico a proporsi pochi minuti dopo: gran destro di Herrera al 24’ dalla ma Julio Cesar devia in angolo (l’arbitro però non se ne accorge…).

E’ ora di cominciare a fare sul serio, il Brasile deve alzare i ritmi. Dani Alves, fino a quel momento piuttosto inefficace, serve un cross per Neymar in mezzo all’area che supera Rafa Marquez nello stacco e costringe Ochoa a un intervento incredibile. Un altro brivido arriva solo poco dopo, e trova ancora il portiere messicano protagonista: punizione di Neymar, in area di rigore, sponda di petto di Thiago Silva che trova Paulinho ma Ochoca in una frazione di secondo esce e si frappone al tiro del giocare del Tottenham. Finisce il primo tempo, è già chiaro che l’equilibrio di questa parita sarà molto più incerto di quanto aspettato.

Il secondo tempo si apre ancora con un guizzo del Brasile: Thiago Silva lancia Oscar sulla destra che serve Neymar di testa in area, ma davanti c’è ancora un grandissimo Ochoa. Sull’angolo conseguente Oscar prova il tiro, ma la conclusione è inefficace. Le squadre comiciano ad aprirsi, e anche il Messico abbandona il fortino in cerca d’avventura: si può fare. Al 55′ Velasquez ci prova con una sassata dalla distanza che va non molto lontano dall’incorcio dei pali. Julio Cesar vola, e nei suoi occhi c’è la paura di un portiere che vede i suoi concedere spazi in maniera sempre più preoccupante. Anche Scolari scruta dalla panchina pensieroso: il Messico pulsa, come le scariche elettriche sulla sua maglietta, e due minuti dopo ci riprova con Dos Santos, seguito a breve distanza da Herrera. Il Brasile è preso a pallate. E’ Neymar che prova a suonare la carica, ma la sua punizione al 64′ finisce mezzo metro fuori.

Il Brasile combina sostanzialmente poco: gli esterni non spingono, e Fred non riesce a rendersi utile davanti, e men che meno pericoloso. Scolari se ne accorge, e al 68’ chiama Jo al posto dell’attaccante del Fluminense. Chiamatela conincidenza, meno di trenta secondi dopo Neymar si trova la palla giusta in area di rigore e scarica un tiro dalla distanza che però Ochoa, ancora, respinge. E’ uno schiaffo, o se volete, un buffetto motivante per i brasiliani, che cominciano a spingere. E’ proprio Jo a provarci, dopo qualche minuto di traballamento del Brasile, ma da posizione difficile chiude troppo l’interno sinistro e la palla finisce fuori.

Arriva l’ultimo quarto d’ora, e la sensazione è che possa accadere qualcosa di importante prima della fine. L’occasione potrebbe arrivare all’ 81′ con una punizione di Giovanni Dos Santos, che però finisce contro la barriera. Nel finale staffetta blues Oscar-Willian. L’episodio che potrebbe cambiare relamente la partita arriva però al minuto 85, ancora da punizione laterale: incornata piena di Thiago Silva ma Ochoa dispensa l‘ennesimo miracolo respingendo di pugno.

All’88’ Marcelo tenta una simulazione in area (sbagliando anche il tempo del tuffo…) ma l’arbitro è bravo a non abboccare. Solo un minuto dopo tiro magistrale di Guardado da posizione quasi impossibile che rischia di insaccarsi sull’angolo opposto. Occhi sbarrati per i tifosi brasiliani. E’ ancora Messico che assalta col coltello fra i denti sul fianco destro: al 91’ siluro di Jimenez, ma Julio Cesar respinge.

Non ci sarà molto altro da dire. L’arbiro sancisce la fine, non un secondo più non un secondo meno, e manda tutti sotto la doccia. Il Messico porta a casa un pari strameritato, mentre per il Brasile arrivano i primi fischi. Certo, i verdeoro hanno dovuto fare i conti con un portiere avversario in forma strepitosa, ma la mancaza di idee, soprattutto sugli esterni, e la difficoltà di esprimersi da parte delle punte saranno problemi su cui Scolari dovrà riflettere a lungo. Per la qualificazione agli ottavi non è decisamente ancora tempo di gioire.

 

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About Alessio Dell'Anna 130 Articoli
Intrattenitore nel mondo della comunicazione con la passione per il calcio d'antan, è un solista dentro e fuori dal campo, che predica da numero 7 ma razzola da numero 9. Fra il 98' e il 2002 ha inscenato ben 824 repliche dei Mondiali di calcio nella sua cameretta, e ricerca oggi la magia del calcio di un tempo nei campionati con un debito pubblico pericolosamente oltre la soglia di guardia.

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