Ungheria-Portogallo 3-3: fuochi d’artificio allo Stade de Lyon

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Nel mondo alla rovescia che è diventato Euro 2016 Ungheria-Portogallo è una partita a dir poco emblematica. Salutati come ultima ruota del carro continentale i magiari, già comunque qualificati dopo la vittoria della Germania con l’Irlanda del Nord,  guidano il Gruppo F con 4 punti all’attivo (a Budapest molti se ne aspettavano 1, al massimo 2 in 3 partite) e i portoghesi appaiono preda di una di quelle nevrosi collettive che, di tanto in tanto, sembrano colpire una delle compagini europee più dotate sotto l’aspetto tecnico. I 2 punti raccolti, frutto certamente di un mix di mira finora sballatissima, portieri in versione Jašin, pali assortiti, ma anche dii qualche limite venuto oggettivamente a galla, rappresentano un bottino di certo deludente per la squadra di CR7, evidentemente attesa alla ribalta non fosse che in virtù dell’illustre fromboliere.

Di certo non la beve, almeno a parole, Storck: “non mi aspetto certo che noi si sia talmente forti da distruggere il Portogallo, pertanto vedremo di stare ben attenti”.  Conscio della levatura della rosa portoghese, zeppa di vincitori di Champions’ (competizione che i 23 ungheresi vedono solo in TV)  e protagonisti in generale delle competizioni Uefa per clubs,  si appella nella conferenza stampa della vigilia allo spirito di squadra e al coraggio dei suoi.

Incassa peraltro i (meritatissimi) complimenti del collega Santos, che esprime qualche preoccupazione per la forza fisica degli avversari pur non aspettandosi barricate, o auspicandone l’assenza, e dichiara piena fiducia nei suoi: male devono avere fatto le critiche ricevute dopo il pari con l’Austria, sebbene, oggettivamente, i lusitani avrebbero abbondantemente meritato l’intera posta.

Per quanto concerne i calcoli per “tabellonisti”, entrambe potrebbero pescare la seconda del Gruppo E (facciamo Belgio), Inghilterra, Germania o Croazia, a scalare, dato che entrambe possono finire nelle prime 3. L’Ungheria, dato statistico, non ha mai battuto il Portogallo nei 7 precedenti, il primo dei quali, ironia della sorte, nel famoso mondiale del  1966: 3-1 per i lusitani. In campo, quel giorno, Meszoly e Coluna, Bene e Torres, Albert ed Eusebio.

Le formazioni: Storck cambia qualche pedina per diffide ed elementi non al meglio.  Sempre indisponibile Fiola, entrano Korhut per Kádár, Pintér ed Elek in mediana con Nagy in panca (un giallo a carico) e Gera che finisce sulla trequarti con Lovrencsics e Dszudszák larghi. Riproposto punta centrale il “mitico” Szalai. Portoghesi, rispetto alla seconda partita, con Eliseu in luogo di Guerreiro e João Mário al posto di Quaresma.

Le prime fasi di gioco dimostrano che le dichiarazioni dei tecnici alla vigilia andavano al di là di pretattica e convenevoli: la partita è giocata a viso aperto e i magiari, saggiamente, non snaturano le loro caratteristiche dando battaglia a tutto campo.  È soprattutto dalla destra che l’Ungheria porta pericoli grazie alle volate di Lovrencsics, ed è grazie ad un’incursione dell’ala del Lech che i rossi guadagnano un angolo sui cui sviluppi, al 19′, Zoltán Gera, appostato al limite dell’area, scarica un sinistro di rara bellezza imprendibile per Rui Pátricio. 1-0, il mondo è sempre più sottosopra.

I lusitani sbandano, Elek dopo qualche minuto ha addirittura la palla del k.o. servito inopinatamente da un avversario ma scarica addosso all’incredulo portiere dello Sporting Lisbona. E Cristiano Ronaldo? Nel marasma generale cerca di rendersi pericoloso ma di palloni buoni, oggettivamente, non se ne vedono: ci prova su punizione da distanza siderale ma la sassata (interessantissima) viene ben intercettata da Király, stavolta attento.

È evidente la difficoltà psicologica dei portoghesi che traballano anche tatticamente, con una evidente voragine sulla sinistra difensiva e una circolazione di palla farraginosa a dispetto dei buonissimi piedi. Ci vorrebbe il classico colpo del campione che, per la verità un po’ a sorpresa, arriva provvidenziale per gli uomini di Fernando Santos quando, al 42′, Ronaldo imbecca Nani, scivolato nell’aera magiara dopo aver rubato il tempo al finora attentissimo Guzmics. L’ex Man Utd sferra un sinistro di prima intenzione da una decina di metri insaccando l’1-1. Prende gol sul proprio palo l’istrionico Gábor, oggettivamente rivedibile nella circostanza. A suo discapito la gran esecuzione del portoghese.

Si chiude in parità la prima frazione. Bella gara, ricca di pathos, con l’Ungheria che meriterebbe, onestamente, qualcosa in più.

Alla ripresa delle ostilità il Portogallo avvicenda Moutinho con il giovane Sanches, prossimo adepto di Ancelotti al Bayern. Da parte sua Storck inserisce il giovane Bese in luogo di Gera che, a 37 anni, evidentemente ha bisogno di rifiatare: un difensore per un centrocampista di qualità con probabile 4-4-2.

Pronti-via, e sono fuochi d’artificio: al minuto 47 Dzsudzsák batte dal limite una punizione che un tocco in barriera di André Gomes rende imprendibile per Rui Pátricio. 2-1 che dura solo 3 minuti: João Mário semina il panico sulla fascia destra e crossa radente per CR7 che si esibisce in un classico colpo di tacco degno del miglior Roberto Bettega (che detiene, per chi non lo sapesse, il copyright di suddetto gesto tecnico). Gol magnifico, 2-2, palla al centro.

Dopo un altro raid di João Mário sul fronte destro dell’attacco che costringe la retroguardia magiara ad un affannoso salvataggio, al 55′ Dzsudzsák ha a disposizione un’altro calcio piazzato dalla più o meno stessa mattonella di 8 minuti prima: palla sulla barriera e di nuovo sui piedi del capitano ungherese che ci prova dal limite trovando, stavolta, la deviazione di Nani! I portoghesi, bersagliati dalla sfiga, raccolgono increduli un altro pallone in fondo al sacco, 3-2.

Ma è impossibile rifiatare: minuto 62, CR7 di testa su cross dell’appena entrato Quaresma per il 3-3 (!), 64′ palo interno colto da Elek in contropiede, difese in barca, squadre lunghe, trance agonistica per tutti. Fanno 4 gol in 20 minuti scarsi, roba da coronarie d’acciaio. Continuano a giocare a viso aperto, comunque, gli uomini di Storck correndo rischi enormi dati gli spazi inevitabilmente accordati a quei satanassi degli attaccanti portoghesi. Sarebbe forse più saggio abbassare i ritmi e stare più compatti dato che il pari garantisce, con tutti quei gol, il primo posto del girone. Arriva al 71′ il secondo cambio per i magiari; è Szalai (da applausi) a lasciare il campo per Németh.

Rallentamento che, finalmente ed inevitabilmente, arriva anche grazie ad un evidente crollo fisico ungherese. Non che si possa dire, peraltro, che il Portogallo ne abbia da vendere ma certamente la proprietà di palleggio lusitana si impone nel finale di partita. La gara, comunque, non riserva altri sussulti con le squadre che si fronteggiano quasi fossero pugili suonati. Il 3-3 finale incorona l’Ungheria come prima classificata del Gruppo F, diretta a Tolosa per sfidare la seconda del girone dell’Italia. Per il Portogallo c’è il terzo posto (causa vittoria in extremis dell’Islanda) che spedisce gli iberici contro un vaso di ferro, o la temibilissima Croazia a Lens o, nel lato disgraziato del tabellone, la Germania a Lille. Tutto ciò premettendo che è indispensabile per Cristiano Ronaldo e fedeli scudieri alzare di non poco il livello: la squadra vista oggi è destinata a fare molta fatica contro chiunque.

Faranno bene, invece, i prossimi avversari degli ungheresi a prendere molto sul serio la compagine danubiana. Sebbene la statura tecnica sia, nella migliore delle ipotesi, di medio livello l’Ungheria è (ci ripetiamo) squadra vera,  coesa, guidata da un tecnico assai in gamba e con il morale alle stelle.

E in un mondo alla rovescia tutto può accadere.

 

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Inter, FTC, Slavia Praha. Nel calcio non si inventa più (quasi) nulla.
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