Guida Copa América Centenario, Gruppo D: il Cile

Il Cile si presenta ai nastri di partenza della Copa America Centenario in qualità di squadra detentrice del titolo, ma anche nel pieno della fase di transizione del dopo Sampaoli. Indubbiamente siamo di fronte alla fine di un ciclo alquanto sorprendente e che probabilmente in pochi avrebbero pronosticato. L’ex Ct argentino, giunto sulla panchina della Roja nel 2014 sulle orme del maestro Marcelo Bielsa, era riuscito nell’impresa (quasi disperata sino a quel momento) di portare la Nazionale cilena in Brasile per i Mondiali, dove solo una manciata di centimetri ha impedito agli uomini in rosso di entrare nei libri di storia eliminando i padroni di casa agli ottavi di finale. In poco tempo Sampaoli è diventato una sorta di divinità in terra andina, grazie a un calcio molto spumeggiante, veloce e soprattutto offensivo: caratteristica che i sudamericani non hanno mai disdegnato. Un anno dopo la grande occasione: la Copa America tra le mura amica del Cile.

L’hype che si genera intorno alla squadra è enorme, tanto che alla vigilia della manifestazione scoppia anche un piccolo caso legato ad alcune esclusioni importanti, presto però sgonfiato dal grande carisma e lungimiranza del tecnico. Chiaramente i favori dei pronostici vanno tutti verso Argentina (finalista ai Mondiali brasiliani) e Brasile, in cerca di riscatto dopo la figuraccia dell’anno precedente. Il Cile viene considerata la vera mina vagante del torneo, visto che si presenta con quella che viene definita la miglior selezione della propria storia, ma comunque non presa seriamente in considerazione come una potenziale vincitrice. Supera il girone senza difficoltà, evita (cosa molto importante) il cosiddetto “Bacio della Morte” del profetico Pelè e si porta a casa la prima Copa della storia, con un Paese che ormai è ai piedi del nuovo idolo Sampaoli. Con buona pace de El Loco Bielsa. Tutto sembra ormai apparecchiato per dar via a un ciclo duraturo che possa far surgere all’elite del calcio sudamericano anche il Cile, spesso considerata una buona Nazionale certo, ma a cui manca sempre quel quid in più per giocarsela con le grandi. Un po’ a sorpresa però il buon Jorge decide di passare la mano sul più bello, litiga con il presidente della Federazione, Arturo Salah, e fa le valigie in attesa di una chiamata dal calcio europeo, che però a oggi ancora non è arrivata. Al suo posto ecco un altro bielsista, l’ex tecnico del Valencia Juan Antonio Pizzi, chiamato a raccogliere un’eredità alquanto pesante. I primi passi da nuovo tecnico però non sono stati dei migliori, con il Cile che, nonostante il quarto posto nel girone, sta faticando lungo il percorso di qualificazione ai Mondiali di Russia, anche se il suo ruolino per il momento recita una vittoria (4 a 1 al Perù) e una sconfitta (2 a 1 contro l’Argentina). Per quanto riguarda la manifestazione continentale la Roja non vanta una grande tradizione, avendo disputato dal 1987 (anno in cui venne assunto il format attuale) allo scorso anno solamente due finali, ottenendo inoltre un terzo e un quarto posto, rispettivamente nel 1991 e nel 1999. Riuscirà Pizzi a centrare il back-to-back e portare di nuovo il Cile sul tetto del Sud America? Staremo, curiosi, a vedere.

ANALISI TECNICO – TATTICA

La scelta della Federazione di puntare su Pizzi non è stata casuale visto che da un punto di vista tattico il Commissario Tecnico ricalca quasi perfettamente le orme dei due illustri predecessori. Degno interprete del bielsismo imperante in Cile nell’ultimo quinquennio, l’ex allenatore del Valencia fa del gioco offensivo il suo principale caposaldo, fondato su pressing alto, fraseggio stretto e ripartenze veloci. Sampaoli, in due anni, ha saputo trasformare il suo classico 3-5-2 in un più spregiudicato 4-3-3 e proprio con questo schema Pizzi è riuscito a trovare il primo successo con la Roja, dopo aver tentato la via del 4-2-3-1, disposizione da sempre utilizzata dal tecnico argentino nelle sue esperienze in patria e in Europa a livello di club. Difficile dire per cosa opterà alla fine, ma gli interpreti, con buona probabilità, saranno quasi gli stessi. In porta Claudio Bravo, con la fascia da capitano al braccio, è titolare inamovibile. Difesa a quattro con Gary Medel e Gonzalo Jara come coppia di centrali e Mauricio Isla e Eugenio Mena larghi sulle fasce, con la possibilità di utilizzare in questo ruolo il sempreverde Jean Beausejour. Ipotizzando un più probabile 4-3-3, dunque, il centrocampo vedrà impiegati quasi certamente Arturo Vidal, Francisco Silva e Felipe Gutierrez, anche se restano vive le candidature di Pablo Hernandez, Mati Fernandez e il duttilissmo Charles Aranguiz per una maglia da titolare. Il reparto avanzato è quello che potrebbe subire più variazioni nel corso del torneo. Alexis Sanchez ha di fatto assicurato il posto da titolare e, a seconda dello schema che Pizzi deciderà di utilizzare, il partner offensivo potrà essere Edu Vargas, che in Nazionale ha sempre mostrato grandi doti tecniche e schierabile sia come mezzapunta alle spalle del Nino Maravilla o come esterno in caso di attacco a 3, oppure Mauricio Pinilla, utilizzabile come punta centrale nel tridente super offensivo, con le percentuali di impiego di Fabian Orellana che in questo caso si alzerebbero non di poco. Più defilati restano Edson Puch, reduce da una bona stagione in Ecuador e premiato dal ct, e Nicolas Castillo, la cui convocazione a discapito dell’enfant prodige Angelo Henriquez, ha fatto alzare più di un sopracciglio tra gli esperti di calcio internazionale.

LA STELLA

La vera forza della squadra è il gruppo. Basti pensare che tra i primi dieci giocatori per presenze nella storia della Nazionale, ben sette fanno parte di questa spedizione e sono coloro su cui sia Bielsa che Sampaoli avevano confidato per costruire basi solide per il futuro. Pizzi non ha stravolto le gerarchie anche se alcune scelte, le esclusioni di Valdivia e Henriquez su tutte, hanno comunque sorpreso gli addetti i lavori. Fatte le dovute premesse il giocatore su cui saranno puntati maggiormente i fari sarà ancora una volta Alexis Sanchez: il Nino Maravilla è reduce da un’annata positiva con l’Arsenal, ma non propriamente eccezionale anche da un punto di vista fisico e dunque cercherà riscatto con la maglia della propria Nazionale. Con la quale insegue il record di marcature all-time, 37, attualmente di proprietà di Marcelo Salas, ma con Sanchez che potrebbe seriamente attentare al primo posto forte delle 31 reti siglate dal 2006 a oggi. Gli altri uomini di punta della Selezione sono senza dubbio il portiere e capitano Claudio Bravo (100 presenza per lui con la Roja), Gary Medel e Arturo Vidal, che in assenza del Mago Valdivia potrebbe essere il vero guardiano del centrocampo.

LA SORPRESA

E’ obiettivamente difficile indicare chi potrebbe regalare qualche sorpresa al di fuori dei soliti noti visto che il gruppo, come detto, è praticamente rimasto invariato nell’ultimo biennio. Un possibile fattore X potrebbe rappresentarlo l’asse galiziano Pablo Hernandez – Fabian Orellana, già conosciuti come abili mestieranti, ma letteralmente esplosi a livello tattico al Celta Vigo negli ultimi due anni con Luis Enrique prima e con il connazionale Eduardo Berizzo poi. A dispetto della carta d’identità (29 anni il primo, 30 il secondo), potrebbero essere due fondamentali pedine nello scacchiere di Pizzi, considerando soprattutto la duttilità offensiva visto la propensione al gol mostrata specialmente in Patria, un po’ in Spagna, di Hernandez e l’utilizzo di Orellana sia a livello di Nazionale che a i livello di club, spesso schierato più come attaccante aggiunto che non come esterno d’attacco. Aggressivi, intelligenti e con il giusto carisma per poter rappresentare i veri spacca-partita nei momenti più caldi del match nonostante la scarsa esperienza internazionale del “Tucu” Hernandez.

PROSPETTIVE

Se lo sport ci insegna qualcosa è che vincere è difficile, ma confermarsi lo è ancora di più. Se poi si considera che la Roja non è testa di serie del proprio raggruppamento (bella beffa…) e, come detto, ha sempre fatto fatica a mettersi in mostra durante la manifestazione continentale, il gioco è fatto. Ciò nonostante è francamente difficile pensare di non prendere in considerazione la squadra di Pizzi come una delle papabili pretendenti al titolo finale, complice anche il periodo di forma delle contendenti che, eccezion fatta per la solita corazzata albiceleste che quest’anno si giocherà le proprie carte fino alla disperazione, non sembra essere dei migliori. Fatte le dovute premesse si può dire che i giochi nel gruppo D sono già praticamente fatti, con Argentina e Cile che si contenderanno il primo posto, mentre Panama e Bolivia sembrano essere un gradino sotto le due potenze del girone. L’accesso ai quarti dunque pare scontato e le eventuali avversarie del turno (Uruguay e Messico salvo sorprese) non dovrebbero essere ostacoli insormontabili, quindi anche il pass per le semifinali sembra ampiamente alla portata. Questo dunque l’obiettivo minimo per i campioni in carica, anche se ovviamente la speranza è quella di potersi almeno giocare la possibilità di difendere il titolo a East Rutherford, sede della finalissima.

CONVOCATI

Pos. Giocatore Data Nascita Squadra
P Claudio Bravo 13 aprile 1983 Bacellona (Spagna)
P Cristopher Toselli 22 giugno 1988 Universidad Catòlica (Cile)
P Johnny Herrera 9 maggio 1981 Universidad de Chile (Cile)
D Eugenio Mena 18 luglio 1988 San Paolo (Brasile)
D Enzo Roco 16 agosto 1992 Espanyol (Spagna)
D Mauricio Isla 12 giugno 1988 Marsiglia (Francia)
D Josè Pedro Fuenzalida 22 febbraio 1985 Universidad Catòlica (Cile)
D Jean Beausejour 3 giugno 1984 Colo Colo (Cile)
D Gary Medel 3 agosto 1987 Inter (Italia)
D Gonzalo Jara 29 agosto 1985 Universidad de Chile (Cile)
C Francisco Silva 11 febbraio 1986 Chiapas (Messico)
C Erick Pulgar 15 gennaio 1994 Bologna (Italia)
C Arturo Vidal 22 maggio 1987 Bayern Monaco (Germania)
C Pablo Hernandez 24 ottobre 1986 Celta Vigo (Spagna)
C Matias Fernandez 15 maggio 1986 Fiorentina (Italia)
C Charles Aranguiz 17 aprile 1989 Bayer Leverkusen (Germania)
C Marcelo Diaz 30 dicembre 1986 Celta Vigo (Spagna)
A Alexis Sanchez 19 dicembre 1988 Arsenal (Inghilterra)
A Mauricio Pinilla 4 febbraio 1984 Atalanta (Italia)
A Eduardo Vargas 20 novembre 1989 Hoffenheim (Germania)
A Edson Puch 9 aprile 1986 LDU Quito (Ecuador)
A Fabian Orellana 27 gennaio 1986 Celta Vigo (Spagna)
A Nicolas Castillo 14 febbraio 1993 Universidad Catòlica (Cile)

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.