Scuole di pensiero: Il “Tiki Taka” di Guardiola

Il Tiki Taka. Forma di gioco che prevede un possesso palla ossessivo con lo scopo di tenere il pallone il più a lungo possibile, stancando la difesa avversaria, per poi trovare l’imbucata attraverso una rapida verticalizzazione. Spesso le squadre avversarie contro un tale sistema di gioco non riescono a superare il 30% di possesso palla ed anche la conquista di un semplice calcio d’angolo risulta  di difficile realizzazione. Le squadre di club che attualmente possono vantare un tale sistema di gioco sono il Barcellona ed il Bayern Monaco, entrambe unite da un’unico comune denominatore, Pep Guardiola.

Gli inizi da allenatore

Guardiola  è stato una bandiera del Barcellona, con il quale ha conquistato la prima Champions League nella storia del club, in finale contro la Samp di Vialli e Mancini nella stagione 1991-1992. Pep aveva ancora 20 anni e giocava regista in una squadra che poteva contare sulla qualità di giocatori come: Hristo Stoičkov,Ronald Koeman, Michael Laudrup, Bakero, Ferrer, oltre alla presenza in panchina di un luminare del pallone, che in futuro influenzerà notevolmente il modo di intendere il calcio di Guardiola, Johan Cruijff.
Dopo altri 10 anni in Catalogna culminati da diversi successi tra cui ricordiamo: 6 Campionati Spagnoli, 2 Coppe di Spagna,4 Supercoppe di Spagna, una Coppa dei Campioni, una Supercoppa Uefa. Decide di fare un’esperienza all’estero e sceglie l’Italia ed in particolare Brescia per la presenza di un giocatore che lui ritiene un idolo, Roberto Baggio. Dopo una breve esperienza alla Roma ed il ritorno a Brescia, comincia un viaggio che lo porta in Qatar all’ Al-Ahly  insieme a giocatori del calibro di Batistuta, Caniggia e Hierro. Dopo l’esperienza qatariota si trasferisce in Messico al Dorados di Culiacan dove giocherà fino al marzo 2006, per poi annunciare il suo ritiro dal calcio professionistico il 14 Novembre dello stesso anno.

baggio

Guardiola prima di cominciare l’esperienza in Messico, decide di iscriversi ad un corso da allenatore in Spagna che lo porterà a compiere un periodo di prova al Manchester City (strano il destino) nell’Agosto del 2005. Terminata l’esperienza al Dorados torna a Madrid per completare il suo corso da allenatore e dal Luglio 2006 è ufficialmente un allenatore di calcio. l’8 Giugno del 2007 diventa allenatore del Barcellona B con il quale ottiene la promozione in Segunda Division B (terza serie Spagnola) grazie alle prestazioni di Bojan Krkic, Giovani Dos Santos e Pedro.
L’8 Maggio del 2008 su decisione del presidente Joan Laporta, Guardiola diventa il nuovo allenatore della prima squadra del Barcellona. La campagna acquisti estiva prevede l’arrivo del canterano Piqué, fresco Campione d’Europa con il Manchester United di C.Ronaldo e Ferguson, del terzino destro Daniel Alves e del centrocampista Keita neo-campioni dell’Europa League con il Siviglia, oltre alla promozione in prima squadra di giovani talenti come: Busquets e Thiago Alcantara. Pep Guardiola si trova davanti ad un compito non facile, il Barcellona è una squadra di grande talento ma che avendo raggiunto la vittoria della Champions League League solo due anni prima si trova a dover far fronte contemporaneamente alla maturazione di nuovi talenti assoluti come Messi ed Iniesta ed al decadimento di grandi campioni come Henry e Ronaldinho.
Guardiola in questo contesto prende la decisione più difficile e coraggiosa, avallando la cessione di Ronaldinho al Milan e fornendo un ruolo di secondo piano ad Henry. La squadra viene impostata con un 4-3-3 offensivo che prevede come arma d’attacco il possesso palla, i punti di riferimento della squadra sono Puyol, Xavi ed Eto’o, in tale contesto possono esprimersi al meglio i giovani dall’enorme potenziale “allevati” in casa fin dai tempi della Masia come Messi, Busquets, Iniesta, Piqué, Bojan Krkic. I fatti daranno ragione a Guardiola che terminerà la prima stagione al Barca con la vittoria della Coppa del Re, della Liga Spagnola e della Champions League, a Roma contro il Manchester di Ferguson con il sigillo del 2-0 firmato dal nuovo fenomeno del calcio mondiale, Lionel Messi.
Nelle seguenti 3 stagioni trasformò il Barcellona nella miglior squadra del mondo capace di giocare il calcio più spettacolare da tanti anni a questa parte, alla fine della sua esperienza in Catalogna può vantare nel suo palmarés: 3 Campionati Spagnoli, 2 Coppe del Re, 3 Supercoppe Spagnole, 2 Champions League (divenendo il sesto a farlo sia da calciatore che da allenatore), due Supercoppe UEFA e due Coppe del Mondo per Club, per la bellezza di 14 titoli in 4 anni che lo pongono come l’allenatore più vincente nella storia del club (davanti a Cruijff con 11 titoli).

Analisi Tattica

Quel Barcellona rivoluzionò il modo di intendere il calcio, intraprendendo una filosofia nuova e pressoché sconosciuta all’epoca ,quella del Tiki Taka. Tale sistema di gioco, basato sul possesso palla, non può prescindere da alcune caratteristiche inderogabili tra cui distinguiamo: il modulo, rigorosamente 4-3-3 ( anche se come vedremo in seguito al Bayern Monaco infrangerà anche questo dogma) fin dalle giovanili della Masia in modo che ogni giocatore che arrivi in prima squadra sappia esattamente cosa deve fare e quali sono i suoi compiti.
Tale modulo prevede: un portiere che sappia giocare con i piedi in modo da poter impostare con efficacia l’azione dal basso, la spinta dei terzini da entrambe le fasce che si pongono come vere e proprie ali d’attacco. Un ruolo chiave di tale sistema è occupato dal mediano davanti la difesa con compiti di rottura ed impostazione dell’azione, spesso questo giocatore durante il possesso palla è solito inserirsi fra i due centrali di difesa in modo da impostare l’azione con più qualità e permettere ai terzini di alzarsi sulle fasce trasformando il 4-3-3 in un 3-4-3, spesso questo ruolo al Barcellona era assolto da Busquets.

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Molto importante è anche il compito dei due interni di centrocampo che consiste nel far girare la palla con qualità assieme al falso 9 (Messi) ed essere pronti ad assecondare il taglio degli esterni con precise verticalizzazioni, per diversi anni questo è stato il ruolo di Xavi e Iniesta. Il ruolo di punta è atipico, infatti per tale ruolo viene coniato un nuovo termine ossia quello di falso nueve, questo era il ruolo assunto da Messi che aveva il compito di dare qualità negli ultimi 20 metri, spesso abbassandosi per ricevere il pallone sulla trequarti, oltre che di spaccare in due le difese avversarie attraverso micidiali accelerazioni.
I due esterni offensivi dovevano invece essere in grado di saltare l’uomo e di avere una buona corsa, una buona intelligenza per attaccare la profondità con i tempi giusti ed una buona tecnica per potersi scambiare il pallone “alla pari” con un alieno come Messi. Un’altra prerogativa inderogabile che ha caratterizzato il gioco del Barcellona in quegli anni era la tecnica e l’intelligenza dei giocatori che aveva a disposizione in quella rosa, infatti il Barcellona in quel momento era sicuramente la squadra più tecnica al mondo e ciò riusciva a facilitare il compito di tenere il pallone anche in condizioni difficili di pressing. Per uscire da queste situazioni Guardiola era solito schierare i vari triangoli nelle diverse zone del campo in modo che ogni giocatore avesse almeno due possibili compagni da servire a prescindere dalla zona di campo in cui si trovava, in questo modo il Barcellona era sempre in superiorità numerica rispetto agli avversari e avvalendosi della notevole tecnica dei propri giocatori riusciva a mantenere il possesso della sfera per lunghi tratti del match arrivando a scambiarsi il pallone centinaia di volte durante la stessa partita.

Il passaggio al Bayern Monaco

Il 24 Giugno 2013 Pep Guardiola diventa il nuovo allenatore del Bayern Monaco,fortemente voluto dal Presidente Uli Hoeness subentrando a Jupp Heynckes, reo di aver concluso la stagione precedente con la conquista del Campionato, della Coppa Nazionale e della Champions League, nel derby tedesco con il Dortmund.
Come prevedibile Guardiola venne caricato di una quantità enorme di aspettative e non potendo contare su un settore giovanile collaudato come quello della Masia decise di costruirsi “in casa” i giocatori adattandoli al proprio modo di giocare, alcuni di loro di lì a poco si ritrovano letteralmente trasformati sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista del ruolo in campo. Guardiola sapeva che applicare il modello del Tiki Taka in Germania non sarebbe stata una cosa semplice, il calcio giocato in Bundesliga seppur migliorato negli ultimi anni era prettamente fisico e prediligeva la concretezza allo spettacolo, così Guardiola decise di portarsi a presso dal Barcellona uno dei suoi pupilli in modo che potesse aiutare i propri compagni nell’assimilazione di tale sistema di gioco,quel giocatore era Thiago Alcantara.

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Il modulo utilizzato più spesso da Guardiola al Bayern è il 4-1-4-1 che non si discosta più di tanto dal 4-3-3 utilizzato al Barcellona, in particolare fra le due squadre allenate da Pep troviamo diverse analogie come l’utilizzo del portiere come libero ( fenomeno accentuato al Bayern grazie alla presenza di un fenomeno come Neuer ), il gioco sulle fasce dei terzini, il ruolo chiave dello schermo davanti alla difesa ( quest’anno ricoperto egregiamente da Vidal, in alternanza con Xabi Alonso a dispetto dell’avversario da affrontare). Le due squadre però si differenziano anche per diversi aspetti: innanzitutto citiamo la presenza di un bomber d’area come Lewandoski (arrivato al secondo anno di Guardiola),tale figura non era presente nel suo Barca, inoltre il gioco del Bayern è prettamente incentrato sulla qualità degli esterni e sui loro 1vs1 ( Ribery e Robben prima, Douglas Costa e Coman poi) e il compito dei due interni di centrocampo per caratteristiche si caratterizza più per i movimenti senza palla, per i tagli verso l’area e per il pressing offensivo rispetto al più limitato compito di possesso tenuto dagli interni del Barcellona. Dicevamo in precedenza dell’enorme peso specifico che ha avuto la presenza di Guardiola sulla crescita di diversi giocatori, giovani e non, impossibile non citare Philip Lahm, reinventato centrocampista di possesso a trent’anni dopo una carriera passata da terzino( ruolo che tutt’ora può ricoprire senza problemi), David Alaba capace di ricoprire nel gioco di Guardiola il ruolo di: terzino sinistro, centrale di difesa, interno di centrocampo e ala. Questi sono gli esempi più lampanti ma sono molti i giocatori migliorati notevolmente dopo l’arrivo di Guardiola come: Kroos, Rafinha, Bernat, Kimmich, Coman, Douglas Costa. Alla fine dell’esperienza in Germania(durata 3 anni) Guardiola non riuscirà a conquistare l’agognata Champions ma porterà comunque a casa: 3 Bundesliga, 1 DFB-Pokal ( il 21 Maggio con il B.Dortmund può conquistare la seconda), 1 Supercoppa Europea e 1 Coppa del Mondo per Club.

Conclusioni

Piaccia o non piaccia, Guardiola ha rivoluzionato il gioco del calcio, esattamente come ha fatto all’epoca l’Ajax di Crujff e Rinus Michels negli anni 70′, ed il prossimo anno proverà a colonizzare il terzo campionato europeo sotto il segno del Tiki Taka alla guida del Manchester City. Alla fine nel calcio, come ci hanno insegnato allenatori come Simeone e Mourinho, l’importante è vincere.Questi ultimi in particolare sono stati più volte criticati durante la loro carriera per non aver mai fornito un gioco spettacolare alle proprie squadre, ma la domanda che pongo al lettore sorge spontanea: ” In fondo è così spettacolare l’idea di un gioco che prevede per larghi tratti del match un possesso palla sterile rivolto al mantenimento della palla e del risultato o sono interpreti come Iniesta,Messi, Robben o Ribery a fornire spettacolarità a tale sistema?”. Ai posteri l’ardua sentenza.

About Enea Belpassi 19 Articoli
Sono laureando presso la facoltà di Scienze Motorie a Urbino. Scrivo per Tutto Calcio Estero e Blog Calcio Cina. Mi interesso dello sviluppo del football in Cina e della crescita dei nuovi talenti del futuro nei maggiori campionati europei.

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