Manchester City-Real Madrid 0-0: una partita per studiarsi, la qualificazione si decide al Bernabeu

Poche emozioni nella prima semifinale di Champions League, andata in scena all’Etihad Stadium di Manchester.
Uno 0-0 che lascia aperto il discorso qualificazione per entrambe le squadre, che stasera hanno pensato più a non prenderle che a cercare la vittoria.

Per il Manchester City è un debutto in una partita che vale la finale della massima competizione europea, così come lo è per Zinedine Zidane in veste da allenatore sulla panchina del Real.
Pesantissima per le Merengues l’assenza di Cristiano Ronaldo, lasciato addirittura in tribuna a causa di un infortunio che non sembrava così grave, ma che evidentemente si vuole evitare di aggravare.
Con trequartisti del calibro di James Rodriguez, Isco e Kovacic, il sostituto è Lucas Vazquez, un esterno a cui l’allenatore francese impone anche compiti difensivi per limitare le scorribande di David Silva.
Già, David Silva, il gioiellino spagnolo di Pellegrini non riesce nemmeno a finire il primo tempo, sostituito anche lui per infortunio poco prima del 40′. Per lui non c’era stato comunque molto spazio, ma non è il solo a patire una partita più tattica che tecnica.

Come detto, la prima del City e la prima di Zidane impongono ad entrambe le squadre un atteggiamento prudente, accorto, limitato a rimanere in partita più che cercare la fuga già nella gara d’andata.
Il primo tempo finisce con i guanti di Keylor Navas e Joe Hart praticamente intonsi, ma a mancare oltre ai tiri in porta sono il ritmo, l’intensità, perfino la manovra corale. E’ vero che le due formazioni cercano il possesso palla, ma è una trama piuttosto sterile e quasi mai orientata alla verticalizzazione.
Nel secondo tempo la musica non cambia. Fernando e Fernandinho fanno legna e rompono continuamente il gioco di Modric, Casemiro e Kroos, tutti e tre poco in palla.
Gli unici che con il pallone tra i piedi provano ad accelerare sono Gareth Bale e Kevin De Bruyne, ma le loro iniziative sono poco supportate dai compagni e finiscono quasi sempre nel nulla. Aguero e Benzema lottano poco e sono tutt’altro che incisivi. Il francese, probabilmente non al meglio, esce dal campo nell’intervallo, rilevato da Jesè.
Proprio il canterano madridista è il primo a rendersi pericoloso stampando sulla traversa un colpo di testa più che velleitario dopo un’incertezza di Hart. E’ un sussulto che scuote i Galacticos e mina le certezze difensive dei Citizens.
Con le squadre più allungate, il veloce tridente del Real ha campo per partire palla al piede e saltare avversari in dribbling. Kompany e compagni si lasciano travolgere dall’impeto dell’attacco ospite ed il Real sembra sul punto di passare in vantaggio nel finale.
Ci vuole un super Joe Hart per salvare in due occasioni da corner, prima su Casemiro di testa, poi con un autentico miracolo su Pepe a botta sicura da dentro l’area piccola.
Smaltita la paura, il City riesce a risalire con il suo baricentro verso la linea mediana del campo e chiude in avanti con un paio di occasioni create dal subentrato Sterling e dal sempre propositivo De Bruyne su calcio di punizione.

Lo 0-0 salva le squadre da una possibile eliminazione anticipata, il Real chiude con un punteggio migliore di quello ottenuto a Wolfsburg nell’andata dei quarti e sa di avere grosse chance di vittoria tra le mura amiche, il City tiene aperto il discorso qualificazione e può giocare il ritorno con 2 risultati utili su 3, ma al Bernabeu, soprattutto se dovesse rientrare Cristiano Ronaldo, sarà durissima non perdere.
Insomma, per chi ha seguito la gara di stasera, appuntamento a mercoledì 4 maggio, quando si comincerà a fare sul serio, o almeno si spera.

About Luca Petrelli 157 Articoli
Cresciuto a pane e telecronache delle proprie partite con le figurine Panini sul campo di Subbuteo, sviluppa una passione viscerale per il calcio, che si trasforma presto in autentica dipendenza. Da sempre dalla parte degli underdog, non scambierebbe mai 1000 vittorie da cowboy con un unico grande successo indiano sul Little Bighorn. Tra una partita e l'altra, trova il tempo per laurearsi in economia, Tuttocalcioestero gli offre l'occasione per trarre finalmente qualcosa di buono dalla sua "malattia" per il pallone, strizzando l'occhio al sogno nel cassetto del giornalismo di professione.

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