Italo Express: la vanagloria di Arnautovic

Arnautovic

Marko Arnautovic è un attaccante austriaco, un colosso da 1,92 duttile tatticamente e dotato di una tecnica più discreta. Abile sia col destro che col sinistro, si cimenta con una certa vanagloria anche con l’elastico. Gli accostamenti ad Ibra sono dunque scontati: entrambi hanno dato slancio alla carriera professionistica in Olanda, Marko al Twente mentre Zlatan all’Ajax. Entrambi sono molto prestanti fisicamente alla luce del fatto che superano 1,90 m di altezza; entrambi hanno il cognome che termina per -ic.

“È sempre stato importante per me – ammette Arnautovic ai microfoni del Sun -. Copio tante cose da lui. Ma non si può fare un confronto. Lui ha ottenuto risultati molto più grandi di me ed è capace di fare cose che io posso solo immaginare”. C’è dunque umiltà in questo ragazzo che non è mai sbocciato, fino a domenica scorsa, quando con una doppietta ha regolato il Manchester City, regalando una bellissima vittoria al suo Stoke City. Applausi a Mark Hughes che ha creduto in lui.
In Italia ce lo ricordiamo per l’apparizione nel dream team di Mourinho. Un giorno incorse in un ritardo all’allenamento e il giorno dopo, per riparare alla defezione, esagerò, arrivando 4 ore prima. Mou lo prese da parte, gli mise, in atto confidenziale, la mano dietro al collo, e gli regalò il suo orologio dopo averlo canzonato a ragazzino. Ma Marko era tutto fuorché un ragazzino. Il suo sguardo sornione era pronto a bagnare la fashion week milanese, penetrante a tal punto da trapassare la cruna di un ago.

“I miei problemi con Mou sono iniziati quando ho cominciato a uscire cinque notti a settimana. Ero infortunato e ho cercato di distrarmi nel modo sbagliato”. Il pentimento è sincero, pur tuttavia pronunciato senza nemmeno troppa amarezza. Tanto è vero che si è poi giustificato: “Venivo da Enschede e le mie vicine di casa erano mucche da pascolo… mi ritrovai a Milano tra Fashion Week, ristoranti, club e belle donne. A quel tempo avevo 19 anni e non ero fidanzato. Ho pensato subito che avrei dovuto farmi un nome… e direi che ci sono riuscito! (ride). Ho fatto alcuni errori, ma li ho capiti subito e ho ripreso ad allenarmi bene. Sono andato via da Milano perché Mou mi parlò di rinnovo di contratto con lui. Ma poi lui andò al Real Madrid…”.

E già , perché nel bosco a due da casa sua gli uccelli cinguettavano con gioia al mattino, quando la luce penetrava luminosa dalle finestre. Dopo una sostanziosa colazione e poco prima di prepararsi per andare all’allenamento, Marko usciva nel giardino di casa e guardava i fiorellini ricoperti di rugiada, l’aiuola dei garofani grigi già in boccio. E c’erano le eufrasie e vigorose bugole azzurre; la terra gialla smossa dalle talpe che ogni tanto emergevano con quel visino rosa a forma di succhiello. Poi, al crepuscolo, quando i canti si fermavano, il bosco si faceva silenzioso e remoto.
Dai prati verdi alla metropoli il salto è stato grande e quella scorpacciata di ricordi di un’infanzia bucolica e spensierata si sono dissolti in un nano-secondo, non appena è arrivata una ventata di Chanel a destarlo dal torpore.
Non sono valsi i divieti del padre e i moniti del fratello maggiore nonché suo procuratore: Marko non ne voleva sapere, doveva affermarsi come bomber vero. Dal momento che non poteva giocare, aveva deciso di segnare tacche in modo alternativo. Solo nuove tacche!

Ora in Inghilterra, dopo essersi ritrovato come goleador, sorride soddisfatto pensando che un nome se lo era fatto a Milano e non perché avesse vinto la Champions del 2010. Jawhol Herr Arnautovic.

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