A Friburgo non c’è partita: contro la capolista, l’Union Berlin ne prende tre

Non poteva e non doveva essere questa la partita da vincere; il miracolo è avvenuto due trasferte fa sul campo dell’Heidenheim, ma oggi, in casa della capolista Friburgo, l’Union si è gentilmente fatto da parte. Risultato netto 3-0, mai messo in discussione; i Breisgau-Brasilianer (i brasiliani di Breisgau, regione della Germania) hanno dimostrato di essere in testa semplicemente perché sanno giocare a calcio: fraseggi corti, movimento sinfonico a smarcarsi dei singoli e pigrizia da squadra che sa quando gestire il fiato per poi ammazzare definitivamente l’incontro. L’Union Berlin, sbandato nel primo tempo, ha anche reagito (poco) nel secondo, ma Quaner, ritornato titolare dopo mesi, non ha il giusto feeling con Wood. Tre reti subite su calcio da fermo e, per la prima volta in stagione, “primeggia” per numero di reti subite (sono 30 in 17 match).

Per l’ultima partita del girone di andata di Zweiteliga, l’allenatore Sascha Lewandowski spiazza un po’ tutti presentando dal primo minuto il centravanti Collin Quaner, preferendolo a Skrzybski. Per il resto, formazione confermata con Haas – Trimmel, Leistner, Parensen – Kessel, Zejnullahu, Fürstner, Thiel – Kreilach – Quaner, Wood.

Allo Schwarzwald-Stadion, l’incontro si sblocca al 23’: calcio di punizione dai 20 metri battuto dall’italo-tedesco Vincenzo Grifo, il suo tiro è respinto dal portiere Haas, ma sulla ribattuta arriva il centrale Höhn che, a sangue freddo e mente lucida, non tira, ma è lesto a dribblare Trimmel e servire la palla in area sulla quale arriva Frantz che segna la rete dell’1-0. In bambola l’Union che sette minuti dopo deve raccogliere nuovamente la palla dalla rete: ancora un calcio di punizione, questa volta più decentrato sulla destra, nuovamente calciato da Grifo, il suo cross arriva in area e praticamente da solo incoccia di testa Marc-Oliver Kempf, centrale interessante di 20 anni che lascia di pietra Haas e il suo marcatore Fürstner. Prima della fine dei 45’, la squadra berlinese si affaccia nella metà campo avversaria: al 33’ potenziale occasione con Trimmel che sguscia sulla sinistra, serve un cross basso in area, è rapido Wood di spalle a girarsi verso la porta, ma il tiro viene murato da Höhn. Dieci di lancette dopo, l’occasione più ghiotta per i ragazzi di Lewandowski: Thiel, dal limite dell’area, lascia partire il sinistro, deviato dalla coscia provvidenziale del solito Höhn che manda il pallone sul palo.

Due cambi per gli ospiti ad inizio di ripresa: Skrzybski e Daube prendono il posto di Kreilach e Fürstner. E’ proprio il numero 10 ex St. Pauli, Daube, a provare a riaprire la partita al 67’. Recupera palla sulla trequarti, scambio 1-2 con Quaner e, defilato sul lato sinistro in area, lascia partire un destro a giro, però è troppo centrale e con qualche difficoltà Schwolow respinge di pugno. Timido cenno di reazione che al Friburgo non va giù: passano, infatti, due minuti e la squadra di Christian Streich mette la parola fine. Calcio d’angolo questa volta, battuto da Grifo, la palla carambola in area e viene deviata con l’anca da Torrejon, mandando in tilt tutta la difesa berlinese. La sfera arriva sul secondo palo dov’è lesto sempre Höhn a segnare. L’ultima occasione è per l’Union che davanti ai suoi tifosi sempre rumorosi e presenti, nonostante il lungo viaggio e la pesante classifica, sciupa con l’americano Wood il gol della bandiera. In pieno recupero e a porta spalancata ciabatta malamente di sinistro spedendo il pallone in curva.

Con 17 punti in 17 incontri, l’obiettivo del girone di ritorno di Zweiteliga ora è evidente: l’Union Berlin dovrà lottare per non retrocedere.

About Giovanni Sgobba 114 Articoli
Giornalista, nato a Bari in un ambiente dove gli si diceva di tifare per i bianco-rossi, ha seguito il suggerimento alla lettera appassionandosi all'Union Berlin. Fidanzato ufficialmente con il club dal 12 agosto del 2012 quando ha assistito ad una partita per la prima volta nello stadio An der Alten Försterei. Ama i cappelli: i suoi, quello di De Gregori, di Charlie Brown, di Alan Grant e di Nereo Rocco.

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