Hannover-Hertha 1-3: L’Alta dame…Kalou l’asso e sogna la Champions

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Chiunque abbia visto Hannover-Hertha, si sarà reso conto di una cosa: una squadra, quella locale, gioca senza alcun filo logico, improvvisa alla “bene e meglio” (o, per meglio dire, alla “male e peggio”), mentre l’altra, quella ospite, è messa in campo con un minimo di criterio e sa come disporsi in campo nelle due fasi. Ennesima figuraccia dell’Hannover, che esce fra i fischi assordanti della HDI Arena per l’ennesima, deludente, prova stagionale. E i fischi dei tifosi dei Sechsundnuenzig, sono più che giustificati. Quasi doverosi.

CATASTROFE FRONTZECK – L’artefice, se così si può definire, di questo scempio, è sicuramente lui, Michael Frontzeck, allenatore (quasi una bestemmia definirlo così, ma il referto del direttore di gara recita ciò) che in carriera ha fallito ovunque sia stato. E anche quest’anno, per non smentire la propria fama, sta inanellando figuracce su figuracce. La classifica, perlomeno prima di stasera, non è disallineata rispetto al reale valore dell’Hannover. Ma quello che preoccupa, e non poco, è la qualità del gioco esibita, che non si può neppure definita pessima perché, in realtà, è totalmente inesistente.

POCO IDEE IN MEZZO AL CAMPO – Messa in campo col 4-2-3-1, la squadra di casa ha evidenziato immediatamente un’incapacità cronica a creare gioco, dovuta, principalmente, all’assenza di un giocatore con un minimo di fosforo in mezzo al campo, Tanto che il compito è stato assunto, spesso, da Sané, ex difensore centrale di ruolo, reinventatosi con ottimi risultati mediano, bravissimo in interdizione e nel recupero palla ma con piedi tutt’altro che vellutati. Eppure ha fatto decisamente meglio rispetto al compagno di squadra Andreasen. Anche perché il danese è “bravo” a fra un’unica cosa, anzi due: buttarsi negli spazi e segnare goal di mano (ogni riferimento al match di Colonia non è casuale). In fase di possesso ha provato spesso ad abbassarsi Kiyotake, unico giocatore del ’96 di qualità, ma questo ha tolto un prezioso appoggio per Sobiech, lasciato troppo spesso solo a combattere contro l’ottima coppia centrale difensiva berlinese.

Lo sguardo, perso nel vuoto, di Frontzeck, sinonimo della totale mancanza di idee del tecnico tedesco

L’ALTE DAME RESPIRA L’EUROPA – L’Hertha, invece, ha confermato quanto di buono mostrato in questo primo scorcio di stagione, riscattando la cocente sconfitta patita, sei giorni fa, all’Olympiastadion contro il Gladbach. Una squadra, quella di Dardai, che gioca un calcio organizzato, magari non spettacolare ma comunque armonico, dove ognuno dei propri componenti è conscio di quello che deve fare. Certo, giocare contro l’Hannover, soprattutto questo di Frontzeck, agevola notevolmente il compito. Ma l‘Alte Dame ha mostrato di esserci. E per una notte vola al quarto posto, piazzamento che consentirebbe di volare nella coppa più ambita, quella delle grandi orecchie. Dubitiamo fortemente che quella sarà la posizione occupata dai berlinesi a fine anno. Esserci ad un terzo del torneo, però, è già un grande risultato per una squadra che negli ultimi anni ha sempre faticato, conoscendo anche l’onta della retrocessione in Zweite Liga.

PRIMO TIRO AL 43°: HANNOVER INESISTENTE – Dopo mezz’ora di prevalenza territoriale, l’Hertha passa in vantaggio grazie a Kalou, che prende in contro tempo un imperfetto Zieler e rompe il ghiaccio. L’Hannover non si scuote. Il primo tiro in porta dei locali arriva solo al 43° con Kiyotake, che calcia di sinistro e sfiora l’incrocio. Il primo tempo finisce fra i fischi – non assordanti, ma comunque decisamente udibili – dell’HDI Arena. Frontzeck prova a giocarsi la carta Saint-Maximin, giovanissimo francese che nella fortunosa vittoria di Amburgo (decisamente immeritata per quanto visto in campo) entrò in campo e mise in seria difficoltà la retroguardia dei Rothosen. L’avvio sembra confortante per i Sechsundneunzig, che pressano alto e mettono in difficoltà la costruzione del gioco ospite sin nella propria trequarti. La pressione, però, dura poco. Circa tre, quattro minuti.

DARIDA-KALOU: SCACCO MATTO – E al quarto d’ora, con una magistrale azione di contropiede in tre tocchi, Darida manda Kalou davanti a Zieler: tiro ad incrociare il secondo palo e doppietta per l’ivoriano. Passano dieci minuti e l’Hannover, grazie ad un penalty trasformato da Kiyotake (concesso per un fallo di Plattenhard ai danni di Bech), accorcia le distanze. Il pessimo tecnico dei locali ci crede ed inserisce Erdinc, una punta, in luogo di Andreasen, un centrocampista; Kiyotake si sposta, di fatto, a tessere le fila del gioco a centrocampo. La mazzata definitiva per l’Hannover, però, è dietro l’angolo. Minuto 86, Marcelo stende Darida: è calcio di rigore. Dal dischetto si presenta Kalou, che batte Zieler con un tiro centrale solo sfiorato dal portiere avversario e mette in ghiaccio i tre punti. Con buona pace di Frontzeck. E del suo incomprensibile ed inutile modo di intendere il calcio.

HANNOVER-HERTHA 1-3 (33′, 66′, 87′ Kalou; 70′ Kiyotake): LE PAGELLE

HANNOVER: Zieler 5, H. Sakai 5, Marcelo 5 , C. Schulz 5, Albornoz 5,5 – Andreasen 4,5 (Erdinc 5,5), S. Sané 7 – Bech 5, Kiyotake 6,5, Klaus 4 (Saint-Maximin 5,5)- A. Sobiech 4 All.Frontzeck 3

HERTHA BERLINO: Jarstein 6, Regäsel 6, S. Langkamp 6,5 , Brooks 7, Plattenhardt 5,5- Skjelbred 6,5, Lustenberger 6,5 (Hegeler 6) – Weiser 6,5 (Stocker s.v.) , Darida 7,5 , Haraguchi 6 – Kalou 8 (Baumjohann s.v.). All. Dardai 6,5

 

 

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