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Chi è Roberto Soldado, el guerrillero

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Roberto Soldado è uno degli attaccanti spagnoli più prolifici degli ultimi anni, un calciatore le cui quotazioni di mercato, fino a poco tempo fa erano di prim’ordine, ma che dopo l’avventura londinese al Tottenham sono scese in picchiata. Nativo di Valencia, è stato adocchiato a soli quattordici anni dagli osservatori del Real Madrid che lo hanno portato ne La Fàbrica prelevandolo dal C.D. Don Bosco per farlo crescere nelle proprie giovanili. Qui Soldado si mette in mostra con un rendimento in costante progressione: attaccante di razza, ambidestro e forte di testa, tanto agile quanto caparbio a difendere la palla, il suo potenziale promette bene. Ma nelle merengues ritagliarsi un posto è sempre difficile, specialmente se sei giovane e se hai il nove sulle spalle: nonostante le diciannove reti nel Castilla, la squadra riserve del Real Madrid, che lo incoronano vice-pichichi della Segunda División a soli vent’anni, il suo futuro è lontano dalla capitale. Nel 2006/07 viene mandato in provincia a farsi le ossa, destinazione Pamplona. Nell’Osasuna si conferma anche in massima serie: capocannoniere della squadra con undici reti, salvezza anticipata e una storica semifinale di Coppa Uefa dopo aver eliminato squadre del calibro di Bordeaux, Rangers Glasgow e Bayer Leverkusen. Ma il suo ritorno a Madrid non è dei migliori: Bernd Schuster si convince a integrarlo nella rosa ma nella stagione successiva accumula appena sette presenze, la sua avventura in camiseta blanca è giunta al capolinea.

Lo riscatta il Getafe che paga quattro milioni più una successiva percentuale sulla prossima cessione per aggiudicarsi le sue prestazioni. Sotto la guida di Víctor Muñoz, ex-tecnico del Villarreal, inizialmente fatica a trovare continuità salvo poi convincere anche i più scettici a suon di gol. A fine anno, sotto il timone di Míchel González, attuale guida tecnica dell’Olympique Marsiglia, le reti gonfiate saranno ben diciassette: è ancora una volta il capocannoniere della squadra. Ma la stagione successive le cose vanno ancora meglio: il Getafe raggiunge uno storico sesto posto che significa Europa e una semifinale di Copa del Rey. Inutile dire che, nonostante qualche guaio fisico di troppo, il suo contributo al rendimento della squadra è pesantissimo: segna addirittura sedici reti in campionato, nessuno meglio di lui tra i compagni, e quattro gol in quattro presenze in coppa nazionale. È pronto per rilanciarsi in una grande. E a inizio giugno è già pronto per partire: alla sua finestra si è affacciato il Valencia di Unai Emery che lo riporta a casa pagando tutti i dieci milioni di euro della clausola rescissoria. I taronges blanquinegres hanno appena ceduto il loro bomber David Villa al Barcellona e hanno bisogno di un nuovo attaccante su cui puntare, e il suo nome è il primo ad apparire.

Nel triennio al Valencia mette in mostra tutte le sue capacità crescendo a un ritmo impressionante. Segna ottantadue reti in centoquarantuno partite, non scendendo mai sotto quota venticinque per singola stagione, e sotto diciassette calcolando solo la Liga spagnola. Tenendo anche conto dei quindici gol nella sola Champions League, massimo goleador della storia del Valencia e primo spagnolo a fa registrare due triplette da quando la competizione ha cambiato formato nel ’92. È a tutti gli effetti una macchina da gol, in grado di segnare in tutti i modi ma soprattutto di fare reparto da solo, dove impara a fare a sportellate con i difensori e far salire la squadra, quanto a scattare in profondità e segnare da opportunista. Le sue prestazioni non passano inosservate al c.t. spagnolo Vicente Del Bosque che lo convoca cinque anni dopo la sua prima e ultima presenza nelle Furie Rosse. Alla Rosaleda di Málaga contro il Venezuela scende in campo nel secondo tempo, sbaglia un rigore ma rimedia con altri tre gol. Nel complesso, nel suo triennio valenziano, segna cinquantanove reti in campionato, le stesse di Álvaro Negredo del Siviglia, l’unico spagnolo che in termini di gol gli riesce a tener testa. Nello stesso periodo Fernando Llorente si ferma a quota trentanove, David Villa solo a trentatré, mentre Oltremanica Fernando Torres ne segna appena ventiquattro.

A questo punto arriva il Tottenham per riempirlo di soldi e portarselo in Inghilterra. Gli Spurs hanno appena ceduto Gareth Bale al Real Madrid per la storica cifra di novantaquattro milioni di euro e per sostituirlo hanno soldi da spendere: assieme a lui – costato 16 milioni di sterline più dieci di bonus, in definitiva circa venti milioni di euro – arrivano anche Lamela dalla Roma, Paulinho dal Corinthians ed Eriksen dall’Ajax. Ma il suo adattamento a Londra non avverrà mai. A meno che tu non sia un fuoriclasse, se sei spagnolo in Inghilterra non può andare bene. Sarà il clima, sarà la lingua, sarà la cultura, ma i suoi numeri sono a dir poco ridicoli. In due stagioni la butta dentro appena undici volte, di cui solo sette in Premier League, escludendo i rigori appena tre. Una miseria. È la controfigura del Soldado di Valencia. Così il ritorno in Spagna è solo questione di tempo: lo cercano Siviglia, Villarreal e Real Sociedad. I baschi non hanno molti soldi a cui abbinano scarso appeal, non possono offrirgli nemmeno una competizione europea, la sfida è tra andalusi e valenziani. Da parte sua Unai Emery, allenatore del Siviglia, lo chiama notte e giorno per convincerlo a venire in Andalusia: grazie a lui è diventato una macchina da gol a Valencia, lo conosce bene e può tornare a essere quello che era sotto la sua guida, ora che il Siviglia fresco bi-campione dell’Europa League deve affrontare l’avventura in Champions League e ha bisogno di un sostituto di Bacca, trasferitosi al Milan. Dall’altra parte c’è però il Villarreal, che a dispetto di un torneo internazionale meno prestigioso, lo pone al centro del suo progetto ma che soprattutto è a pochi chilometri dalla sua Valencia. Alla conferenza di presentazione promette di impegnarsi al meglio “per superare il Soldado del Valencia”. Solo il tempo e il campo potranno dirlo.

 

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