Libertadores, River Plate-Tigres 3-0: “El Más Grande” torna sul tetto d’America

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Diciannove anni dopo, e con una clamorosa retrocessione in Segunda nel mezzo, il River Plate vince la Coppa Libertadores, la terza nella propria storia. Il capolavoro di Marcelo Gallardo, in campo per qualche minuto nella finale vinta nel ’96 contro l’America de Calì e stasera paradossalmente in tribuna vista l’espulsione nella gara d’andata, si concretizza nella magica notte del Monumental, col Tigres abbattuto con un altisonante 3-0. L’equilibrio della finale è durata una partita e mezzo: 135 minuti con pochissime emozioni, senza reti. Ci ha pensato Lucas Alario, centravanti classe ’92 prelevato dal Colon a inizio luglio e fortemente voluto proprio da Gallardo, a cambiare la storia con un colpo di testa di rara bellezza e precisione proprio al termine del primo tempo. Un gol che è stato il preludio della goleada nella ripresa, coi sigilli di altri due protagonisti di questa campagna, Carlos Sanchez (su rigore da lui stesso procurato) e Ramiro Funes Mori, centrale di difesa cresciuto in modo esponenziale negli ultimi due anni fino a diventare oggetto del desiderio di diversi club europei.

E dire che le premesse della vigilia non erano delle migliori per i millonarios: non che il Tigres partisse favorito (espugnare il Monumental non è impresa da tutti i giorni), ma le numerose assenze in casa River hanno fatto “temere” davvero che la Libertadores, per la prima volta nella storia, abbandonasse il Sudamerica e venisse festeggiata in Messico. Gallardo ha dovuto rinunciare a Mercado, Viudez (decisivo in semifinale contro il Guarani) e soprattutto Rodrigo Mora, infortunatosi proprio sette giorni fa nel match d’andata: proprio al posto dell’attaccante uruguaiano è arrivata la scelta più sorprendente, con Fernando Cavenaghi lanciato titolare per la prima volta in questa Libertadores proprio nell’occasione più importante. “El torito” ha ripagato Gallardo con una prestazione di grandissimo sacrificio, suggellando così una carriera di ottimo profilo e che ora si avvia inesorabilmente verso la conclusione. Tutta un’altra musica per Ferretti, con la rosa al completo considerato anche il recupero a sinistra di Aquino: l’ex Villarreal finirà per risultare decisivo “al contrario”.

Molto meglio, e non sorprendono più le sue prestazioni, dall’altro lato Jurgen Damm: la guizzante ala destra messicana è stato l’unico a generare pericolo tra i suoi, approfittando anche di una catena di sinistra non perfetta del River Plate, con Bertolo – ex Palermo e preferito a Driussi e Martinez – spesso in affanno in fase di ripiego. Damm ha regalato un pallone d’oro durante il primo tempo, caratterizzato da interventi al limite e da numerose ammonizioni oltre che da uno scacchiere tattico piuttosto bloccato, a Gignac: il francese ha scelto di andare col sinistro per la deviazione vincente, uno sbaglio che ha portato a ciccare il pallone e che ha finito per pesare tantissimo nell’esito di questa finale. Non che Arevalo Rios avesse fatto meglio con una conclusione strozzata dal limite alla mezz’ora, ma dall’ex Marsiglia ci si sarebbe aspettato molto di più. Il gol in semifinale contro l’Internacional aveva forse illuso un po’ tutti. Alla fine con Gignac è affondato anche Sobis, nonostante i primi 45 minuti giocati a buon livello, vero protagonista della campagna 2015 dei messicani.

Il gol dell’1-0 è arrivato al 45′ esatto: numero di Vangioni, tra i migliori in campo con la meravigliosa coppia di centrali a centrocampo Kranevitter-Ponzio, sulla destra su Jimenez, cross tagliato per Alario. L’ex Colon, quasi spalle alla porta, è riuscito a liberarsi dalla marcatura di Rivas poi praticamente ad inginocchiarsi e ad indirizzare il pallone nell’angolino, fulminando l’egocentrico Guzman. Un gol che ha mandato in visibilio il Monumental, i 70mila accorsi allo stadio avranno di certo fatto tremare anche le case del quartiere Nuñez. Il Tigres, sulle ginocchia, si è aggrappato al solito Damm: il 22enne ha regalato un altro cioccolatino a inizio ripresa, stavolta sprecato da un incomprensibile colpo di testa contro-tempo di Aquino, praticamente solo davanti a Barovero.

In quell’istante è finita la favola dei “nuovi milionari” del Tigres. Il River Plate ha pressato con sempre più vigore, la stanchezza si è fatta sentire più nelle gambe ospiti. Il pasticcio al 74′ di Aquino ha fatto il resto: l’ala sinistra ha ingenuamente sgambettato in area Carlos Sanchez, imbeccato dal neo-entrato Driussi, rigore ineccepibile. Dagli undici metri sarebbe voluto andare proprio Cavenaghi, ma è stato “el pato” ad incaricarsi della trasformazione, perfetta, del penalty. Quattro minuti più tardi, poi, il sigillo finale di Ramiro Funes Mori, con un imperioso colpo di testa su azione d’angolo. Gli ultimi 10 minuti servono al Monumental per preparare la festa, un’atmosfera incredibile grazie a dei tifosi che vengono ripagati di tante umiliazioni subite negli ultimi anni con un successo che nessuno si sarebbe aspettato soltanto quattro anni dopo la retrocessione. “El Más Grande ha vuelto”, il River Plate vince la Coppa Libertadores 2015.

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Sono Alfonso Alfano, 32 anni, della provincia di Salerno ma da anni vivo in Spagna, a Madrid. Appassionato di sport (calcio, tennis, basket e motori in particolare), di tecnologia, divoratore di libri, adoro scrivere e cimentarmi in nuove avventure. Conto su svariate e importanti esperienze sul Web.

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