Chi è Alphonse Areola, l’enfant prodige del PSG

Alphonse Areola

Dopo la serata di Istanbul la Fifa lo ha definito «un portiere affidabile con riflessi eccezionali, buona capacità di lettura dell’azione e la tempra di comandare all’interno dell’area di rigore». La notte prima era solamente uno dei tanti enfant prodige che la Francia ha sfornato negli ultimi anni, offuscato dalla stella di Pogba e da altri giovani promesse come Sanogo, Thauvin, Zouma, Kondogbia e Digne, ma dopo aver regalato una delle più grandi gioie dei francesi degli ultimi quindici anni è entrato di diritto nella cerchia ristretta dei più interessanti talenti classe ’93. Si ispira a van der Sar, Casillas e Coupet, ma prima di parlare dei suoi due tuffi più importanti facciamo un passo indietro, e riavvolgiamo la pellicola dall’inizio della nostra storia, sulle sponde della Senna.

Il piccolo Alphonse, a soli sei anni, calpesta i primi rettangoli verdi nel centro sportivo dei Petits Anges, scuola calcio all’ombra della Tour Eiffel, nel cuore pulsante di Parigi. Fra queste vie non si gioca il foot de rue della periferia, siamo lontani dalle banlieue e della facile retorica delle storie strappalacrime. Gioca a calcio per divertirsi, per stare con gli amici, nulla di più, anzi a dirla tutta da terzino sinistro non è neanche molto bravo. Solo qualche mese dopo, durante un torneo a Romainville la squadra ha bisogno di un portiere, lui si propone di difendere i pali e aiuta i suoi compagni ad arrivare in finale: non ci uscirà più da quella porta. Così a tredici anni il tecnico lo iscrive alle selezioni per l’INF di Clairefontaine, l’accademia d’élite della Federcalcio francese nell’Île-de-France. Molti grandi calciatori francesi degli ultimi anni sono usciti da Clairefontaine da Anelka a Gallas, da Ben Arfa a Benatia, da Henry a Matuidi. Ma la selezione è molto dura, solo i migliori ragazzi della regione vengono pre-selezionati, e tra loro – dopo un’intensa tre giorni di osservazione durante le vacanze scolastiche di Pasqua – ne vengono scelti solo ventidue, di cui soltanto tre o al massimo quattro portieri l’anno. Ma fra questi c’è Areola, che viene scelto al primo tentativo, chapeau.

Assieme a lui c’è un altro portiere con cui condividerà il cammino almeno fino all’under-20, Paul Charruau. Fanno amicizia durante le visite mediche e diventano inseparabili. Lui e Fonfonse restano sul campo di allenamento anche al termine delle sessioni, quando uno non ne può più l’altro convince l’amico a rimanere, e ne combinano di tutti i colori anche fuori dal campo. Come quando aizzano tutto il pullman a fare scherzi telefonici all’autista che fa la spola tra il college e il centro sportivo, uno scherzo che si prolunga per giorni e giorni, finché un venerdì pomeriggio tutta la squadra viene trattenuta al momento della libera uscita per il fine-settimana con le famiglie: visto che nessuno si costituisce, vengono costretti a riempire pagine e pagine per imparare la lezione. Grazie a Paul sappiamo dei numerosi soprannomi che vengono affibbiati ad Alphonse: oltre al diminutivo Fonfonse, meritano di esser citati il “cinese”, per i suoi tratti asiatici, e Super S, ovvero Super Star, per la sua fama che continua a precederlo.

A fare scalpore infatti sono le sue prestazioni che attirano l’attenzione di Pierre Reynaud, osservatore del Paris Saint-Germain, il quali lo chiama a rapporto a Camp de Loges, uno dei centri di formazione più rilevanti di Francia, e convince Bertarnad Reuzeau a portare il ragazzo in rouge et blue. Dopo l’anno a Clairefontaine Areola conferma le sue potenzialità e inizia un’ascesa inarrestabile, il suo nome inizia a circolare da subito e intorno a lui si crea la fama del predestinato, che lo condurrà a essere scelto due anni più tardi una seconda tornata all’INF per affinare le sue doti. E al termine dello stage il PSG gli lascia sul tavolo il primo vero contratto: nel luglio 2009, a soli sedici anni e cinque mesi diventa il più giovane calciatore del Paris a diventare professionista. D’altronde, dopo la seconda torunée al centro di formazione di Clairefontaine, il suo fisico già sembra quello di un portiere finito: 191 centimetri per 85 chili. Inoltre adesso anche la FFF, la Federazione francese, ha capito che portiere ha fra le mani, e perciò Areola diventa il guardiano della porta di tutte le selezioni giovanili.

Agli Europei under-17 del 2010 la Francia cade in semifinale contro l’Inghilterra di Barkley e Berahino, poi campione, ma avrà modo di rifarsi. Nel frattempo lo contatta Dan Palami, team manager delle nazionale filippina che, attirato dalle brillanti prestazioni del giocatore, prova a convincerlo a scegliere la selezione asiatica, essendo figlio di immigrati filippini, ma il suo raid non ha successo. Lui è nato e cresciuto a Parigi, «sono un figlio di Parigi» ha detto recentemente, e per di più la Francia è da sempre il suo sogno e può regalargli la consacrazione nel calcio che conta. Ci riprova nel 2012 agli Europei under-19 in Estonia ma ancora una volta il cammino dei galletti si ferma in semifinale, stavolta contro la Spagna di Deulofeu, Jesé e Paco Alcácer, che però la spuntano solo ai rigori. Ma la rivincita arriva neò 2013 quando ai Mondiali under-20 in Turchia diventa protagonista all’interno di un gruppo affiatato grazie alla finale contro l’Uruguay. Dopo centoventi minuti avari di reti si arriva alla giostra dei rigori e Areola sale in cattedra: «voi mettete i vostri tiri dentro, al resto ci penserò io» sussurra ai compagni. Detto, fatto: para i primi due tiri dal dischetto a Velázquez e de Arrascaeta, regalando la coppa ai transalpini e la gloria ai suoi guantoni.

Quella sera, a Instanbul, la promessa diventa realtà e la sua carriera prende il volo. Il Paris Saint-Germain gli rinnova il contratto fino al 2019 e lo manda in prestito in Ligue 2. Più precisamente al Lens, dove ritrova l’ex-tecnico del PSG Riserve che gli valse la sua prima convocazione tra i grandi, Antoine Kombuaré che lo lancia titolare e non se ne pente: a fine anno la squadra viene promossa in massima serie e Areola vince il premio di portiere dell’anno della categoria. Ma soprattutto nasce un rapporto speciale con la tifoseria. Dopo avergli dedicato un coro, al termine della 15° giornata di campionato durante la quale il Lens batte il Châteauroux due a zero, la curva lo omaggia assurgendolo a capo-ultras durante i festeggiamenti.

Ma per l’anno successivo non viene riconfermato, a causa di irregolarità finanziarie la stessa promozione del Lens viene minacciata, ma poi sventata con alcune restrizioni di mercato che impediscono al club di puntare ancora su di lui. A questo punto appare nella storia Claude Makélélé il quale, dopo tre anni da assistente per conto del PSG, viene ingaggiato dal Bastia come allenatore, e grazie ai suoi ottimi rapporti all’interno del club parigino riesce a portare in Corsica Areola per sostituire Landreau. E anche a Bastia conferma di avere ben pochi difetti. La sua grande annata può essere sottolineata da un numeri statistico: le sue 65 parate sono state superate da soli altri due portieri under-21 nelle sei massime serie europee, Timo Horn e Loris Karius. Oggi, a ventidue anni, è considerato uno dei portieri emergenti più interessanti d’Europa e sono in molti a ritenere che sia pronto per giocare titolare in una squadra che abbia ambizioni internazionali. Dotato di ottimi riflessi, trasmette sicurezza nelle palle alte, comunica molto con il reparto difensivo e al momento giusto para anche qualche rigore, ma come tutti i giovani non manca di amnesie intermittenti. In definitiva la sensazione è che almeno per questo non si sentirà l’assenza di Asenjo.

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Mi chiamo Mihai Vidroiu, ma per tutti sono semplicemente Michele, sono cresciuto a Roma, sponda giallorossa. Ho inoltre una passione smodata per il Villarreal, di cui credo di poter definirmi il maggior esperto in Italia, e più in generale per il calcio, oltre ad altri mille interessi.

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