Cile-Uruguay, perde il non gioco, vincono Sanchez e…Jara

Cile Uruguay Copa America

All’estadio Nacionàl di Santiago del Cile 50.000 spettatori cantano a squarciagola l’inno cileno: un modo confortante per i padroni di casa di affrontare il match. Questo Cile è una della nazionali più forti che la storia recente della Roja ricordi. Se a questo ci si aggiunge il fatto di giocarlo in casa le somme sono presto tirate: sei una delle favorite di questa Copa América, inutile fare depistaggio preventivo.
E infatti l’inizio dei padroni di casa è singhiozzante, al cospetto di un Uruguay molto più disinvolto che si presenta, guai a dimenticarlo, da campione in carica. Tuttavia i cileni ci mettono poco a prendere confidenza con la partita, molto fisica peraltro, ed impongono il loro gioco costringendo gli avversari nella loro metà campo. Alla fine del match il possesso palla cileno sarà vicino all’80%, mostruoso. Una conferma viene anche dal grande numero di falli commessi: la celeste, complice forse anche l’orgoglio ferito della squadra campione in carica che non vuole chinare il capo, commette molti falli, il triplo rispetto ai padroni di casa.

Questa Cile-Uruguay non è stata entusiasmante: mentre nella fase a gironi le difese erano più spensierate dal momento che solo quattro compagini sarebbero state eliminate, ora, nella fase a eliminazione diretta non c’è più margine d’errore. Ad arricchire il piatto dello spettacolo ci si mette anche la formula di questa Copa América: eccetto che per la finale, gli scontri ad eliminazione diretta prevedono immediatamente i rigori dopo i novanta minuti regolamentari. Ed infatti l’Uruguay ci ha creduto per quasi tutta la partita di poterci arrivare. Rinchiusi nella metà campo loro, il contropiede era l’unica arma in loro possesso, ma Cavani non era nella sua serata migliore, trascurando il difficile periodo che sta affrontando in famiglia. Al 63′, senza reti all’attivo e con i nervi scoperti, il matador si farà anche espellere dopo aver ceduto alla provocazione di Jara.
La partita dell’Uruguay è stata brutta, come molte di quelle giocate in questo torneo: la difesa è solida e ben organizzata ma in generale si cerca di sbloccare il risultato con i calci piazzati; il fallo tattico è applicato molto spesso. Al di là di tutto ieri bisognava fare i conti con un grande Cile che ha le motivazioni a mille: Alexis Sanchez, così come Messi con l’Argentina, è stato costantemente raddoppiato. Tuttavia ciò non ha impedito al Niño Maravilla, la stella della squadra, cercato costantemente, di rendersi pericoloso in più di un’occasione. Valdivia, tra le linee, non ha sofferto il loro pressing perché è un mago: suo il passaggio a Mauricio Isla per la rete decisiva a dieci minuti dal termine.

Vidal è stato il solito guerriero, perfettamente a suo agio nel ruolo di mezz’ala piuttosto che dietro alle punte come gli capita di giocare nella Juventus. Fin’ora ha giocato un grande torneo e non è un caso, il cui unico neo è l’incidente occorsogli con la Ferrari, dal quale ne è uscito illeso si, ma con 10 milioni di svalutazione nel costo del suo cartellino. L’Uruguay ha terminato in nove per la rabbia dell’incombente sconfitta patita, a loro dire, ingiustamente. Ma in questa Copa América tafferugli, spintoni, testate e tastate sembrano essere all’ordine del giorno.
Ai quarti la Roja affronterà la vincente tra Bolivia e Perù; effettivamente non sono delle avversarie trascendentali, motivo per il quale più di un cileno si è già ingolosito pensando alla finale. Il paese intero esclama a gran voce: “Vamos a ganar la copa”.

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