Amburgo-Karlsruher 1-1, l’analisi: Rothosen patetici, ma ancora vivi

AMBURGO-KARLSRUHER 1-1

AMBURGO-KARLSRUHER 1-1 – Pietà.  E’ questo il sentimento con cui convivono  i tifosi del glorioso Amburgo, unica squadra tedesca a non essere mai retrocessa da quando è stata istituita la Bundesliga. Un sentimento provato, ormai, da diverse stagioni, diventato di casa negli ultimi due anni, quelli che li vedono protagonisti di un epilogo assai sgradevole, che poco collima col blasone del club anseatico: il relegation-spiel, ovvero – in idioma italico – lo spareggio per non retrocedere in Zweite Liga. E se l’anno scorso l’obiettivo fu colto, seppur immeritatamente, dopo aver pareggiato 1-1 sul campo del Greuther Furth (andata 0-0), stavolta l’impresa pare ancora più complicata dopo il pareggio con goal di stasera. L’Amburgo, quindi, dovrà scendere al Wildparkstadion con l’obbligo di vincere o pareggiare segnando addirittura due gol, impresa titanica per una squadra che è stata di gran lunga la meno prolifica della Bundesliga, complice un attacco che si poggia sulla prolificità, si fa per dire, di Lasogga, uno degli attaccanti tedeschi più sopravvalutati nella storia recente del Fussball assieme a Mario Gomez.

ATTACCO STITICO, REGIA OPACA –  Nulla di nuovo, quindi, verrebbe da dire. Oltre all’atavica stitichezza offensiva, l’HSV ha esibito i soliti limiti in fase di impostazione e costruzione del gioco, amplificati, oltretutto, dall’atteggiamento assunto in campo dal KSC, che – trovato il vantaggio in avvio di partita con Hennings (splendida sassata di sinistro imprendibile per Adler) – si è chiuso dietro in maniera ordinata rendendosi sovente pericoloso in contropiede. Il problema del regista, d’altronde, non è sorto recentemente in casa dei Rothosen, già lo scorso anno privi di idee e fosforo in mezzo al campo. Holtby, un giocatore poco incisivo (eufemismo) sulla trequarti, potrebbe essere riconvertito (come avvenuto lo scorso anno) in cabina di regia, ma il biondo centrocampista di origini inglesi, che gode ancora di buona fama solo ed esclusivamente per la stagione di Mainz, pare non gradire.

VAN DER VAART, PERCHE’ NO? – Recentemente, seppur con risultati alterni, Labbadia aveva impiegato in quel ruolo Van der Vaart, giocatore la cui carriera ha preso un’evidente china discendente, ma in grado, grazie all’esperienza e all’indubbio talento, di poter aiutare una squadra allo sbando come l‘HSV. Ma il tecnico italo-tedesco ha pensato di non schierarlo. Il motivo? Dare continuità alla squadra che ha battuto sabato lo Schalke, un’altra squadra di moribondi, scesa ad Amburgo senza nessuna motivazione e con lo spogliatoio in completa ebollizione. Oggi, non ce ne voglia il pessimo tecnico di Darmstadt, Rafa sarebbe servito. Eccome.

KSC OK, PERO’… – L’ennesima pessima prova dell’Amburgo non deve comunque sminuire i meriti del Karlsruher, che a conti fatti avrebbe meritato di vincere. Solo nel finale, infatti, la squadra di Kauczinski ha sofferto il forcing dei padroni di casa, che si è tradotto, concretamente parlando, in un tiro da fuori area di Diaz miracolosamente deviato in corner da Orlishausen, oltre al goal messo a segno da Ilicevic ad un quarto d’ora o poco più dal fischio finale. Nel resto della partita, il KSC ha giocato con una personalità ben superiore a quella avversaria, disputando un avvio di ripresa da squadra di categoria superiore. E che per poco, dopo sette giri di lancette dalla ripresa delle ostilità, non si è tradotto in doppio vantaggio, complice le due traverse colte da Manuel Torres e Nazarov nella stessa azione. Eppure, nonostante il vantaggio acquisito, il KSC dovrà sudare le proverbiali sette camicie per strappare il ticket per la Bundesliga: esperienza, blasone, qualità della rosa sono punti assolutamente appannaggio dell’Amburgo; inoltre, durante l’ultima stagione, il Karlsruher ha impressionato maggiormente lontano dalle mura amiche, dove ha riscontrato spesso difficoltà nell’andare a segno.

LABBADIA AD UN BIVIO – Certo, molto dipenderà dall’undici che Labbadia deciderà di schierare al Wildparkstadion, impianto che lo vide protagonista al termine dell’attività agonistica (sicuramente più valida di quella che sta affrontando da tecnico). Indispensabile puntare su giocatori esperti ed in grado di reggere l’urto di un match così importante: Van der Vaart e Jiracek potrebbe garantire esperienza (entrambi), classe (l’olandese) e grinta (il ceco), doti assai fondamentali visto il delicato impegno a cui andranno incontro i Rothosen. E poco importa che Jiracek, ad esempio, sia sparito dai radar della squadra titolare da tempo. Lunedì, infatti, servono giocatori pronti caratterialmente e agonisticamente, dei veri e propri guerrieri. Se lo ricordi, Mister Labbadia. Altrimenti, il rischio di restare nella storia per essere stato il primo allenatore a retrocedere sulla panchina dell‘Amburgo, è assai elevato.

AMBURGO-KARLSRUHER 1-1: TABELLINO

AMBURGO: Adler – Westermann (56′ Diekmeier), Djourou, Rajkovic, Ostrzolek – Kacar,Diaz – Olic(89′ Beister), Holtby (69′ Stieber),Ilicevic – Lasogga

KARLSRUHER: Orlishausen – Valentini, Gordon,Gulde, Max – Peitz,Meffert – Torres, Yabo(73′ Krebs), Nazarov – Hennings(93′ Micanski)

Goal: 4′ Hennings (K), 73′ Ilicevic (A)

Ammoniti: Westermann, Holtby, Kacar, Diekmeier (A); Valentini, Peitz (K)

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