Osvaldo, il centravanti rock

Pablo Daniel Osvaldo

Pablo Daniel Osvaldoterminata l’avventura interista, è tornato a giocare in argentina e sta vivendo un momento bello della sua carriera. Ha siglato una doppietta ai venezuelani dello Zamora, in Coppa Libertadores. L’ex giocatore di Roma, Juventus ed Inter ha così dichiarato: “Abbiamo giocato una partita fantastica, ma con tutte le occasioni che ho mancato nel primo tempo sono sorpreso che mi abbiano eletto uomo del match”. La serata è stata immortalata da un selfie con i suoi compagni di squadra perché Osvaldo sembrerebbe un lupo solitario ma è un grande uomo squadra se l’ambiente è pronto ad elevarlo, a farlo sentire importante. La sua vanità è sempre stata evidente, si è sempre percepita dalla bellezza delle sue giocate, che non sarebbero tali se non avesse una grande qualità. Ed è questo il pregio che gli ha permesso di arrivare alla nazionale italiana, quella maggiore. E’ un vero e proprio attaccante moderno, rapido, potente, ambidestro. Con lui lo spettacolo è sempre assicurato sebbene non sia un fromboliere implacabile. La sua grande qualità ammirata da allenatori come Zdenek Zeman che lo definì ‘una forza della natura’ e Cesare Prandelli che lo portò nella nazionale maggiore gli permette di sfornare assist a ripetizione. Ad un giocatore di origini sudamericane non poteva mancare il dribbling. Il tiro da fuori area è potente, colpo di testa e rovesciata eccellenti; queste doti fanno di lui un attaccante autentico. Ma ha un limite caratteriale: è una prima donna dal cuore duro e ruvido; è un despota che non lesina schiaffoni se non gli si concede la giusta attenzione in campo. Un vero Capitan Fracassa, pronto a rompere i delicati equilibri dello spogliatoio di cui rispetta le gerarchie: Osvaldo, checché se ne dica, è comunque, fino in fondo, un uomo d’onore. Se scoprisse un compagno venduto non lo denuncerebbe: “Ciò che succede nello spogliatoio deve restare lì. Io non faccio il delatore, ma non mi volto. In silenzio, lo ammazzo di botte”.

Joaquin Sabina, cantautore e poeta spagnolo, nonché antifranchista è uno degli artisti che più lo hanno ispirato. Non c’è dubbio che Osvaldo sia una persona stravagante che nello stile e per certi aspetti della sua personalità ha guardato con una certa attenzione al Johnny Depp più turbolento. Perfino il suo stile si ispira tacitamente a lui ancorché non lo ammetta tanto facilmente, orgoglioso com’è. Quella barba apparentemente trascurata, gli occhiali da intellettuale indipendentista, le catene al collo, i bracciali, il gilet con l’orologio da tasca dorato rientrano tutti in quella visione vagamente gipsy del vestirsi, peculiare del celeberrimo Depp. E che dire della sua grande passione per la musica, anche in questo caso esattamente come l’attore americano. Se non avesse fatto il calciatore sarebbe stato uno scrittore o un musicista. E a chi gli chiedeva cosa avrebbe fatto se non fosse arrivato lui rispondeva: “Non esiste, io arrivo”.

Il suo mantra è racchiuso in una frase del nichilista Beigbeder che dice: “Se non siamo certi di vedere il domani, meglio correre”. Con la nazionale italiana ha esordito nell”under 20, passando per l’Under 21 e per quella Olimpica nel 2008. Tuttavia il suo orgoglio patriottico non si è mai sopito: ai tempi dell’Espanyol, forse il suo miglior anno dal punto di vista realizzativo, attirò l’attenzione di club spagnoli, inglesi ed italiani grazie ad uno score di 20 gol in 52 partite, conditi da giocate di alto profilo. A quei tempi si presentò agli allenamenti con una Mini Cooper bianca e celeste: come i colori dell’Espanyol ma anche come i colori dell’Albiceleste. A fugare ogni dubbio c’è l’immagine di Diego Maradona nell’interno della portiera con la scritta “D10S es argentino”. Quando nel 2007 accettò la convocazione della nazionale Under 21 dopo essersi naturalizzato italiano, era ben consapevole che questo non gli avrebbe compromesso la nazionale maggiore. “Darei qualunque cosa pur di avere una chance con l’Argentina. Preferisco una partita con l’Albicleste al giocare un mondiale con l’Italia” dichiarò circa 4 anni fa. Ma quella convocazione non arrivò mai.

Lui è fatto così: si tatua un salmone sull’interno del braccio che non è la solita carpa di ispirazione cinese, né tantomeno un drago o una tigre. Ma perché un salmone? “Il salmone è un genio. Se ne sbatte di tutti e va per la sua strada. Controcorrente”.

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