Arsenal: Arsène e l’importanza di saper scegliere

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Da un po’ di anni l’Arsenal è in un limbo: troppo forte per restare ai margini del calcio che conta, non abbastanza forte per essere competitivo nello stesso. Se si vuole rintracciare il punto di rottura che ha segnato l’involuzione dell’Arsenal da seria pretendente al titolo a squadra competitiva ma fino a un certo punto, bisogna tornare indietro di nove anni, ai tempi del trasferimento da “Highbury” ad Ashburton Grove nella nuova casa dell'”Emirates”. Quel periodo, nel 2006, di fatto rappresentò la fine del ciclo del glorioso Arsenal, capace di fare la voce grossissima in Inghilterra e di poter dire la sua in Europa, dove sfiorò la grande affermazione disputando la finale di Champions League a Parigi contro il Barcellona di Rijkaard, vincitore in rimonta.

L’ingente spesa per lo stadio costrinse l’Arsenal ad un ridimensionamento di natura economica, che portò anche ad un ridimensionamento tecnico. Negli anni in cui i gunners non potevano spendere, Wenger è riuscito a mantenere la squadra nella parte nobile della classifica, garantendole sempre il posto nell’Europa che conta, ed ha dimostrato di essere capace di valorizzare giocatori giovani, ma anche e soprattutto di poter rivitalizzare giocatori apparentemente dal destino tecnico segnato, come Adebayor, che è stato reso credibile come sostituito di Henry, o Van Persie, trasformato da esterno talentuoso ma non particolarmente continuo a centravanti devastante. Nomi che per l’Arsenal hanno rappresentato anche un plusvalore economico che spesso e volentieri ha finanziato la campagna acquisti.

Mercato che è stato il vero tallone d’Achille dell’Arsenal, specie negli ultimi quattro anni: ad eccezione di qualche nome di livello, come Cazorla e Giroud, sono arrivati spesso e volentieri giocatori o che hanno deluso le aspettative (come Gervinho e Podolski) o non all’altezza della maglia. Valga per tutti l’esempio di Koscielny, che inspiegabilmente continua ad essere titolare in tandem con l’elefantiaco Mertesacker (altro acquisto di per sé rivedibile, pur essendo migliore del francese) anche se di nomi da citare ce ne sarebbero tanti.

Nell’estate del 2013 finalmente Wenger ha la possibilità di spendere. Il reparto offensivo dell’Arsenal è di buon livello, i giocatori bravi a trattare il pallone ci sono e lo si è visto, i problemi più che altro sono in fase di non possesso. Alla fine, oltre a Flamini preso a zero, arriva Mesut Ozil, per 50 milioni di euro. Il giocatore non si discute, ma in quel ruolo c’era già Cazorla, che male non se l’era cavata. Il tanto atteso salto di qualità arriva solo in parte, perché arriva una prestigiosa FA Cup, che significa ritorno alla vittoria in competizione ufficiale dopo 9 anni, ma è evidente che quel gap presente tra i gunners e le competitors sia in Premier League che in Europa non è stato colmato più di tanto.

Anche quest’estate c’è stata la possibilità di poter spendere, e la campagna acquisti è stata condotta in pompa magna, come da tempo non si vedeva dalle parti del Nord di Londra. E, come sempre, arrivano gli errori. Il grosso degli investimenti si concentra nella zona offensiva dove arrivano Welbeck e soprattutto Alexis Sanchez, top-player, senza dubbio. Ma si continua a trascurare il problema che di fatto non ha consentito all’Arsenal di colmare quel gap: ovvero la consistenza difensiva. Debuchy e Ospina sono due ottimi acquisti, ma (quantomeno in principio) vanno a riempire i vuoti lasciati da Sagna e Fabianski. Il grande colpo in difesa è Calum Chambers, classe 1995, 22 presenze in Premier, pagato 20 milioni di Euro dal Southampton, giocatore che per ltro nasce terzino destro, praticamente un vice Debuchy pagato più dello stesso Debuchy.

Gabriel Paulista in azione
Gabriel Paulista in azione

Il rendimento è stato quello che è stato, i risultati si vedono e a gennaio per rimediare viene preso Gabriel Paulista, pagato 15 milioni più il prestito di Joel Campbell (al quale una chance forse la si poteva anche dare). Per giudicare l’ex Villarreal è ancora presto, ma non è presto per dire che anche quest’anno i risultati non stanno arrivando e l’evoluzione che ci doveva essere e che doveva riportare i Gunners in alto, non c’è stata. Le ultime due partite dell’Arsenal in questo senso parlano chiaro: vittoria nemmeno troppo sofferta contro un Everton inferiore, preceduta da un tonfo interno abbastanza rovinoso contro il Monaco in Champions League, in una partita che l’Arsenal di per sé non ha giocato nemmeno male, ma in cui gli avversari hanno fatto pagare a caro prezzo ogni disattenzione, a conferma dell’insufficiente qualità dell’organico per quanto riguarda i giocatori di copertura. Sarebbe ingeneroso, come molti stanno facendo, dire che Wenger non sia un bravo allenatore. La sua storia, compresa quella recente, seppur avara di trofei, dice il contrario. Non è affatto però ingeneroso dire che per costruire una realtà che aspira ad essere competitiva ad alti livelli bisogna saper scegliere bene. E la sua storia dice che in quest’ultimo periodo, le scelte di Arsène, a breve, medio e lungo termine, sono abbastanza rivedibili.

About Emilio Scibona 83 Articoli
Laureato in Storia, proiettato nell'attualità, intossicato dal presente e incuriosito dal futuro. Appassionato di calcio, esaltato dal basket, catturato dal rombo di motore della Formula 1. Rimpiango i tempi che furono ma credo comunque nel domani.

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