Vida Loca a Marsiglia: la parabola discendente di Bielsa

Marsiglia Bielsa

C’era una volta, nel Sud della Francia, una città talmente indipendente nei confronti del potere centrale che cambiava bandiera e sovrano solamente in base ai suoi interessi, il suo nome era Masalia. Passarono i secoli, cambiò la gente e mutò anche il nome del capoluogo della Cote d’Azur, da Masalia venne “volgarizzato” a Marseille. Una volta Schopenahuer, assiduo turista francese, affermò con sicurezza che Marsiglia fosse la città transalpina più bella, poiché diversa da tutte le altre: non è cambiato molto da quei tempi, anzi quasi nulla, la gente respira sempre quell’aria fresca del mediterraneo ma durante l’inverno si affaccia al mare indossando una sciarpa color celeste cielo e bianco, i colori di Marsiglia, i colori dell’Olympique de Marseille.  Siamo sicuri che anche il filosofo tedesco, girerebbe fiero per le vie di Marsiglia indossando quei colori  e resterebbe ammaliato di fronte alle due più grandi opere presenti in città: il Vèlodrome ed il porto, quello nuovo.

Lo Stade Vèlodrome è da sempre la casa dell’OM, riparo per quel pubblico, sempre molto caldo, che attende da 5 anni la conquista del titolo, per collocare sopra lo stemma quella stellina dorata che tanto è rincorsa dai supporters de Les Focenes; il porto, invece, rappresenta da sempre il simbolo di Marsiglia, oltre ad essere uno dei più grandi e famosi d’Europa, è da sempre meta di turisti che cercano di immortalare l’immagine di quelle onde che si infrangono sulla Costa Azzura. L’ultimo forestiero che ha attraccato in quel porto indossa un nome pesante, almeno quanto il suo ego, il suo identikit corrisponde a quello di Marcelo Bielsa, detto “El Loco” che in italiano si traduce come il pazzo, uno tranquillo insomma. Per introdurlo basta ricordare che in Sud America, dalla metà degli anni’90 del secolo scorso, i pensatori romanticamente calciofili si dividono in chi ama e chi odia “El Loco”, un vero e proprio spartiacque si erige di fronte a quest’emblematica figura. La leggenda narra che Bielsa collocò un campo di calcio nella sua casa di campagna ed una notte svegliò moglie e figli schierandoli, in pigiama, nei pressi dell’area di rigore solo per provare uno schema che aveva appena pensato. Un pazzo, un visionario, chiamatelo come volete, ma nessuno negli ultimi 15 anni ha diviso il pubblico come questo 59enne di Rosario.

Appena sbarcato a Marsiglia sconvolge subito l’intera Francia: si presenta davanti al presidente dell’OM, Vincent Labrune, e chiede (ottenendole) le chiavi del Robert-Louis-Dreyfus, il centro d’allenamento della squadra. Perfezionista, fino alla morte. Ma, spesso, questo spasmodico perfezionismo non è ben visto dai calciatori, che sono contrari agli allenamenti del Loco, ma questo tasto lo tratteremo più tardi. La campagna acquisti dell’OM si apre con le cessioni di Jorden Ayew al Lorient, Amalfitano al West Ham e Mathieu Valbuena alla Dinamo Mosca. Per tappare i buchi provocati dal mercato in uscita arrivano a Marsiglia, tra i tanti, Alessandrini dal Rennes ed il giovane Batshuayi dallo Standard Liegi, entrambi fortemente richiesti dal nuovo coach.  Nel precampionato la squadra brilla, spiccano nelle amichevoli estive la vittoria per 4-1 a Leverkusen ed il 2-1 contro il Benfica. Il rovescio della medaglia è l’avvio in campionato. L’OM va a Bastia motivatissimo e si trova dopo poco sul 3-1, grande inizio se non fosse per l’ultima mezz’ora, i calciatori si addormentano e vengono recuperati, alla fine il risultato sarà 3-3. OM bello a metà, magari si potesse dire lo stesso della seconda partita: il Montpellier strapazza i bianco-celesti al Velodrome per 2-0.

Sembra essere il preludio alla fine dell’avventura del Loco sulla panchina dell’Olympique ma, invece, accade quello che non ti aspetti. Il Marsiglia inizia a carburare ed ottiene: 8 vittorie in altrettante partite, la testa della classifica e Bielsa riceve i complimenti da quegli addetti ai lavori che tanto lo avevano criticato. L’OM guarda tutti dall’alto complici un avvio difficile delle più quotate PSG e Monaco, la squadra gioca un buon calcio, votato all’attacco, che trova in Gignac il suo terminale perfetto, l’ambiente è entusiasta, i tifosi credono fermamente in questo team e in città la parola “campioni” non sembra più un’utopia, anzi. La doccia fredda arriva con le due grandi di Francia: se a Lione ci pensa Gourcuff a piegare l’OM, a Parigi, Lucas e Cavani lasciano l’amaro in bocca all’armata Bielsa. Ma “El Loco” non ci sta. L’OM torna a splendere. Arrivano 10 punti in 4 partite, l’unico avversario degno  di questo Marsiglia è l’altro Olympique, il Lione.

Poi la luce si affievolisce e, di punto in bianco, si spegne. La partita cruciale della stagione si gioca nel Principato di Monaco, Gignac e compagni trovano davanti a loro una squadra rinvigorita dal passaggio nel girone di Champions e crollano al 67’ con il goal di Bernardo Silva. Colpo del KO. E’ l’inizio della fine. L’Olympique conquista solamente 12 punti in 8 partite. Troppo pochi per chi vuole trionfare a fine stagione. Nelle ultime 3 giornate mentre Lione (causa l’assenza di Lacazette) e PSG (frattura tra tecnico e giocatori) zoppicano l’OM ha la possibilità per tornare in vetta alla classifica. E invece no. Arrivano solo 3 pareggi. L’ultimo, in ordine cronologico, è quello ottenuto contro il Saint-Etienne. Dopo essere andati sotto, Bielsa cambia simultaneamente tre giocatori (tra i quali Gignac) e butta dentro Aloè, Alessandrini e Batshuayi. Il resto è storia. Dopo 15 secondi l’asse Alessandrini-Batshuayi trova il gol del pareggio e passati tre minuti trova anche il gol del vantaggio. Tutti a decantare le doti del Loco,  grazie a cambi geniali che avevano ribaltato il match. Poi il buio. Minuto 92. Su una mischia a centro area la palla resta a mezz’altezza, a farla sua è Erding, che tutto solo la butta dentro. 2-2. Il Loco è nero.  L’OL è ormai scappato.

In settimana, il più quotato quotidiano sportivo francese, L’Equipe, punta il dito contro tecnico e giocatori. Il tecnico viene accusato di continuare a  perseguire le sue idee nonostante sia necessario cambiare qualcosa per riprendere la marcia trionfante che aveva portato, ad inizio stagione, l’OM in vetta alla classifica. L’accusa mossa ai giocatori è ben più grave. Si dice che i senatori non diano più ascolto al Loco e pur di saltare i suoi durissimi allenamenti fingono infortuni o visite mediche (Gignac non si è presentato agli allenamenti per una visita dal dentista), comportamento vergognoso. Il rapporto tra giocatori ed allenatore è ai minimi termini, la spaccatura sembra ormai insanabile, per ricucire il tutto non basta un buon sarto, non basta un buon allenatore, serve un colpo di genio, un attimo di follia, una scintilla che può scattare solo nella testa di Bielsa. D’altronde se si chiama “El Loco” un motivo ci sarà.

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Classe 96. Aspirante giornalista e telecronista, coltiva la sua passione scrivendo per tuttocalcioestero.it. E' un amante sfrenato degli intrecci specie quando a fondersi sono calcio e storia, lato poetico in una vita fatta di prosa.

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