La stagione dell’Union Berlino, fin qui, spiegata in 4 punti

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La stagione dell’Union Berlino, fin qui, spiegata in 4 punti

Quella di quest’anno, per l’Union Berlino, è una stagione di transizione. Va accettata sapendo che bisognerà sgomitare per evitare di rimanere invischiati nelle zone basse della Zweite Liga. E’ la classica annata traghettatrice tra un passato consolidato e un futuro ancora in fase di rodaggio. Facile e prevedibile, allora, passare dall’altare alla polvere nel giro di un paio di domeniche. L’estate scorsa, dopo sette stagioni e 253 partite sulla panchina degli Eisernen, l’allenatore Uve Neuhaus ha deciso di non continuare l’avventura con l’Union Berlino, portando la società a puntare tutto sul debuttante Norbert Dü wel, vice di Mirko Slomka durante l’esperienza all’Hannover 96.

CAMBIO DI MODULO – Col nuovo tecnico, la squadra ha cambiato fisionomia e modo di stare in campo: come un blocco di argilla pronto per essere modellato, Duwel sta sperimentando un 4-4-2 con il nuovo arrivato Sebastian Polter inamovibile in attaccato (23 anni, in prestito dal Mainz e già autore di 6 gol in 12 presenze) e con due giocatori esterni più due incontristi a centrocampo, oppure un 4-2-3-1 di “passata memoria” che si basava su un’unica punta centrale e sul trequartista capitano Torsten Mattuschka.

L’ADDIO DEL MITO MATTUSCHKA – Proprio lui, che fine ha fatto? Per tutti i Köpenicker, la cessione del loro leader è stato un duro colpo. Una sberla in pieno volto, inaspettata e ancor più grave, immotivata. Nel club dal 2005, Tusche è stato uno dei mattoncini della rinascita dell’Union, dalla quinta serie tedesca fino alla stabilità acquisita in ZweiteLiga. Ha indossato la maglia “Rot und Weiß” 281 volte, secondo nella classifica di tutti i tempi della società. Ha segnato 66 reti, la più bella forse nell’ultima vittoria dell’Union contro l’Hertha, nel derby di Berlino. Era il 2011. E non da ultimo, nella passata stagione è stato il marcatore più prolifico nella sua squadra con 12reti. Quello che può essere chiamato condottiero dentro e fuori dal terreno di gioco con la sua maglia numero 17, a 34 anni è ritornato all’Energie Cottbus, la squadra della sua città e che lo ha lanciato nel grande calcio. Insomma se per i tifosi lo stadio “An der Alten Försterei ” è il loro tempio, Mattuschka ha rappresentato la loro divinità.

LA SVOLTA IN TRE MOSSE – Durante la gestione Neuhaus, l’Eisern Union ha sofferto di tre gravi mali: una partenza a singhiozzo con quei 10 punti regalati e che a fine stagione hanno lasciato una patina di sogno infranto; troppi gol subiti sciaguratamente e clamorose sbandate negli scontri decisivi per l’agognato salto di qualità. Tre indizi che provano una fragilità mentale e un’assenza di stabilità psicologica, quell’attitudine al “saper vincere” anche in situazioni di stress. E’ ancora troppo presto per fare bilanci in questa stagione 2014-2015, ma numeri alla mano, gli Eisernen stanno smaltendo le scorie e vizi atavici. Cartina di tornasole è stato il match pareggiato 3-3, agli inizi di novembre, sul campo dell’Ingolstadt, primo in classifica. In vantaggio per 2-0, l’Union Berlino si è fatto raggiungere sul 2-2 a fine primo tempo. Nella seconda frazione di gioco, forse, è andata ancora peggio con il goal del nuovo vantaggio segnato a 10 minuti dal termine e rimontanti, nuovamente, al 91esimo. E con 27 reti subite, è la penultima difesa della categoria (35, invece, i gol incassati dal St. Pauli).

SI RITORNA A VINCERE – Ma, passatemi questa ovvia citazione, il cielo sopra Berlino è più azzurro di quanto si possa immaginare. I dubbiosi nuvoloni che aleggiano sulla zona di Köpenick, forse, sono prossimi ad essere spazzati. Con l’inizio dell’Avvento, l’Eisern Union ha ripreso a vincere: due vittorie per 2-1, in casa, nell’ultimo weekend, contro il FSV Francoforte e due settimane fa sul campo dell’Erzgebirge Aue. Qui, a quei tifosi romanticamente legati alla storia non sarà sfuggita la doppietta di Damir Kreilach: sono le prime reti segnate dal 25enne croato con la fascia di capitano ereditata da Mattushka. Il simbolo della rinascita è questo.

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Giornalista, nato a Bari in un ambiente dove gli si diceva di tifare per i bianco-rossi, ha seguito il suggerimento alla lettera appassionandosi all'Union Berlin. Fidanzato ufficialmente con il club dal 12 agosto del 2012 quando ha assistito ad una partita per la prima volta nello stadio An der Alten Försterei. Ama i cappelli: i suoi, quello di De Gregori, di Charlie Brown, di Alan Grant e di Nereo Rocco.

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