Champions League: ecco cosa ci raccontano i preliminari

Alle 17 e 45 si terranno i sorteggi della Champions League, a poche ore di distanza dalla fine dell’ultimo turno preliminare. Turno che non ha mancato di lesinare emozioni e sorprese, risultando davvero gradevole.

TRA LE GRANDI: C’E’ CHI SCENDE E C’E’ CHI SALE – Obbligatorio partire con la sfida tra Athletic Bilbao e Napoli che ha visto imporsi i baschi con 4-2 complessivo che sancisce a 16 anni di distanza dall’ultima volta il ritorno del Bilbao in CL, e da ulteriore conferma del momento di grandissima grazia che sta vivendo il calcio spagnolo a livello di club (questo però diciamolo a bassa voce perché gli interessati si potrebbero seriamente offendere). L’Athletic, squadra di indistruttibile tradizione basca che annovera tra le sue file solo giocatori baschi, ha fatto valere nelle due partite il buon talento di cui dispone e il grande furore che anima questa squadra, specie nella gara di ritorno, nella bolgia del San Mamès. Grande merito ai vincitori, ma le colpe dei vinti sono tante ed hanno pesato. Il Napoli, squadra dotata di buon talento offensivo, che l’anno scorso aveva fatto benissimo in Europa uscendo solamente per la differenza reti, ha fatto pochissimo se non nulla per evitare quest’eliminazione. Non c’è un colpevole che spicca, ma un evidente concorso di colpa. Innanzitutto un mercato deficitario che non ha rinforzato a dovere il reparto difensivo, l’autentico anello debole dei partenopei, poi una gara d’andata approcciata male con Benitez che ha preferito coprirsi in casa, schierando l’insicuro Britos e subendo un pareggio che valeva una sconfitta. Le gare di ritorno sono inevitabilmente figlie dell’andata e alla fine il Napoli che pure era passato in vantaggio è crollato dopo il pareggio dei baschi, commettendo errori ridicoli.

Si conferma dunque il trend che vede le squadre italiane boccheggiare sofferenti in Champions League. Che il calcio italiano sia in crisi è ormai notorio, quella di ieri è solamente un’ ulteriore conferma, ma l’impressione che si ha, aldilà del fattore economico-politico, e che a mancare in questo momento nel calcio italiano sia il metodo di lavoro sia sul mercato che sul campo. La rappresentanza italiana sarà dunque in mano a due sole squadre, Juventus e Roma. A mandare tre squadre nella fase finale di CL è invece il Portogallo, con il Porto che raggiunge la fase a gironi dopo aver liquidato agevolmente un avversario ostico come il Lille. I Dragoes reduci da una brutta stagione conclusasi con un sudato terzo posto sono in piena rivoluzione, hanno ingaggiato come allenatore l’artefice dei successi dell’Under 21 spagnola Lopetegui, che si è mossa sul mercato pescando come sempre in giro per l’Europa(Martins Indi, Oparee e per ultimo Aboubakar), ma soprattutto acquistando giocatori spagnoli come Tello, Adrian, e Oliver Torres, ma anche gente come Casemiro e Brahimi, quest’ultimo autentico mattatore della sfida di ieri al Dragao, sbloccata da una sua grande punizione.

Una campagna acquisti completamente finanziata dalle cessioni di Iturbe, Fernando e Mangala che mira al ripristino del ruolo di potenza egemone in Portogallo con la speranza di migliorare per quel che è possibile il rendimento in Europa, dove ha raggiunto il ridimensionato Benfica e il resuscitato Sporting Lisbona di Nani. Come l’Italia anche la Francia manda solamente due squadre nella fase a gironi, ma si sa bene che per giudicare il movimento calcistico francese, i risultati dei club non sono necessariamente la cartina di tornasole. Tutto nella norma invece per quanto riguarda Arsenal e Bayer Leverkusen che completano come da pronostico il 4/4 di Inghilterra e Germania. I Gunners autentici habitué della fase preliminare, hanno dovuto faticare più del previsto contro un tosto Beskitas, ma alla fine grazie a Sanchez hanno centrato la 17esima partecipazione consecutiva alla fase finale. Molto più semplice il compito del Leverkusen che ha sofferto, se così si può dire, solamente i primi minuti della gara d’andata, piegando agevolmente le resistenze di un modestissimo Copenaghen. Accede alla fase a gironi anche lo Zenit, che ha regolato senza problemi con un 4-0 totale lo Standard Liegi. Per la squadra della città fu Leningrado può essere l’inizio del riscatto dopo due anni difficili in cui a fronte di grandi colpi non sono arrivate vittorie, riscatto a cui punta a livello personale anche Villas-Boas, reduce da due esperienze più ombre che luci al Chelsea e al Tottenham, che proverà a spingere lo Zenit il più lontano possibile.

EROI ROMANTICI – La formula dei preliminari ormai in vigore da anni, da però spazio anche a realtà più ai margini del calcio che conta, che si giocano l’accesso alla fase finale di una competizione in cui esserci vale la pena, anche da squadra materasso. Sorride il Malmoe che per la prima volta nella sua storia accede alla fase a gironi della Uefa Champions League da quando è tale, dopo aver regolato per 3-0 un Red Bull Salisburgo che non è riuscito a mantenere il 2-1 dell’andata, non riuscendo nemmeno sta volta ad arrivare alla fase a gironi. L’altra sorpresa invece si chiama Maribor, che dopo 15 anni torna a disputare la coppa, eliminando a sorpresa un Celtic già ripescato dopo essere stato umiliato dal Legia Varsavia (poi estromesso per irregolarità), che così confeziona una bruttissima figura, per un obiettivo che doveva essere alla portata, specie considerando il fatto che in contumacia Rangers la Scottish Premier League(con rispetto parlando) rappresenta tutto fuorché un impegno probante e stimolante. A gioire dunque sono gli sloveni guidati da Simundza(che era giocatore del Maribor nel 1999/2000 quando affrontarono in CL Lazio, Dinamo Kiev e Leverkusen) che dopo anni di militanza nelle Coppe Europee con un profitto tutto sommato buono per i mezzi a disposizione, riescono a tornare nell’Europa che conta. Chi è stato tutt’altro che una squadra materasso è la compagine cipriota dell’APOEL, tornata in CL a due anni di distanza dall’incredibile approdo ai quarti di finale contro il Real. Lo ha fatto in pompa magna, liquidando i danesi dell’Aalborg per 4-0 dopo l’1-1 dell’andata. Per quanto difficile e improbabile che sia, i ciprioti possono tornare a sognare l’atmosfera delle notti di due anni fa, ed è garantito che saranno per tutti un cliente brutto da affrontare.

MO(men)TI DI GLORIA – Ma la storia più incredibile di questo turno preliminare ce l’ha regalata la sfida tra i rumeni dello Steaua Bucarest, squadra di grande storia e blasone che questa coppa l’ha anche vinta, e il Ludogorets Razgrad, nuova potenza egemone del calcio bulgaro che si è affacciata negli anni recenti nello scenario del calcio europeo. Al 90′ minuto della gara di ritorno l’uno a zero dell’andata conquistato a Bucarest aveva retto, ma una saetta di Wanderson da fuori area sugli sviluppi di un corner andava a pareggiare la situazione, rendendo necessari i tempi supplementari. Supplementari agonici e nervosi conclusi con l’espulsione del portiere Stoyanov (che i tifosi della Lazio loro malgrado ricordano bene), ma al 118′ i cambi sono finiti ed in porta ci va Cosmin Moti, difensore centrale, di nazionalità rumena, che ha speso la maggior parte della sua carriera nella squadra rivale della Steaua, la Dinamo Bucarest e che è passato un anno a Siena, in una stagione in cui gli unici a ricordarselo sono(forse) quelli che magari l’hanno preso come ottavo difensore al Fantacalcio. Ai rigori, una vola indossati i guanti e la maglia del secondo portiere tocca a lui. Che prima segnerà il suo rigore, e poi neutralizzerà i rigori di Parvulescu e Rapa, dopo aver per altro indovinato quasi sempre la direzione dei rigori avversari, regalando al Ludogorets la sua prima storica qualificazione alla fase a gironi di Champions League. E per Moti, difensore rumeno finito del dimenticatoio è arrivata la gloria, nel modo più inaspettato, contro la regina delle squadre rumene in un finale che nemmeno la penna florida di uno scrittore di talento avrebbe potuto impostare così. Nel calcio tende a vincere il più forte ma quando il destino gioca nella tua squadra tendono a succedere le cose più belle e impensabili. E ieri il destino vestiva la maglia del Ludogorets.

About Emilio Scibona 83 Articoli
Laureato in Storia, proiettato nell'attualità, intossicato dal presente e incuriosito dal futuro. Appassionato di calcio, esaltato dal basket, catturato dal rombo di motore della Formula 1. Rimpiango i tempi che furono ma credo comunque nel domani.

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