Russia, massacro Torpedo: lo Zenit gliene fa otto. L’arbitro dà una mano al CSKA. Pari e patta tra Terek e Rubin

Gli arbitri scarsi non sono una costante solo italiana. Chiedere al Mordovia Saransk per conferma. I ragazzi allenati da Yuri Semin giocano una partita ordinata e gagliarda contro il CSKA campione in carica, concedono ben poche occasioni ai moscoviti (si segnalano solo un paio di conclusioni di Panchenko), prima che il direttore di gara regali a questi un rigore inesistente: Doumbia – autore della simulazione e che avrebbe dovuto essere espulso – trasforma con precisione e regala a Slutskiy un nuovo record nella storia della RPL: dodicesimo successo consecutivo, considerati anche i dieci che permisero ai rossoblu di vincere lo scorso campionato.

Resta a punteggio pieno anche lo Zenit, che seppellisce la Torpedo Mosca in un Petrovskij a porte chiuse. Finisce 8-1 per i ragazzi di Villas Boas: Smolnikov sblocca la gara con un perfetto colpo di testa dopo una meravigliosa palla di Hulk; Rondon raddoppia in rovesciata, poi Hulk (doppietta), ancora Rondon, Shatov e Kerzhakov (doppietta anche per lui) affossano i poveri bianconeri, attoniti e impotenti, il cui passivo avrebbe potuto anche essere più pesante se il grande ex Zhevnov non avesse compiuto un paio di parate decisive. Solo per le statistiche e per un minimo di onore il goal nel finale di Aydov su calcio di rigore. Al di là del risultato, la Torpedo ha dimostrato molteplici lacune a livello di rosa: dire che la difesa è da categoria inferiore è pleonastico, ma servirebbero anche un paio di centrocampisti di categoria. Per lo Zenit invece sono dodici reti segnate in due gare, seppur contro avversarie di bassissimo livello. Villas Boas può comunque sorridere: la squadra sta assimilando gli schemi offensivi del tecnico lusitano e giocando un bel calcio. Lo Standard Liegi è avvisato.

A chiudere la giornata è stata la sfida in Cecenia che ha visto opposti il Terek ed il Rubin. Protagonisti della gara i due terminali offensivi dei 4-2-3-1 dei due tecnici, Ailton e Azmoun: un legno colpito a testa, ed un goal ciascuno. Quello del brasiliano fa sognare i padroni di casa, quello dell’iraniano (che nel primo tempo se n’era visto ingiustamente annullare uno per fuorigioco) spegne a tre minuti dalla fine gli entusiasmi ceceni e soprattutto manda su tutte le furie il tecnico Rakhimov, che a fine gara striglia a più riprese la propria difesa, rea di essere entrata con la mente negli spogliatoi troppo presto. Terek a quota quattro; primo punto per il Rubin, che riscatta così parzialmente la figuraccia dell’esordio contro lo Spartak.

 

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Classe '94, piemontese di nascita, tra un esame universitario e l'altro segue il calcio alle temperature più improbabili, dalla Scandinavia alla vecchia terra degli Zar. Russofilo e (a breve) russofono, sogna di diventare direttore sportivo e di vivere a San Pietroburgo. Guai a disturbarlo quando gioca il Krasnodar: potrebbe uccidere.
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