Notti Mondiali: We Love Soccer, gli Usa invadono il Brasile

Con 197 mila biglietti per le partite dei mondiali acquistati, gli americani sono coloro che più tagliandi hanno acquisito fuori dal Brasile. Breve excursus in una passione che tra alti e bassi sta raggiungendo livelli impensabili fino a qualche anno fa

Soccer, perché da loro la parola football fa rima con Superbowl, quarter back, touch down, Miami Dolphins ecc. ecc.In realtà pare che Soccer come parola nacque invece ad Oxford per volontà di alcuni studenti di dare all’Association football’ una sorta di nomignolo più semplice, per distinguerlo dagli altri stili di ‘football’, che si facevano strada nell’Inghilerra del XIX secolo, come il ‘Rugby Football’. A tale scopo si usava in genere il suffisso ‘er’ e da lì ‘Assoccer’ poi derivato in soccer.

Ma dopo questo breve excursus etimologico ritorniamo all’inizio. Per loro, per gli statunitensi(ma anche per gli australiani) il calcio non è football(o futbol) ma soccer. Oltre al football americano, il baseball con i lanci di Babe Ruth e gli home run di  Mark McGuire, la pallacanestro con le schiacciate di Jordan e Kobe, o l’hockey su ghiaccio con i gol di Lemieux e Gretzky, sono gli sport di squadra che hanno perlopiù animato la vita sportiva ed il passatempo degli americani. Eppure il calcio(così almeno tra di noi ci si mette d’accordo) esiste da moltissimi anni nelle ex 13 colonie d’ oltreoceano, addirittura da più di un secolo. Ma per tutta una serie di ragioni non era mai riuscito a far breccia nell’american dream, nonostante anche nei mondiali fossero arrivati risultati incoraggianti, come la semifinale del primo campionato in Uruguay del 1930 e la vittoria 1-0 contro l’Inghilterra nel torneo del 1950 in Brasile.

Belo Horizonte, 29 giugno 1950: Joe Gaetjens portato in trionfo. Realizzò il decisivo gol con cui gli Usa quel giorno sconfissero 1-0 l’Inghilterra
 

I Cosmos negli anni ’70 grazie allo sbarco dei Pelé, dei Beckenbauer, dei Chinaglia e Carlos Alberto divennero la franchigia più amata di New York, con il Giant Stadium sold out ad ogni partita interna. Ma in sostanza i Cosmos si trasformarono nell’unico marchio che funzionava nella defunta North American Soccer League(NASL) che chiuse i battenti dopo il 1982.

 

Finito nel dimenticatoio, il calcio alle latitudini nordamericane riapparve come un oggetto misterioso e affascinante durante il Mondiale del ’94: nonostante si disputasse quel torneo lontano dall’immaginario degli sportivi locali, fu quello il campionato mondiale che ancora oggi fa registrare il record di spettatori paganti, checché ne dicessero Elio e le storie tese con la loro canzone Nessuno allo stadio, che parodiava l’idea di un mondiale americano, quasi che fosse un ossimoro per gli standard dell’appassionato medio di pallone il fatto che il più importante evento di questo sport si realizzasse in un paese che non lo amasse.

Se Ingilterra 1966 suggellava dopo oltre un secolo il merito dei maestri inglesi di aver insegnato al mondo intero la pratica di questa disciplina, USA 1994 era invece un torneo utilizzato per abbattere una delle ultime frontiere culturali e far innamorare del calcio un paese più avvezzo a fuoricampo, schiacciate e touchdown. Ma non funzionò subito.
Soldier Field, Chicago, 17 giugno 1994: cerimonia d’apertura del mondiale di USA ’94

Ci sono voluti vent’anni e la creazione di una lega professionistica, l’MLS, perché questo sport cominciasse a consolidarsi tra New York e Los Angeles. Ce l’ha fatta? Apparentemente sì.

BRASILE 2014

197.000. E’ il numero di biglietti per le partite dei mondiali brasiliani acquisitati negli Stati Uniti. Dopo il pubblico locale( che evidentemente è sempre quello che compra di più, in questo caso oltre 1 milione e 300 mila ingressi) la maggior parte dei tagliandi acquisiti fuori dal paese ospitante sono stati acquistati da cittadini statunitensi. E’ vero, vi sono molti chicanos negli USA, ovvero messicani o latini di seconda e terza generazione che si appassionano più per il calcio che per gli sport tradizionali. Ma anche volendo propendere per quest’idea, ciò non toglie che la società statunitense sia evoluta e che l’americano medio si sia ormai allontanato parecchio dall’immagine del WASP(White Anglo Saxon Protestant). Personalmente ho incontrato all’aeroporto di San Paolo due ragazzi di Denver, Colorado possessori di alcuni di quei 197 mila tagliandi e mi hanno raccontato che l’idea che il Mondiale si giocasse così vicino è stato un fattore di incoraggiamento forte, ma che la passione per il calcio già esiste da alcuni anni . Dopo aver assistito come telespettatori ai mondiali di Germania e Sudafrica, questa volta Chris e George hanno deciso di viaggiare per vedere dal vivo l’azione del torneo più importante.

 

Ma aldilà delle speculazioni che si potrebbero fare sull’identità degli acquirenti, la cifra di 197.000 biglietti è impressionante anche per altri numeri che questa implica:

1) in primo luogo perché  rappresentano il 27% dei biglietti acquisiti fuori dal Brasile;

2) in secondo luogo se si sommano i biglietti acquistati da argentini, inglesi e tedeschi, popoli decisamente più avvezzi a gol, fuorigioco e calci d’angolo, la cifra non riesce a pareggiare quella degli statunitensi.

Aldilà dei fattori economico/finanziari che pure hanno il loro peso, la tesi che questo mondiale brasiliano possa rappresentare uno spartiacque per il calcio yankee è legittimata anche dagli indici di ascolto delle partite in televisione: con 11 milioni di telespettatori, USA-Ghana su ESPN è stata la partita più seguita di tutti i Mondiali nella televisione americana. Si può ragionevolmente credere che il trionfo degli uomini di Klinsmann non farà che accrescere l’entusiasmo e forse il numero di adepti allo sport che gli americani continueranno a chiamare soccer.

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