Italians: Federico Giunti, il califfo perugino

Italiani alla conquista del mondo. Storie e aneddoti di calciatori che sono emigrati all’estero nel tentativo, non sempre riuscito, di tenere alto il nome del Belpaese. Vittorie, sconfitte, meteore, bidoni, campioni, gol e parate: omaggio a chi ha portato in giro per il globo il nostro Tricolore.

Oggi è allenatore del Gualdo Casacastalda, società umbra di serie D. Il suo obiettivo? Grazie all’esperienza maturata, poter trasmettere e rivivere le emozioni che solo certi sacrifici ti portano ad apprezzare. Lui, Federico Giunti, è stato tra i protagonisti della favola del Perugia, che tra il 1991 e il 1997 ha compiuto un vero e proprio miracolo, passando dalla serie C1 alla A, il Paradiso calcistico italiano e non si è mai accontentato; sempre alla ricerca di sfide nuove e coinvolgenti, spesso vinte dall’ex centrocampista.
Nel 1999 vince il suo primo (e unico) scudetto italiano, con il Milan e dopo un anno di permanenza in rossonero, accetta la chiamata del Brescia, diventando – così lontano da casa – un punto di riferimento per tutta la squadra, insieme a giocatori del calibro di Roberto Baggio e Josep Guardiola.
Alcune incomprensioni, all’inizio della stagione 2002/2003, con la dirigenza delle Rondinelle lo allontana, ancora una volta, da un ambiente che ormai aveva iniziato ad amarlo.
Giunti decide di emigrare all’estero, nel momento in cui i bianconeri del Besiktas decidono di sborsare 2,5 milioni di euro per il suo cartellino.
Un centrocampista con le qualità del perugino è difficile da trovare e fin da subito sembra il profilo perfetto per un campionato ostico e fisico come quello turco. Federico associa una più che discreta tecnica ad una presenza quasi asfissiante in mezzo al campo: quantità e qualità vanno di pari passo e si fondono in un’unica figura carismatica.
Dall’alto dei suoi 31 anni, l’ex Rondinella si rimette in gioco completamente, convinto anche dall’importante progetto descrittogli dall’allenatore dei turchi, l’esperto Mircea Lucescu.
Grandi nomi popolano lo spogliatoio del Besiktas di quell’anno: dal colombiano Oscar Cordoba tra i pali, all’ex Roma Zago, fino al trequartista indigeno Ilhan Mansiz. Il nome dell’italiano, però, non sfigura certo accanto a loro. In poco tempo attira le simpatie delle esigenti ed esagitate genti della tifoseria ottomana, che quell’anno culla il sogno scudetto.
La squadra di Istanbul è impegnata anche in Europa, competizione nella quale Giunti esordisce nel 4 a 2 rifilato alla Sparta Praga, ritorno degli ottavi di finale. In quella partita un altro pezzetto d’Italia è rappresentato dall’arbitro dell’incontro, Domenico Messina. Purtroppo per i ragazzi del romeno Lucescu, la cavalcata continentale si interrompe proprio con una squadra italiana, la Lazio, che nei quarti di finale regola Giunti e compagni con un risultato aggregato di 3 a 1. Anche la Coppa di Turchia li vede uscire sconfitti ai quarti di finale, contro il Genclerbirligi, dopo i tempi supplementari.
L’obiettivo rimasto è, però, anche il più importante. Grazie anche alle belle prestazioni del centrocampista di Perugia, il Besiktas si laurea campione di Turchia con 85 punti, precedendo il Galatasaray di Mondragon, Kaya, Hasan Sas, Umit Davala e Abel Xavier.
Nella stagione successiva, Ilhan Mansiz cede al fascino del campionato (e dei soldi) giapponese, lasciando la squadra nel mercato di febbraio. Le chiavi del centrocampo bianconero vengono affidate a Giunti, rivestito ufficialmente da Luscescu del ruolo di regista e fantasista della squadra.
Proprio la partenza del turco, però, coincide con il tracollo della formazione capitolina, fino ad allora in testa al campionato. In Champions League i turchi vengono eliminati nel girone iniziale da Chelsea e, ancora una volta, dalla Lazio: l’Italia è sempre nel destino di Federico. La ‘retrocessione’ in Coppa Uefa dura appena due partite: l’avversario di turno, il Valencia di Rafa Benitez, spedisce fuori dalla competizione gli avversari di Istanbul. Neanche la coppia romena, spesso titolare, formata da Pancu e Ilie, riesce ad arginare Carboni, Ayala, Baraja, Rufete, Marchena e tutti gli altri. Gli ultimi due mesi – aprile e maggio – vedono il Besiktas rassegnarsi all’evidenza di una stagione fallimentare: le quattro sconfitte consecutive finali lo spingono in terza posizione, addrittura a 14 punti dal Fenerbahce scudettato.

Federico Giunti gioca 30 partite, senza mai andare in gol e assiste alla partenza di Mircea Lucescu, che a fine stagione firma con lo Shakhtar Donetsk.
Il desiderio di tornare in Italia e alcune incomprensioni di carattere economico (che, nel 2006, gli varranno un risarcimento da parte dei turchi di 200mila euro) sfociano nella proposta del Bologna, che nel luglio 2004 ne acquisisce le prestazioni sportive.
La sua carriera sui campi di gioco si conclude nel 2008, con la maglia del Treviso, dopo aver vestito anche la casacca del ChievoVerona. Nello stesso anno, il Besiktas rivince il campionato turco, il primo e, finora, ultimo dopo quello conquistato da Federico Giunti.

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Studente di Giurisprudenza, milanese, gobbo, amante di calcio a 360°. Ho collaborato e collaboro con Calcio2000, Goal.com, CalcioSudamericano.it. Curo il blog "Alla Fiera dell'Est - il (fanta)mercato del calcio".

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