Maradona al veleno: ‘Dovevo essere il Ct ma mi hanno tradito’

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Da Dubai Maradona ha criticato aspramente la gestione della nazionale e ha puntato il dito contro la AFA e contro Julio Grondona, alludendo al ‘tradimento’ del 2010, quando fu esonerato a fronte della promessa di continuare con lui fino a Brasile 2014.

“L’attuale dirigenza dell’AFA capisce di calcio nella stessa maniera di cui ne capiscono i pachistani. Non ne hanno idea”. Se apre bocca, tutto il mondo ne parla. Con lui funziona così. Da Dubai, dove vive coprendo l’incarico di ambasciatore sportivo degli Emirati Arabi Uniti, Diego Armando Maradona torna a sparare a zero sull’AFA, Julio Grondona e Carlos Bilardo. In verità il ‘Pibe de Oro’ non ha fatto i loro nomi, menzionando però la gestione della nazionale da parte della federazione argentina, che Grondona presiede dal lontano 1979. Bilardo, ex ct ai mondiali del 1986 e del 1990, già dal 2008 ricopre l’incarico di Coordinatore delle nazionali argentine(maggiori e giovanili) e pertanto è facilmente intuibile che anche lui sia bersaglio di questa frecciata contro la dirigenza. Se nella stessa intervista rilasciata a Sport Bild  sembra abbastanza fuori luogo che Maradona si candidi a vice di Guardiola nel caso di un fantomatico acquisto di Messi da parte del Bayern, c’è però un fondo di assoluta verità quando invece l’ex giocatore del Napoli afferma che “dovrei essere di nuovo io il ct della nazionale argentina in Brasile, soltanto che mi hanno tradito”.

Consumata infatti la cocente eliminazione di Città del Capo il 3 luglio 2010, quando l’Argentina fu sconfitta 4-0 dalla Germania nei quarti di finale, Maradona fu avvicinato negli spogliatoi del Point Stadium da Grondona, il quale glia avrebbe detto: “A Buenos Aires ne parleremo meglio,  ma io voglio che tu continui ad essere il ct. Una cosa però, bisognerà fare alcuni ritocchi”. Dove per ritocchi Grondona intendeva cambi relativi all’entoruage di Maradona nella nazionale. Quindi il risultato negativo contro i tedeschi non fu di per sé la ragione principale del suo addio. Maradona infatti era convinto che per essere stato il gran giocatore che è stato sarebbe riuscito a smarcarsi dai diktat di Don Julio, ma in quel momento la sua posizione di fronte all’opinione pubblica era debole. Il presidente federale sapeva che Maradona non avrebbe avuto possibilità di ribattere alle sue proposte, se l’ex capitano della selección avesse desiderato seguire al timone. L’AFA ‘voleva la testa’ di Alejandro Mancuso, ex giocatore di Velez, Boca e Independiente, assistente principale di Maradona in Sudafrica. Ma il Pibe de Oro non ne volle sapere:“Io mi attengo a patti ben chiari e non tradisco nessuno. A me non possono impormi di cambiare neanche un magazziniere “ sbottò Diego. Fu a quel punto che Maradona il 25 luglio 2010 abbandonò la guida dell’albiceleste, chiuso nell’angolo da Bilardo e inchiodato dall’umiliazione di stampo germanico. Ma è giusto ricordarci che l’AFA aveva pronto il rinnovo per Maradona fino al Mondiale brasiliano compreso, ma voleva imporgli le proprie condizioni e uomini. Nonostante i risultati negativi e la gestione mediocre, l’Argentina con Maradona in panchina e Messi in campo “sono come i Beatles” come amava sottolineare Guillermo Tofoni, imprenditore a capo di World Eleven, l’impresa che commercializza le amichevoli della nazionale argentina. Gli inviti piovevano da ogni parte e il business funzionava con due personaggi di quel peso nella struttura della squadra. Ma era Grondona colui che voleva far cassa a modo suo e Maradona questo non lo ha voluto accettare.

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