Benfica – Porto 2-0 – Nel nome del grande Eusebio, le Aguias riconquistano l’ “O’Clasico” dopo quattro anni

BENFICA – PORTO 2-0  –  Ci sono partite immortali, che destano interesse al di là della posta in palio, della classifica e di qualsiasi aspetto (morboso) del tanto vituperato calcio-business. Se  poi una di queste si disputa con le due contendenti in lotta per il titolo, in una clima, oltretutto,  di grande commozione per la scomparsa di uno dei più grandi calciatori della storia del calcio, l’intensità e la spettacolarità dal match sono garantite. Benfica-Porto, definito da tutti “O’Clasico“, non è mai un incontro banale. E quest’anno, con le squadre appaiate in vetta a giocarsi il platonico titolo di campione d’inverno, e unite nel ricordo del grande Eusebio, i crismi per assistere ad un grande spettacolo ci sono tutti. Jorge Jesus mette in campo le Aguias con il classico 4-1-3-2, anche se la posizione di Matic – quasi in linea con Enzo Perez – è decisamente più alta rispetto al solito, tanto che lo schema appare molto più simile ad un 4-4-2 molto offensivo, con Markovic e Gaitan ad agire sugli esterni. Gli ospiti, invece, si schierano con  un 4-2-1-3 dove non viene incluso, per l’ennesima volta, Defour, a cui ormai viene preferito sistematicamente Carlos Eduardo (giocatore con caratteristiche decisamente più offensive del belga).

Avvio di partita dalle emozioni decisamente forti: lo stadio omaggia la “Pantera Negra” con una coreografia da brividi, mentre i calciatori del Benfica hanno scritto sulla maglia il nome del grande Eusebio anziché il loro cognome. La commozione è tanta. In campo, come sugli spalti. Il fischio d’inizio dalla terna arbitrale scioglie pubblico e giocatori, immersi in un sincero e surreale silenzio durante il minuto di raccoglimento in onore del più grande calciatore portoghese di tutti i tempi. La prima occasione, al terzo, capita sui piedi di Lucho, che non impensierisce Oblak. Il Benfica si fa preferire, ma è il Porto, cinque minuti più tardi, a mettere in apprensione la retroguardia locale; il cross di Carlos Eduardo, però, attraversa tutta l’area di rigore senza che venga deviato in rete da Jackson Martinez. Al tredicesimo, il Benfica passa in vantaggio: rapida transizione delle Aguias, Markovic – sulla trequarti – serve uno splendido filtrante per l’accorrente Rodrigo, che sbuca alle spalle di Danilo e batte Helton con un possente sinistro sul primo palo ( tiro imparabile, ma la posizione fra i pali dell’estremo brasiliano lascia molto a desiderare). Il gol mette la ali al Benfica, dominatore assoluto del match. Dopo due tiri (velleitari) dalla distanza di un impreciso Lima, i padroni di casa vanno vicinissimi al raddoppio al trentaquattresimo: Maxi Pereira effettua una sciabolata a tagliare l’intero rettangolo di gioco, Helton, però, è bravo ad uscire fuori dall’area di rigore e ad anticipare Gaitan, ormai lanciato – senza nessun ostacolo dinnanzi a sé – verso la porta dei Dragoes. Nel finale di frazione, si rivede il Porto. La squadra di Fonseca, complice anche un fisiologico calo del Benfica, guadagna metri e, all’ultimo minuto, va vicinissima al gol del pareggio con Jackson Martinez che, servito da un bel cross dalla sinistra di Licà, anticipa in estirada il portiere avversario, ma non trova lo specchio della porta.

Avvio di ripresa senza nessuna novità negli uomini in campo: le due squadre, si presentano con gli stessi effettivi della prima frazione. La prima occasione, così come avvenuto nel primo tempo, è per i dragoni che, al quarantottesimo, guadagnano un calcio di punizione da posizone decisamente invitante:  la potente esecuzione di Carlos Eduardo, però, è indirizzata sul palo di competenza di Oblak, che fa sua la sfera senza problemi. Passano solo tre minuti ed è il Benfica a farsi pericolosissimo con Markovic, che chiude una rapida transizione con un potente destro sul primo palo su cui si fa trovare pronto Helton, bravo a deviare sul fondo. Dal corner susseguente, i capitolini protestano giustamente  per un evidente fallo di mano commesso da Mangala, che blocca un colpo di testa di Matic indirizzato verso lo specchio della porta. Ma la giustizia, si sa, è spesso (non sempre, purtroppo) divina. E dopo trenta secondi dalla mancata concessione del rigore, da un nuovo calcio d’angolo eseguito dal lato opposto, la squadra di casa raddoppia: Enzo Perez calcia dalla bandierina, Garay anticipa Mangala ( proprio l’autore del fallo di mano) e Helton (autore della solita uscita a farfalle) ed insacca con un possente colpo di testa. Il da Luz esplode in un urlo liberatorio e rivede la concreta possibilità di far suo, dopo quattro anni, il match contro gli odiati dragoni. Due giri di lancette e Fonseca opta per un cambio: fuori Licà, dentro Quaresma. L’ex interista, dopo solo centoventi secondi dall’ingresso in campo, si fa ammonire per un brutto fallo ai danni di Matic, suscitando le ire del pubblico di fede capitolina. Al quarto d’ora, i padroni di casa sciupano una ghiottissima occasione per chiudere anzitempo il match: Rodrigo approfitta di una colossale dormita di uno stordito Mangala, si ritrova a tu per tu con Helton ma calcia clamorosamente alto sopra la traversa. Le Aguias continuano a dominare la scena. Al ventiduesimo, Gaitan effettua un traversone dalla sinistra, Matic anticipa tutti con un possente stacco di testa che, però, termina alto sopra la traversa. Le speranze di rimonta dei dragoni, si spengono definitivamente cinque minuti più tardi: Danilo viene spinto  leggermente da Garay all’interno dell’area di rigore ed accentua notevolmente la caduta, guadagnandosi il secondo cartellino giallo. L’ultimo quarto d’ora, caratterizzato dal grande agonismo e dalle continue interruzioni per i ripetuti falli commessi da entrambe le squadre, non riserva grandi emozioni.

Il Benfica, dopo quattro lunghissimi anni, torna a vincere l’ “O’Clasico“. E lo fa nel nome del grande Eusebio, commemorato nel migliore dei modi dalle ventidue Aguias in campo. La squadra di Jesus, infatti, porta a casa tre punti assolutamente meritati, trascinata da un Markovic irresistibile (senz’ombra di dubbio il migliore in campo) e da un Matic – giocatore che sa abbinare quantità e qualità come pochi altri nell’intero panorama europeo –  come al solito monumentale. Il Porto, schierato in campo con un atteggiamento forse un po’ troppo offensivo ( Defour sarebbe stato probabilmente più utile a livello tattico del pur discreto Carlos Eduardo), chiude il girone d’andata al terzo posto, posizione che oggettivamente merita: le due squadre capitoline (Benfica primo, Sporting Lisbona secondo), infatti, hanno messo in mostra un’organizzazione di gioco migliore, aiutate (anche) dalla guida tecnica di due allenatori più navigati del promettente Fonseca, giunto quest’anno a Oporto dopo il miracolo Paços ed apparso un po’ confuso nella gestione dei campioni portoghesi in carica. Oggi, però, era il giorno del Benfica. E onestamente, era giusto fosse così.

TABELLINO E PAGELLE

BENFICA : Oblak 6 , Maxi Pereira 6,5 , Luisão 6 , Garay 7,5 ( Jardel s.v.) , Siqueira 6 , Matic 7 , Enzo Pérez 6,5 , Markovic 7,5 Gaitán 6, Rodrigo 6,5 (Amorim s.v.),  Lima 5

PORTO: Helton 5  Danilo 4  Otamendi 6 Mangala 4,5  Alex Sandro 5,5 ,  Fernando 5,5  Lucho 5 (Josuè s.v.)  Carlos Eduardo 6 Licá 6 (Quaresma 5,5)  Jackson 5,5  Varela 5

RETI –  Rodrigo 13′, Garay 53′

AMMONITI –  Benfica: Perez  Matic   Porto: Quaresma, Martinez, Fernando, Mangala

ESPULSI – Danilo (Porto, doppia ammonizione)

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