Laurent Blanc all’Equipe, parte I: “Mi manca il calcio”

Il vecchio commissario tecnico dei Bleus, che sembra avere avuto un contatto con il Monaco, ha molta voglia di ritornare nel mondo del calcio, tanto all’estero quanto in Francia. Approfittando della lontananza dai media dopo Euro 2012, ci offre il suo punto di vista e le sue opinioni sul suo periodo alla guida della nazionale francese e sulle motivazioni della sua esclusione.

E’ da un po’ che non abbiamo sue notizie nel mondo del calcio…

Si! Praticamente da un anno…

Le è mancato?

(sorride) Sarò onesto: il calcio mi manca, mi manca davvero. Poi, per ciò che riguarda l’ambiente del calcio, non posso dire altrettanto. Sono attento a tutto, guardo molte partite, osservo con attenzione tutto ciò che succede attorno ad esse. E, pff…, le partite mi mancano, il calcio mi manca, il gioco mi manca, anche i giocatori, ma tutto il chiasso e le chiacchiere che fanno parte di questo sport, no.

Perché si è auto-imposto questo silenzio, eccetto una comparsa a Canal + per il commento tecnico in una serata di Champions League?

La gente ha fatto fatica a capirlo, a maggior ragione quelli che, come voi, lavorano nei media ma io non mi sono imposto un bel niente! Il non parlare non è uno sforzo per me, nemmeno una punizione…

Ho usato l’espressione sbagliata allora. Perché, piuttosto, aveva rifiutato tutte le sollecitazioni  dei media fino ad ora?

Perché finire così, dopo l’europeo, non poteva essere previsto all’inizio e perché quello è stato un momento doloroso. Non sono riuscito a superarlo, tanto più per il fatto che era un periodo in cui non riuscivo a risalire la china. Ho avuto una o due offerte ma non ero pronto, né fisicamente né mentalmente. Soprattutto mentalmente… Poi non volevo che si facesse una telenovela del mio addio. Una pagina si è chiusa, una nuova si è aperta. Guardo le partite della nazionale francese, la supporto sempre…

Di cosa si è occupato in questi dieci mesi?

Ne ho approfittato per occuparmi della mia famiglia. Quando si allena, sebbene l’essere commissario tecnico della nazionale sia diverso rispetto allenare un club e ti conceda del tempo libero, si hanno meno disponibilità. Ne ho approfittato quindi per concentrarmi di più sulla famiglia e, senza esagerare con le parole, per concentrarmi un po’ su me stesso. Ho fatto delle cose che mi andava di fare, mi sono rimesso a fare sport e ho visto anche delle partite di Champions League allo stadio. Non volevo tagliare i ponti con il calcio.

Cosa ha fatto? Ha giocato a golf, oppure…

Giocare a golf, è un’immagine. Sicuramente ho avuto molto più tempo per giocare a golf rispetto a quando allenavo il Bordeaux (2007-2010). Perlomeno, ho fatto una partita contro Gillot (l’allenatore dei Girondini). Comunque, è possibile… In breve, ho avuto molti passatempi. Ne ho approfittato a sufficienza. Non voglio più continuare così. Accettare questa intervista è come dire: O.K., mi sono allontanato volontariamente o involontariamente – la si pensi come si vuole – dal calcio, ma ora mi manca e se mi si dovesse presentare un progetto, sarò onorato di prenderlo in considerazione. E spero che si presenti.

Questa stagione senza panchina, le ha perlomeno concesso di vivere dei momenti piacevoli?

Sì, ma non posso dire che la situazione generale lo fosse. Non del tutto. Non era il film che mi ero fatto all’inizio, anche se nel calcio i film che ci si fa… Allo stesso tempo, sulla fine, avevano all’incirca previsto questo esito.

Previsto o pianificato?

Più che pianificato. Per ciò che mi concerne, del tutto. Quindi, finalmente, anche se ci si ha creduto fino all’ultimo momento, l’esito è stato quello che mi attendevo dal mese di febbraio.

Perché?

Perché il mio contratto sarebbe stato rinnovato se la Francia si fosse qualificata per Euro 2012, e ciò non è accaduto. Ciò mostra già la reticenza del mio datore di lavoro.

Era davvero scritto sul suo contratto?

Quindi avrebbe potuto farlo rispettare?

Sì, ma… niente.

Dopo l’europeo, se avesse veramente voluto, avrebbe potuto continuare.

Penso che la mia sorte fosse stata decisa prima dell’europeo. E’ la mia opinione, poi…

Ma c’è stato un momento di smarrimento dopo l’europeo. Se lei avesse preso la parola dicendo: “Voglio continuare”, avrebbe messo in difficoltà Noel Le Graet, il presidente della federazione.

Perché?

Perché, nell’insieme, lei ha la ragione dalla sua parte. Perché lui stesso aveva lasciato intendere che le avrebbe concesso la panchina della nazionale se avrebbe accettato alcuni cambiamenti nei metodi.

(ironico) Sì, è ciò che è stato detto. Ciò che è trapelato. La verità può darsi che non fosse quella. Dopotutto, non ero convinto che fosse quella. Mi aspettavo di prolungare il contratto di due anni e ciò è accaduto soltanto a giugno 2011, quando la nazionale francese non era ancora qualificata per Euro 2012.

I dissidi con il presidente sono iniziati, probabilmente, in quel momento. Con sua sorpresa, senza dubbio, ho rifiutato questa proposta stimando l’obiettivo irraggiungibile. Ma, una volta raggiunto l’obiettivo, pensavo che la proposta fosse rinnovata ma ciò non è accaduto. Il datore di lavoro ha il diritto di agire come crede. Ma il dipendente ha il diritto di non essere il suo zimbello. La situazione però sembrava essere quest’ultima.

Cosa vi siete detti lei e Noel Le Graet, in luglio 2012, al momento di intavolare le negoziazioni per il prolungamento del contratto?

Il venerdì sera, gli ho detto ciò che volevo fare.

Ossia?

Che mi fermavo.

E’ stato lei quindi a dire stop, a mettere le mani avanti?

Sì. Quando ci sono così tante divergenze, così tante difficoltà, che non consentono di proporre qualcosa di concreto, è perché non si ha voglia di proseguire la collaborazione. E’ ciò che ne deduco.

E’ stato chiaramente detto che lei non era dell’intenzione di ridimensionare il suo staff. E’ vero?

Sì.

E’ stata quella la goccia che ha fatto traboccare il vaso?

Quando vuoi trovare qualcosa, la trovi… Io accetto una discussione sul mio staff, posso credere che il nostro era numeroso e ricco. Ma ricco di competenze e di qualità. Quando si vuole essere tra le squadre più grandi, si devono prendere delle scelte. Vorrei comparare il mio staff con quello di Germania, Spagna o Inghilterra… Vedrei, e vedreste, che c’è una bella differenza. (sorride) Ciò è anche un mezzo di comunicazione, c’erano delle elezioni in arrivo, non bisogna dimenticarlo… (l’elezione del presidente della federazione calcistica francese, in dicembre 2012, vinta da Le Graet). Non bisogna dimenticare che non prima del 2010 non ho forzato nessuno. Avrei potuto prendere… Avrei potuto prendervi, (sorride) ciò non avrebbe posto alcun problema. E preciso, allo stesso modo, che non ho mai discusso i salari. Ciascuno ha discusso i propri salari con la federazione.

L’ha seccata Noel Le Graet?

Non del tutto.

Davvero?

Ma sì… un principale ha il diritto di fare le sue scelte. Lo capisco. Non si è mai contenti quando qualcosa ci riguarda da vicino, ma lo si può comprendere. Si può essere un po’ più franchi. Ciò che mi ha dato veramente fastidio della faccenda è la maniera. Quando qualcuno vuole prolungarti il contratto in giugno e poi, quando raggiungi l’obiettivo, non te lo prolunga, dimostra diffidenza e non riconosce il tuo merito.

Di cosa lo incolpa?

Penso che esista molta gente che ama il potere. Non è grave. Dipende dal modo in cui lo si esercita. C’è gente che vuole esercitare il proprio potere in tutti i campi…

Lei pensa che considerasse il fatto che non riusciva ad avere sufficientemente presa su di lei?

Non so… In generale, non apprezzo le persone che continuano a ricordarti che sono loro i padroni: “Sono io il capo, sono io che pago, sono io che decido, sono io che…” Credo che si debbano avere delle responsabilità divise.

Noel Le Graet la incolpa di non essere in grado di legare con le altre persone.

Sì, al telefono.

Veramente?

Certo.

Ciò le dispiace?

Il telefono non fa per me. Tutti ve lo possono dire, è così. Se poi, sinceramente, l’unica critica che puoi fare al tuo allenatore questa, non è poi così male… (sorride).

Ma questa critica, la può comprendere no?

Sì, Sì, la capisco. Ma può stare tranquillo, lo faccio con tutti, sono fatto così. Il telefono non fa per me e non cambierò.

(continua…)

Fonte: l’Equipe

 

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