Vitesse: Marco Van Ginkel, il talento che ha stregato Van Gaal

Marco Van Ginkel nasce l’1 dicembre 1992 ad Amersfoortnella provincia di Utrecht, ma la sua vita calcistica, fino ad oggi, si è sviluppata tutta un po’ più ad est, nel Gelderland. Il giovane Marco, infatti, muove i primi passi da calciatore nel de Valleivogels, un piccolo club amatoriale che ha sede nel paesino di Scherpenzeel, dove inizia a giocare quando ha solo 7 anni. In Olanda, si sa, la rete di osservatori è pressoché capillare e così ci vuole poco agli uomini del Vitesse, squadra che in quegli anni otteneva risultati piuttosto buoni, qualificandosi con regolarità alla Coppa Uefa in virtù dei posizionamenti nella parte alta della classifica di Eredivisie, per accorgersi di quel ragazzino che gioca a centrocampo.
Senza necessità di trasferirsi, il piccolo Marco, figlio di Alex van Ginkel, modesto calciatore con un passato nell’Utrecht, viene aggregato alle giovanili del Vitesse.
Nel corso degli anni, durante i quali Marco riesce a continuare a crescere anche durante la fusione di due settori giovanili, quelli della squadra di Arnhem e della squadra di Apeldoorn, che danno vita alla Vitesse/AGOVV Voetbal Academie, i suoi allenatori si rendono conto di avere a che fare con un centrocampista di spiccata attitudine offensiva, dotato di un’ottima tecnica e che, grazie ai suoi inserimenti senza palla, riesce a fare la differenza pur non giocando vicino alla porta. Naturale, allora, la convocazione nell’Under 15, giusto premio per i sempre più importanti progressi che il ragazzino di Amersfoort sta facendo.
A 17 anni arriva la meritata prima presenza con la squadra A, allora allenata da Theo Bos, che decide di farlo giocare altre tre volte nel finale di campionato, concluso dai gialloneri al quattordicesimo posto.
E’ un periodo di caos, quello che sta attraversando il Vitesse: il cambio di proprietà, che porta al vertice dell’organizzazione aziendale della società giallonera il vulcanico Merab Jordania, crea non pochi problemi di stabilità alla squadra, che nell’ottobre 2010 rimuove un vero e proprio simbolo del Vitesse, quale Theo Bos, dalla panchina, per rimpiazzarlo con lo spagnolo Albert Ferrer, ex terzino del Barcellona negli anni 90, totalmente privo di esperienza sulla panchina. A supportarlo nel difficile ruolo di rilanciare il Vitesse ai piani alti dell’Eredivisie, ci sono Albert Capellas (ex allenatore nella cantera del Barcellona) e Stanley Menzo, che ha lasciato la panchina del Cambuur per il ruolo di assistente al Gelredome.
 Jordania, miliardario georgiano con un passato nel calcio giocato (e non) nel proprio paese, decide di puntare forte sul proprio club, rilanciandolo dopo aver rischiato la bancarotta. Si punta forte sui giovani, molti dei quali arrivano in prestito dai grandi club: il Chelsea, soprattutto, vista l’amicizia tra lo stesso Jordania ed Abramovich, decide di mandare in prestito alcuni dei suoi giocatori, facendoli crescere in quello che, a detta di molti, è il campionato ideale per far fare esperienza ad un giovane.
Nonostante le premesse, la stagione 2010/11 del Vitesse è disastrosa.
L’obiettivo di qualificarsi in Europa League non viene nemmeno sfiorato e la squadra si salva dai playoff solo grazie ad una differenza reti migliore di un solo gol rispetto all’Excelsior Rotterdam.
Nel buio pesto, una delle poche luci è proprio quella che emana Marco van Ginkel, diventato titolare fisso con Ferrer. A fine anno, il suo bilancio è di 26 presenze, condite da 5 goal segnate giocando come trequartista nel 4-2-3-1. La sua posizione, ovviamente, gli dà licenza di inserirsi in area di rigore avversaria, ma il ragazzo, ancora giovane, sbaglia tanto. La stoffa c’è, ma van Ginkel deve crescere soprattutto mentalmente, imparando a mantenere la concentrazione durante tutto l’arco dei 90 minuti e giocando più per la squadra che per sé.
Insoddisfatto del lavoro di Ferrer, Jordania, che dichiara di voler portare il Vitesse sul tetto d’Olanda in soli 3 anni, chiama John van den Brom, reduce da una spettacolare qualificazione in Europa League con l’ADO Den Haag.
Il marchio di fabbrica dell’allenatore, nato curiosamente anch’egli ad Amersfoort, è il 4-3-3, il che costringe van Ginkel ad una scelta: rischiare di perdere il posto o arretrare di qualche metro il proprio raggio d’azione. Le 34 presenze finali, tra campionato e Coppa d’Olanda, lasciano intuire agevolmente cosa abbia deciso di fare il giovane Marco, che inizia a curare soprattutto la fase di non possesso, continuando, però, a non disdegnare l’affondo in area di rigore, come testimoniano i 6 goal (5 in Eredivisie ed 1 in coppa) che si contano sul tabellino a fine stagione.
“Con lui il Vitesse ha l’oro nelle mani”, dicono gli specialisti, ed hanno ragione, perché il valore del suo cartellino cresce a dismisura, passando dagli iniziali 500mila Euro a quasi 5 milioni. Dieci volte tanto.
Ancora una volta, però, dopo la pausa estiva, il Vitesse si trova ad avere un nuovo allenatore. La stagione 2012-13, quella della definitiva consacrazione di van Ginkel, inizia sotto l’egida di Fred Rutten, ex PSV Eindhoven. La società punta forte su Rutten e gli mette a disposizione una squadra davvero buona, che ha nell’ivoriano Bony, nell’idolo di casa Theo Janssen e proprio in van Ginkel i suoi giocatori chiave. Nel 4-4-2 di Rutten, van Ginkel è costretto ad arretrare ancora di più, giocando al fianco di Janssen ed assistito, ai lati, da ali velocissime e con spiccata propensione offensiva. Il nuovo cambio tattico non tange più di tanto il calciatore, il cui rendimento non cambia ma, anzi, migliora ancora. Costantemente tra i migliori in campo, van Ginkel sta guidando il Vitesse all’attuale terzo posto in campionato, arrivando addirittura a conquistare la nazionale. Van Gaal, che sta dimostrando di tenere in forte considerazione i calciatori che militano in Eredivisie, si è accorto di lui e lo ha convocato per l’amichevole (anche se di amichevole c’è ben poco) con la Germania, che si disputerà stasera ad Amsterdam.

Chris Holter (www.calcioolandese.blogspot.it)

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