Premier League: il grande ritorno di Conte devasta le due sponde di Manchester

Poche domeniche fa si parlava già di un Chelsea fuori dai giochi per il titolo, a fronte di un Manchester City già in fuga. La squadra di Antonio Conte ha saputo superare il momento difficile ed si è rimangiata tutto lo svantaggio sugli uomini di Guardiola, fermati oggi dal Southampton. L’attuale -1 in classifica viene suggellato poi dal trionfo dei Blues su quel che resta del grande Manchester United, incapace di trovare in Mourinho l’uomo della svolta.

Manchester City-Southampton 1-1

Partita gagliarda degli uomini di Puel, arrivati al match contro il City senza la benché minima forma di timore reverenziale, anzi, con la fondata consapevolezza di poter far punti anche in questa difficilissima trasferta. All’Etihad d’altra parte è ancora tempo di esperimenti, il grande avvio stagionale aveva fatto pensare troppo prematuramente ad un meccanismo già perfettamente oleato dall’orologiaio magico Guardiola, invece c’è ancora molto da fare ed il giocattolo al momento appare inceppato.

Oggi l’esperimento si chiama difesa a tre con Stones, Kompany e Kolarov, sostenuti sulle fasce dai certamente ben poco difensivi Sanè e Silva. De Bruyne e Sterling ruotano attorno ad Aguero in avanti, mentre Gündogan e Fernandinho sono i centrocampisti centrali. Il Southampton risponde con un 4-3-3 che è un mix di sostanza, a centrocampo, e fantasia, sulle ali, che non si limita solamente a contenere, ma prova e riesce a rispondere anche sul piano del gioco. Il tiki-taka oggi non sfonda, anzi, per larghi tratti di primo tempo sono i Saints a tenere banco e solamente loro riescono a tirare in porta nei primi 45 minuti, pervenendo anche al vantaggio con Nathan Redmond al 27′. Certo, il gol non è affatto frutto della manovra degli uomini di Puel, ma più che altro di un’incredibile svista di Stones che passa la palla indietro a Kompany senza accertarsi della posizione del compagno e lancia involontariamente il veloce esterno del Southampton, che salta sullo slancio Bravo in uscita e deposita in rete.

Nel secondo tempo la vittima illustre porta il nome di Kevin De Bruyne, tocca a lui uscire dal campo per il secondo nove. Da formazioni col falso nueve all’attacco a due per Guardiola: davanti infatti entra Iheanacho, che va a far coppia con Aguero. Proprio il giovane nigeriano sbroglierà la matassa firmando il pari dopo dieci minuti dal suo ingresso e da lì in avanti il City si libererà dei suoi fantasmi e si riverserà finalmente in massa all’attacco. I Saints, pagando lo sforzo di una gara giocata palla su palla, arretrano a difesa dei propri sedici metri, chiudendosi in un fortino che si rivelerà inespugnabile.

Il Manchester City non è più in fuga, non lo era già dalla scorsa giornata, men che mai ora che a pari punti non trova più solamente l’Arsenal, ma anche lo scintillante Liverpool di Klopp. Senza dimenticare Tottenham Chelsea a -1. Chi aveva paura della fuga dei Citizens insomma può tranquillizzarsi e sedersi in poltrona: la Premier è più viva che mai. I tifosi Saints, dopo la sfortunata sconfitta contro l’Inter in coppa, tornano a gioire e tutto lascia pensare che anche quest’anno la squadra ci sia e risponda presente. Certamente sarà difficile entrare nuovamente in Europa, ma c’è sicuramente spazio per togliersi qualche soddisfazione.

Chelsea-Manchester United 4-0

Mourinho non fa in tempo neanche a finire di sghignazzare per lo 0-0 strappato a Liverpool che si ritrova fiondato in un altro match all’ultimo sangue: oggi passava il treno per tornare in corsa in Premier League. Conte non solo l’ha preso, ma lo guidava, mentre lo United anziché salirci sopra, ci è finito sotto!

E’ quasi imbarazzante raccontare l’andamento di una partita il cui punteggio non è mai stato in discussione. Nemmeno il tempo di posizionare il pallone al centro del campo e, mentre i Red Devils fanno gli ultimi esercizi di stretching, Pedro si infila come una lama nel burro tra i disattenti Blind e Smalling battendo De Gea per l’1-0. La reazione dello United è inizialmente veemente anche se il piano partita è completamente andato a monte. L’undici pensato da Mourinho oggi ricalca fedelmente la squadra  capace di distruggere il gioco del Liverpool ad Anfield Road nell’ultima di campionato,  con Pogba, Fellaini ed Ander Herrera tutti in campo dietro alle ali Lingard e Rashford ed al perno centrale Ibrahimovic. Una formazione decisamente più adatta a difendere piuttosto che ad offendere. Infatti il tentativo di pareggio è più viscerale che studiato e si esaurisce ben presto sotto i colpi del Chelsea, che al 20′ trova il raddoppio con Cahill in mischia.

Lo United sullo 0-2 esce definitivamente dal campo consegnando i tre punti ai Blues. Mourinho trova più motivi di soddisfazione nel riconoscere gli attestati di stima dei suoi ex tifosi di Stamford Bridge che nel rivolgersi verso i suoi nuovi supporters inferociti. Neanche l’ingresso di Mata riesce a dare una sterzata al match nella ripresa. L’ultima legnata sul capo di una squadra già ridotta all’osso arriva con l’infortunio di Bailly che costringe Blind a tornare difensore centrale. Giusto in tempo per assistere al 3-0 di Hazard, imbeccato in area da Matic, ed al 4-0 di uno straordinario Kanté, che si permette il lusso di far fuori in dribbling Smalling prima di incrociare sul secondo palo battendo De Gea.

Il Chelsea è tornato in bagarre, a pari punti con il Tottenham e solo un punto dietro al terzetto di testa composto da Liverpool, Arsenal e City, mentre lo United è il primo top team a rimanere fortemente attardato. Ad oggi non si comprende come Mourinho possa invertire tale tendenza. Il distacco è acuito maggiormente dal fatto che il gruppo davanti è piuttosto numeroso, quindi non si tratta più solamente di giocarsi il titolo, ma a questo punto anche i piazzamenti europei. Urge un’inversione di rotta altrimenti all’Old Trafford voleranno i cocci.

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Cresciuto a pane e telecronache delle proprie partite con le figurine Panini sul campo di Subbuteo, sviluppa una passione viscerale per il calcio, che si trasforma presto in autentica dipendenza. Da sempre dalla parte degli underdog, non scambierebbe mai 1000 vittorie da cowboy con un unico grande successo indiano sul Little Bighorn. Tra una partita e l'altra, trova il tempo per laurearsi in economia, Tuttocalcioestero gli offre l'occasione per trarre finalmente qualcosa di buono dalla sua "malattia" per il pallone, strizzando l'occhio al sogno nel cassetto del giornalismo di professione.

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