Portogallo-Galles 2-0: lusitani di nuovo in finale 12 anni dopo la tragedia greca di Lisbona

Dunque sarà il Portogallo l’outsider in finale contro la favorita Germania, campione del mondo in carica, o la favorita Francia, Paese ospitante. La favola del Galles resta negli annali nonostante l’eliminazione: la selezione di Coleman partiva dal 112° posto del ranking FIFA del 2010, perciò entrare nelle migliori 4 d’Europa non può che essere comunque un trionfo.

Quando al 66′ Chris Coleman toglie Collins, difensore, per Jonathan Williams, centrocampista offensivo, rinunciando alla difesa a 3, tutti capiscono che per il Galles è l’ultima chiamata per risollevarsi da una situazione oramai disperata. Nulla di fatto, perché il Portogallo regge in maniera piuttosto solida ed autorevole, andando a strappare il pass per la finale con la prima vittoria nei 90 minuti di tutto il suo cammino. E’ stato Cristiano Ronaldo, manco a dirlo, il man of the match, nonostante gli acciacchi, nonostante un recupero dall’infortunio per nulla completato. Di fronte a lui finisce l’europeo di un encomiabile Bale, mai domo, sempre nel vivo del gioco, a sacrificarsi per i compagni dietro, a prendersi la responsabilità di portare avanti la palla, a servire assist, tirare, a trascinare sulle sue gambe tutto il popolo gallese vestito di rosso sugli spalti.

Eppure nel primo tempo i Dragoni si erano fatti preferire sia per qualità di gioco che numero di occasioni gol. L’assenza di Ramsey costringe Coleman a ridisegnare i suoi in campo rinunciando al duo di fantasia dietro l’unica punta Robson-Kanu per inserire Andy King e disporlo sulla linea di Allen e Ledley. Dietro, Collins prende il posto di Davies, ma gioca sulla destra, facendo traslocare dall’altra parte Chester, uno dei migliori in fase difensiva. Anche il Portogallo ha assenze importanti, Pepe infortunato su tutti, e Fernando Santos sorprende ancora con diversi cambi. In campo vanno Bruno Alves e Guerreiro in difesa, al posto del già citato Pepe ed Eliseu, mentre André Silva e Danilo Pereira completano il centrocampo con Renato Sanches e Joao Mario sugli esterni. Cristiano Ronaldo sembra come al solito al di sotto delle sue potenzialità, ma con un campione del suo calibro mai abbassare la guardia, mai dare tutto per scontato. La partita si decide all’inizio della ripresa, grazie a due lampi del fenomeno del Real. Al 50′ stacca alla Pelè da corner, rimanendo in aria per un lasso di tempo fuori da qualsiasi umana concezione e schiacciando in porta il vantaggio portoghese. Poi, tre minuti dopo, propizia il raddoppio con una bomba da fuori deviata dalla zampata di Nani.

Per una squadra che, sì è vero, non aveva ancora mai vinto nei 90 minuti, ma vale la pena di ricordare che non aveva neanche mai perso, diventa quasi naturale gestire il resto del tempo senza correre eccessivi rischi. Il Portogallo è stato sottovalutato a più riprese in questo europeo. Alla vigilia non era minimamente considerato fra le possibili semifinaliste (figuriamoci fra le possibili finaliste!), poi dopo aver chiuso un girone considerato il più abbordabile della kermesse con un mediocre terzo posto fatto di tre pareggi, di cui un incredibile 3-3 con l’Ungheria, era stato dato praticamente per spacciato contro la Croazia. E’ stato lì che ci si è cominciati ad accorgere del Portogallo, ma per i più il passaggio ai quarti di finale rimaneva un colpo di fortuna. Condiamo il tutto con un altro successo sofferto, ai rigori, contro la Polonia ed ecco che la squadra di CR7 veniva ancor di più etichettata come il fortunato cugino Gastone di turno. Pochi hanno considerato, però, che questa squadra ha tenuto testa ad una delle favorite per la vittoria finale, la Croazia, dimostrando una tenuta di squadra ed una compattezza che può essere paragonata forse solamente all’Italia di Conte. Anche la Polonia era tutt’altro che semplice da battere, soprattutto una volta finiti sotto di un gol.

Il Galles di stasera sembra la squadra meno difficile incontrata dai lusitani nel cammino verso la finale, eppure la squadra di Chris Coleman si è distinta nel torneo per una grandissima solidità difensiva, una grandissima tenuta mentale ed un enorme senso del sacrificio. Certo il Galles non ha una fucina di talenti paragonabile a quella delle grandi nazioni calcistiche europee e privarlo di Ben Davies e, soprattutto, Aaron Ramsey per l’assurda regola dell’azzeramento delle diffide in semifinale è stato effettivamente troppo. L’assenza del talento dell’Arsenal non ha permesso a Coleman di giocare col suo quadrilatero di centrocampo composto da Ledley e Allen dietro e Bale e Ramsey davanti. Col solo Bale a svariare, il solo Allen ad impostare (ben contrastato dai portoghesi) ed un Ledley in debito d’ossigeno dopo il recupero record dall’infortunio al perone, i britannici hanno avuto la forza di sostenere un buon primo tempo e poco più, rimanendo al palo nell’ultima parte di gara, quando sarebbe servito uno sforzo sovrumano per rimontare il doppio svantaggio.

Tra Portogallo, Galles e galletti francesi, la gallina dalle uova d’oro della Germania ora sa che avrà sulla sua strada i padroni di casa prima e, eventualmente, CR7 e compagni poi. 12 anni fa Ronaldo c’era, il numero 7 era saldamente sulle spalle di Luis Figo, il pubblico di casa a Lisbona era in netta maggioranza e la squadra partiva coi favori del pronostico. Al Da Luz la sfavoritissima e del tutto improbabile finalista Grecia ebbe la meglio col punteggio di 1-0, firmato da Charisteas. Il Portogallo torna in finale agli europei in terra francese, certamente contro una nazionale più forte, che sia quella dei padroni di casa o quella campione del mondo in carica, quindi con la pressione tutta dalla parte degli avversari. Stavolta sono i lusitani ad avere poco o nulla da perdere. Ronaldo, al record di gol nelle fasi finali degli europei (9, come Platini), può tentare un’altra volta, forse per l’ultima volta, di mettere le mani sul trofeo Henri Delaunay. Un trionfo a St. Denis, solo questo potrà lenire, se non proprio cancellare, l’onta della tragedia greca di Lisbona, altrimenti sarà ancora fado, tristezza e malinconia. Insomma sarà pur sempre Portogallo.

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Cresciuto a pane e telecronache delle proprie partite con le figurine Panini sul campo di Subbuteo, sviluppa una passione viscerale per il calcio, che si trasforma presto in autentica dipendenza. Da sempre dalla parte degli underdog, non scambierebbe mai 1000 vittorie da cowboy con un unico grande successo indiano sul Little Bighorn. Tra una partita e l'altra, trova il tempo per laurearsi in economia, Tuttocalcioestero gli offre l'occasione per trarre finalmente qualcosa di buono dalla sua "malattia" per il pallone, strizzando l'occhio al sogno nel cassetto del giornalismo di professione.

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