Dio è venuto a prendersi il suo campione: Muhammad Alì, lo sportivo del Novecento

Il mondo rimpiange Muhammad Ali nato Cassius Marcellus Clay Jr. pluri campione dei pesi massimi, forse il più grande sportivo di sempre, fenomeno sul ring, eroe fuori dal quadrato per il proprio impegno sociale e politico. La sua traccia nella storia resta profonda ed indelebile, non solo in quanto sportivo ma anche come figura tra le più importanti ed influenti del ventesimo secolo: lo stile di Cassius Clay come pugile, capace di mettere in soggezione i rivali solo con lo sguardo, ha cambiato la storia del ring; lo stile di Muhammad Ali come uomo, ha influenzato le scelte di molte persone nella vita di tutti i giorni. Con le sue mani d’oro ha preso il mondo e lo ha scosso dalle fondamenta come solo pochi son riusciti a fare. Ha combattuto ogni volta con orgoglio e passione per tutto quello che riteneva giusto anche quando era scomodo: il pugile non ha mai avuto paura di prendere delle posizioni difficili perché sapeva di essere nel giusto.

Cassius Clay Jr. nacque il 17 gennaio 1942 a Louisville, Kentucky. Figlio di Odessa Lee Grady Clay e del pittore di insegne Cassius Marcellus Clay Sr. a sua volta battezzato così in onore di un politico abolizionista del XIX secolo. Più anziano dell’unico fratello Rudolph Valentine (successivamente Rahman Ali) il giovane Cassius vantava dal lato paterno la discendenza dai nativi del Madagascar (i nonni paterni John Clay e Sarah Frye Clay). Sua madre, la signora Odessa Lee Grady Clay era invece figlia di John Lewis O’Grady e Birdie Bell Morehead che discendeva da alcuni afroamericani: il nonno materno di Birdie Bell, Thomas Morehead (nato dal rapporto misto tra Armistead S. Morehead un bianco con una certa Dinahi, schiava di colore) aveva combattuto per i Buffalo Soldier, primo esercito interamente composto da afroamericani.
 
Fu indirizzato alla boxe quasi per caso o per uno scherzo del destino da un poliziotto di Louisville tale Joe E. Martin, che incontrò Clay dodicenne mentre inveiva contro qualcuno che gli aveva rubato la bicicletta, promettendo allo sconosciuto “una bella strapazzata”. Il poliziotto gli consigliò caldamente di imparare a fare a pugni prima di mettersi nei guai e allora decise di portare il ragazzino alla palestra Columbia, dove Cassius iniziò a mettere in mostra il proprio talento precoce seguendo gli insegnamenti del poliziotto stesso. Dopo una brillante carriera da dilettante con 100 vittorie e 5 sconfitte, Cassius Clay  a soli 18 anni si distinse alle Olimpiadi di Roma del 1960 dove conquistò la medaglia d’oro nella categoria dei pesi mediomassimi. Nell’Autunno del 1960 il giovane decise di fare sul serio ed intraprendere la carriera da pugile professionista, sfidò Tunney Hunsaker il 29 Ottobre 1960 e vinse per decisione unanime dei giudici dopo 6 round.
Cassius Clay alle Olimpiadi di Roma 1960
Cassius Clay alle Olimpiadi di Roma 1960
CASSIUS CLAY  VS.  SONNY LISTON
Il tempo passava e Cassius Clay Jr. migliorava anno dopo anno risultando in ascesa verticale: nel 1964 a soli 22 anni arrivò il momento di sfidare Sonny Liston campione in carica dei pesi massimi, il quale deteneva e detiene tutt’ora il record di vincitore del titolo mondiale in un solo round. Liston in quel periodo era sul tetto nel mondo con l’etichetta del più terribile picchiatore mai visto sul ring dopo il ritiro del leggendario Joe Louis, detto il “bombardiere nero“. Il 25 Settembre 1962, al Comiskey Park di Chicago, Charles L. Liston sconfisse Floyd Patterson con un fulmineo KO dopo un confronto di appena 2 minuti e 10 secondi. I due si affrontarono al cospetto di Frank Sinatra ed in palio vi era una borsa di 250.000 dollari per lo sfidante, mentre per Patterson campione in carica l’eventuale ricompensa ammontava a 1.250.000 dollari. Un anno dopo si tenne la rivincita ma l’esito rimase invariato: Sonny Liston vinse per KO al primo round anche questa volta mostrando una facilità disarmante e dopo aver atterrato l’avversario per ben tre volte in pochi minuti.
Clay vs. Liston I (25 Febbraio 1964)
Clay vs. Liston I (25 Febbraio 1964)
Cassius Clay riuscì ad ottenere il posto di sfidante presentandosi con un ruolino di marcia di 19 vittorie (15 per KO) e 0 sconfitte vantando un fisico praticamente perfetto con i suoi 95 kg per 191 cm. Il grande incontro si tenne il 25 Febbraio del 1964 al Convention Hall di Miami. Il giovane di Louisville arrivò al match da underdog e da sfavorito assoluto sia per il pubblico che per la stampa. L’incontro però prese una piega differente dal copione che tutti si aspettavano, grazie all’agilità e alla velocità di Cassius, che riuscì a schivare parecchi colpi e a punire ripetutamente Big Bear ListonQuando gli uomini all’angolo del campione lo videro in difficoltà la leggenda narra che applicarono della soluzione di Monsel (soluzione emostatica a base di ferro e sale) sui guantoni e sui tagli delle spalle di Sonny in modo da irritare gli occhi di Clay durante i contatti. Louisville Lip reagì in maniera vistosa ed iniziò ad accusare le conseguenze di questa mossa scorretta ma durante i round successivi si riprese, fino a battere Liston per abbandono all’inizio della settima ripresa a causa dei problemi riscontrati alla spalla sinistra probabilmente lussata. Tutti i presenti ed il mondo sportivo rimasero di sasso non riuscendo a credere a quello che era appena successo.
Clay vs. Liston I (25 Febbraio 1964)
Clay vs. Liston I (25 Febbraio 1964)
Il 26 Febbraio 1964, il giorno dopo la conquista del titolo Clay si convertì alla fede islamica, aderì alla Nation of Islam facendosi chiamare per un breve periodo Cassius X. Qualche settimana dopo il match contro Liston, Elijah Muhammad, il guru dei musulmani neri d’America, tenne un discorso alla radio. Sostenne che il nome di Cassius Clay “mancava di significato divino“: da quel momento, lui e i suoi fratelli lo avrebbero chiamato Muhammad Ali. Muhammad come Maometto, Ali come il cugino del Profeta. Cassius, che amava se stesso in maniera maniacale, fu sorpreso dalla scelta ma accettò il cambiamento: da allora, firma ogni pezzo di carta della sua vita, dal semplice autografo agli atti notarili, con un semplice «Muhammad», l’uomo degno di lode. Cassius Marcellus Clay Jr. non esisteva più e Muhammad Ali cambiò legalmente il proprio nome dicendo queste parole al mondo: “Cassius Clay è un nome da schiavo. Io non l’ho scelto e non lo voglio. Io sono Muhammad Ali, un nome libero. Vuol dire amato da Dio. Voglio che la gente lo usi quando mi parla e parla di me.” La scelta del pugile fu pubblicamente condannata da Martin Luther King Jr. che disse a riguardo: “Quando Cassius Clay si è unito ai Black Muslims e ha cominciato a farsi chiamare Cassius X è diventato ufficialmente il campione della segregazione razziale“.
Cassius Clay, Elijah Muhammad e Malcolm X
Cassius Clay, Elijah Muhammad e Malcolm X
MUHAMMAD ALI VS. SONNY LISTON II 
Muhammad Ali dal suo trono, guardava tutti dall’alto verso il basso, era carino, era cattivo, e aveva scosso il mondo intero con la sua impresa. Iniziò l’epoca in cui “La Grande Bocca” prediceva con tracotanza il round esatto in cui avrebbe vinto e dedicava una poesia per ogni avversario che affrontava. Il suo ego ed il suo comportamento però non furono  ben visti ed approvati da tutti ed infatti venne escluso dalle principali sedi pugilistiche americane e da Las Vegas. Il 25 Maggio del 1965 a Lewinston nel Maine, Sonny “Big Bear” Liston si presentò per la rivincita pesando un kilo in meno mentre il campione in carica Ali ne perse due dall’ultimo match. Alla prima ripresa dopo 1 minuto e 32 secondi di combattimento il campione in carica colpì l’avversario con un pugno talmente rapido da sembrare invisibile e che a prima vista sembrò innocuo, ma poi passò alla storia come il cosiddetto pugno fantasma (The phantom punch). Liston rimase al tappeto tramortito e gli 8297 spettatori non furono in grado di capire bene le dinamiche dietro a quel KO. Lo stesso Ali sul momento non realizzò la potenza del colpo inferto e quindi invitò con veemenza lo sfidante ad alzarsi per continuare il combattimento.
Muhammad Ali vs. Sonny Liston II (25 Maggio 1965)
Muhammad Ali vs. Sonny Liston II (25 Maggio 1965)
 
In un secondo momento gli esperti che analizzarono al rallentatore il colpo di Ali, assestato da brevissima distanza e quasi invisibile, realizzarono che il pugno raggiunse la tempia dell’avversario fortemente sbilanciato in avanti che in quel momento stava effettuando un attacco risultando quindi privo di protezione. L’immagine del campione del mondo che sovrastava Liston al tappeto è divenuta una delle icone della nostra epoca. Una cartolina in bianco in nero che segna in maniera univoca un momento storico della boxe. La mafia parallelamente fece affari d’oro con l’enorme volume di scommesse piazzate sulla quota da sfavorito di Ali. L’ascesa del giovane campione sembrava poter aumentare la popolarità della boxe più di quanto potesse fare Liston ex galeotto semianalfabeta famoso per i suoi legami con la malavita. Quello che una volta era Cassius Marcellus Clay Jr. si era definitivamente consacrato tra i grandi. Sul ring quel giovane danzava  con eleganza sembrando un’opera d’arte in movimento: il ragazzo di Louisville volava come una farfalla e pungeva come un’ape.
 
Muhammad Ali era inarrestabile, lanciato come una palla di cannone affrontò altri grandi pugili ottenendo solo vittorie: batté due volte per KO tecnico Floyd Patterson, nel primo incontro Ali lo mise a dura prova e perfino in ginocchio dopo un paio di round ma l’ex campione si rialzó per essere poi sconfitto al dodicesimo round. Caddero anche altri ottimi pugili, tra cui Zora Folley, Cleveland Williams, George Chuvalo, Brian London. Quest’ultimo fu battuto al terzo round con quello che secondo alcuni è stato anche il KO più bello nella carriera di Ali. Dopo esser diventato campione mondiale Ali affrontò tutti pugili di primo piano e che all’epoca erano ben quotati, consolidando anno dopo anno la propria figura di dominatore assoluto. Ali difese il titolo per otto volte, poi la sua carriera ebbe una forte battuta di arresto quando si rifiutò di arruolarsi e combattere in Vietnam. I problemi nacquero dopo che Alì fallì i test attitudinali dell’esercito totalizzando solamente 73 punti: il pugile sapeva a stento leggere e scrivere e ammise più volte di non avere mai finito un libro, neppure tutti quelli che firmava o lo stesso Corano  del quale aveva imparato a memoria le parti più importanti. Il Clay patriottico lasciò così il posto all’Ali obiettore di coscienza contro la guerra, prima di Muhammad nessuno avrebbe potuto neanche lontanamente immaginare che un personaggio pubblico potesse dire di no al conflitto in Vietnam e per questa presa di posizione il campione fu processato e poi condannato da una giuria composta da 12 giurati (sei uomini e sei donne ma nessuno di questi era afroamericano) a cinque anni anni di reclusione e 10.000 dollari di multa. La sua decisione di non appoggiare il conflitto e di non rispondere alla chiamata alle armi lo portarono ad essere inibito alla boxe.
Muhammad Ali scortato in aula dagli sceriffi
Muhammad Ali scortato in aula dagli sceriffi
Ali persuaso che l’avessero incastrato per fargli pagare la conversione all’Islam, l’aveva buttata sul personale facendo un semplice ragionamento: “Chiedetemelo pure con insistenza, la guerra in Vietnam è un problema urgente ma io non ho niente contro i Vietcong, non ho mai litigato con loro, loro non mi hanno mai chiamato negro, i veri nemici della mia gente sono qui”. Quando i giornalisti gli chiedevano se sapeva dove si trovasse il Vietnam, il pugile rispondeva candidamente ed in maniera provocatoria: “Si, in TV”. Muhammad Ali decise di ritirarsi dalla boxe e fu pubblicamente attaccato per la sua posizione favorevole alle lotte per i diritti sociali degli afroamericani condotte da Martin Luther King e Malcolm X. Al pugile furono revocati il passaporto americano, la licenza sportiva di pugile professionista ma soprattutto il titolo di campione dei pesi massimi: questo causò un periodo di forzata inattività che durò dal Marzo 1967 all’Ottobre 1970 e che coincideva con l’apogeo della forma nei migliori anni di Louisville Lip, il quale fu costretto a rimanere fuori dal ring da quando aveva 25 anni fino quasi al compimento del suo 29esimo compleanno. Il momento sportivo più basso di Ali si legò indissolubilmente con un doppio filo al momento più alto come portavoce impegnato in prima fila per i diritti civili degli afroamericani. Il pugile viaggiò per tutta la nazione, parlando in molti luoghi pubblici come piazze e college, argomentando le proprie tesi ed esponendo i propri punti di vista sulla conflitto in Vietnam, l’orgoglio e i diritti degli afroamericani, l’Islam e la segregazione razziale.
 
La sua carriera sportiva per quanto preso dalla sua personale crociata non poteva finire qui e ora, così nell’Agosto 1970 grazie al senatore Leroy R. Johnson, il pugile di Louisville ottenne dalla commissione atletica della città di Atlanta una licenza temporanea per poter tornare a combattere. Dopo un paio di mesi di preparazione fisica per ritrovare la forma migliore, il 26 Ottobre 1970 Ali ritornò sul ring per affrontare Jerry Quarry e lo sconfisse per KO dopo soli tre round. Il mese successivo ci fu una vittoria ancora più importante: grazie al verdetto unanime della corte federale, la New York State Boxing Commission fu costretta a restituire ad Ali la licenza da pugile professionista. A Dicembre ci fu un match contro Oscar Bonavena al Madison Square Garden. Fu una battaglia estenuante che si concluse solamente al 15esimo round con la sconfitta di Bonavena per KO tecnico. Muhammad era tornato in maniera prepotente sulla scena e si candidò immediatamente come contender assoluto per il titolo mondiale dei pesi massimi detenuto da Joe Frazier che aveva vinto il titolo durante la pausa di Ali per le questioni politiche.
THE FIGHT: MUHAMMAD ALI VS. JOE FRAZIER I
Muhammad Ali vs. Joe Frazier I (8 Marzo 1971)
Muhammad Ali vs. Joe Frazier I (8 Marzo 1971)
 

I due fenomeni si sarebbero sfidati nella splendida cornice del Madison Square Garden con due milioni e mezzo di borsa in palio in quello che venne all’epoca definito come “Incontro del Secolo” o semplicemente “The Fight“. Smokin’ Joe Frazier famoso per la sua forza bruta ed il fisico da toro con i 182 cm per 93 kg arrivò al match da imbattuto con un personale record di 26-0 con 23 vittorie per KO mentre Muhammad The Greatest Ali si presentava leggermente appesantito con i suoi 98 kg ma con la solita eleganza di sempre e soprattutto anche lui da imbattuto forte di un 31-0 con 25 vittorie per KO. Questo match fu di importanza mediatica straordinaria con la copertura live in 35 nazioni e la presenza di oltre 760 addetti stampa provenienti da tutto il mondo. I giorni precedenti alla sfida furono davvero tesi e carichi di elettricità. Ali descrisse Frazier come uno stupido strumento in mano alla classe dirigente bianca, definendolo come troppo brutto e troppo stupido per poter essere il campione dei pesi massimi. The Greatest sfruttò in più occasioni il contesto della disparità dei diritti e della segregazione razziale rivolgendosi spesso al rivale Frazier con il nomignolo dispregiativo di Uncle Tom, paragonandolo ad un gorilla per via del colore di pelle più scuro legato alle origini dell’enclave africana Gullah. Smokin’ Joe accusò il colpo e di questo scherno ne soffrì fino alla morte, amareggiato dal trash talking e dagli insulti proferiti dalle labbra di Louisville. Cassius Clay si proclamò come paladino ed ambasciatore della gente di colore dei ghetto che non poteva mangiare e sottolineò che solo gli uomini bianchi in giacca e cravatta, gli sceriffi dell’Alabama e i membri del Ku Klux Klan potessero sostenere  Frazier anziché schierarsi con l’uomo mandato da Dio. 

Ali cominciò ad allenarsi duramente in una fattoria vicino Reading, Pennsylvania nel 1971. Dopo aver trovato una location di suo gradimento Muhammad decise di creare un vero training camp immerso nella campagna e lontano dalla città. Alì trovò un sito di cinque acri lungo la strada nei pressi di un villaggio chiamato Deer Lake, distante 20 minuti da Reading e ad un’ora di macchina da Philadelphia e a due ore di macchina da New York City. Sulla mappa attualmente si può facilmente trovare il posto cercando un paesino chiamato “Orwigsburg“. Alì adorava questo posto che in poco tempo divenne in pianta stabile la località in cui allenarsi: il pugile visse e si allenò qua dal 1972 fino agli ultimi anni della sua carriera nei primi anni ’80. Il sito di allenamento esiste tutt’oggi ed è stato trasformato in un bed and breakfast.
 
Al Madison Square Garden lo spettacolo fu di altissimo livello, questa volta però Frazier riuscì a rispettare i pronostici mettendo più volte in seria difficoltà Ali che non riuscì ad imporre il proprio ritmo: all’11° round l’incontro è pressoché pari fino quando Frazier non decise di sfruttare il suo asso nella manica, quel temibile gancio sinistro che centrò in pieno Ali e lo fece barcollare. Arrivati al 15esimo round Frazier mise a segno un altro micidiale gancio sinistro dei suoi che destabilizzò pericolosamente l’avversario. Arrivò il suono della campana ed annessi e connessi titoli di coda: Ali con una mascella rotta fu costretto ad inchinarsi alla faticosa ma giusta vittoria ai punti da parte del campione Joe Frazier. Era l’8 Marzo 1971, dopo 31 vittorie consecutive e dieci anni di imbattibilità, Muhammad Ali nato Cassius Marcellus Clay Jr. conobbe la sua prima sconfitta da professionista.
Muhammad Ali vs. Joe Frazier I (8 Marzo 1971)
Muhammad Ali vs. Joe Frazier I (8 Marzo 1971)
MUHAMMAD ALI VS. JOE FRAZIER II 
Muhammad Ali iniziò una seconda striscia vincente che durò per dieci incontri dal Luglio del 1971 al Marzo del 1973. Ma The Greatest conobbe nuovamente la sconfitta perdendo contro Ken Norton ai punti dopo 12 round e portando così il proprio score sul 41-2. A Settembre dello stesso anno Ali si riprese la rivincita, superando Norton ai punti anche questa volta dopo 12 round. I tempi erano maturi per un rematch con Joe Frazier nell’incontro denominato “Ali-Frazier II” che si tenne sempre a New York il 28 Gennaio del 1974 e che questa volta consegnò la vittoria ai punti a Muhammad Ali dopo 12 riprese leggendarie e portando così il testa a testa con Frazier sul risultato di 1-1. 
Muhammad Ali vs. Joe Frazier II (28 Gennaio 1974)
Muhammad Ali vs. Joe Frazier II (28 Gennaio 1974)
 
Riportando indietro nel lancette dell’orologio, Il 22 gennaio del 1973 a Kingston, in Giamaica, George Foreman affrontò Joe Frazier, campione del mondo in carica, in un match valevole per il titolo. Joe Frazier era un pugile che godeva di molto credito in quel momento: era ancora imbattuto e dominava la categoria dai massimi da quando Muhammad Ali era stato privato del titolo e costretto all’inattività per motivi politici. Nonostante l’indubbio valore dell’avversario, Big George vinse con una tale facilità che suscitò lo scalpore generale. La sua soverchiante potenza fece apparire quell’incontro quasi un pestaggio, tanto fu a senso unico: già nella prima ripresa aveva mandato per tre volte Frazier al tappeto, e dopo tre ulteriori atterramenti nella seconda, l’arbitro decise di fermare l’incontro. Indimenticabile il colpo che chiuse il match: un montante destro che sollevò Frazier da terra per scaraventarlo al tappetoIl nuovo campione del mondo, pur rispettato e apprezzato per le sue eccezionali qualità di pugile, non ebbe mai la simpatia, il sostegno, il gradimento ed il gradimento da parte del pubblico. Diffidente, scontroso al limite dell’intrattabilità e poco disponibile ad incontrare la stampa, Foreman si trovò ben presto imprigionato nel ruolo naturale del “pugilecattivo” da battere. Le sue stesse rapidissime ed inesorabili vittorie gli conferivano un alone di invincibilità che si fondava su quella disumana potenza e ferocia che lo contraddistinguevano.
RUMBLE IN THE JUNGLE: MUHAMMAD ALI VS GEORGE FOREMAN
 
Big George era la gallina dalle uova d’oro in quel momento, oltre ad essere in rampa di lancio per diventare uno dei migliori della nobile arte: dopo aver battuto in scioltezza Joe Frazier affrontò anche Ken Norton e lo mise al tappeto in due soli round. Avendo battuto gli unici due pugili capaci di sconfiggere Ali entrambi in soli due round, Foreman decise di voler dare una dimostrazione definitiva al mondo intero su chi fosse effettivamente il più forte. Ali d’altro canto era intenzionato a rivincere il titolo dei pesi massimi, diventando così il secondo a riuscirci dopo Floyd Patterson. In quattro e quattro otto venne organizzato “The Rumble in The Jungle” (La rissa nella giungla) grazie alla mediazione di Don King un modesto aspirante manager di Cleveland, che al tempo muoveva i primi passi nel mondo della promozione e prese la palla al balzo sfruttando la situazione: riuscì a far firmare ad Ali e a Foreman due contratti separati, promettendo un premio di cinque milioni di dollari. Nonostante la promessa fatta, King non possedeva la cifra, per cui fu costretto a cercarsi sponsor potenti ed influenti in modo da ottenere i fondi necessari. L’incontro si sarebbe disputato il 30 ottobre 1974, allo Stade Tata Raphaël di Kinshasa, nell’ex Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo). La scelta della location fu stabilita dal principale sponsor del match: il dittatore dello Zaire Mobutu Sese Seko che volle ospitare l’incontro nella propria nazione, attirato dalla notorietà che l’evento avrebbe dato al proprio paese e soprattutto per celebrare ufficialmente la nuova costituzione dello Zaire di fronte agli occhi di tutto il mondo.
"The Rumble in The Jungle" Muhammad Ali vs. George Foreman (24 Settembre 1974 poi 30 Ottobre)
“The Rumble in The Jungle” Muhammad Ali vs. George Foreman (24 Settembre 1974 poi 30 Ottobre)
 

Come succulento antipasto alla sfida tra Ali e Foreman, Mobutu organizzò una delle più grandi manifestazioni musicali nella storia dell’Africa. Questa celebrazione avrebbe avuto la forma di un grande concerto, chiamato Zaire ’74, che si sarebbe dovuto tenere immediatamente prima del grande incontro. Come ospiti dell’evento furono chiamati stelle della musica di livello mondiale, come BB King e James Brown, celebri artisti africani come Manu Dibango e Miriam Makeba, e diverse orchestre di soukous dello Zaire come OK Jazz, Zaïko Langa Langa, gli Stukas e molti altri. Quando Foreman si fece male durante un allenamento, era ormai impossibile rimandare una manifestazione di tale portata. La tre giorni di musica si tenne comunque ma fu disertata dagli spettatori stranieri i quali avrebbero dovuto costituire la maggioranza del pubblico. Temendo l’umiliazione che sarebbe seguita dal fallimento della kermesse, Mobutu decise di rendere l’ingresso gratuito; arrivarono in massa persone da ogni dove, dalla capitale Kinshasa e dintorni, dando vita a una delle più grandi manifestazioni musicali mai tenutesi sul suolo africano.

George Foreman era dato favorito dai bookmaker e la sua vittoria veniva quotata fino a tre volte più probabile rispetto alla sconfitta. Le quote erano influenzate dall’ultima sconfitta subita da Ali con Frazier, e dal fatto che Foreman aveva vinto il titolo mondiale battendo proprio Frazier: nell’incontro, l’aveva messo a tappeto sei volte prima di mandarlo definitivamente KO. Inoltre, Foreman aveva sconfitto anche Ken Norton in due soli round, e Norton era il pugile che aveva fratturato la mascella di AliForeman e Ali passarono l’estate del 1974 ad allenarsi nello Zaire, abituando i loro corpi al calore e al clima tropicale della nazione africana. L’incontro era programmato per il 24 Settembre ma durante l’allenamento Foreman si fece male, per cui l’incontro slittò al 30 OttobreIl match cominciò alle 4 di mattina secondo l’ora di Kinshasa, per poter essere trasmesso in diretta al pubblico televisivo americano. La trasmissione era commentata da Bob Sheridan, mentre David Frost conduceva le interviste a bordo ring. All’incontro erano presenti numerosi divi del cinema e campioni di boxe, tra cui Ken Norton e Joe Frazier. Foreman era dato per superfavorito: i colpi veloci di Ali non erano in grado di impensierire un pugile di grande massa e forza fisica come Foreman. Big George inoltre era considerato come l’atleta più forte fisicamente mai esistito, una vera e propria forza della natura.

Prima del match Ali cercò di innervosire il suo avversario, insultandolo pesantemente ed irritandolo con i suoi classici comportamenti provocatori. Il pubblico composto da 100.000 persone manifestò il proprio forte sostegno ad Alì e la propria ostilità verso Foreman; la gente esaltata gridava: “Ali boma ye” ovvero “Ali uccidilo“. Ali partì all’attacco nei primi round e colpì Foreman al volto ma poi fu costretto alle corde e per un paio di round fu costretto a subire i colpi dell’avversario. Foreman per i successivi round continuò così a mettere sotto pressione Ali per stringerlo alle corde. Ma lui continuò a resistere, insultò l’avversario e si mise volontariamente alle corde con le mani sul viso in guardia per essere colpito. In molti non capivano le intenzioni di Ali, ma al quinto round Foreman era stanco e Ali ne approfittò colpendo al volto con una serie velocissima il campione facendolo barcollare. All’ottavo round poi Foreman era stremato, Ali lo colpì con una serie di ganci e uppercut e sotto gli occhi di 100.000 spettatori, Ali mise KO George Foreman che perse non essendo riuscito a rialzarsi in tempo durante il conteggio. Ali vinse l’incontro grazie ad una tattica che nessuno avrebbe mai pensato possibile; persino i suoi allenatori erano increduli e non si capacitavano. Muhammad si incollò alle corde per otto riprese, facendo sfogare tutta la potenza di cui disponeva Foreman contro un bersaglio inaspettatamente “elastico” costituito dal corpo di Ali e le corde del ring; pur venendo colpito da pugni micidiali l’azione elastica delle corde attenuava la potenza devastante dei colpi di Foreman. Poi vedendolo affaticato riuscì a vincere dandogli il colpo di grazia. Fu una vittoria unica quanto memorabile. E divenne campione del mondo per la seconda volta.

"The Rumble in The Jungle" Muhammad Ali vs. George Foreman (24 Settembre 1974 poi 30 Ottobre)
“The Rumble in The Jungle” Muhammad Ali vs. George Foreman (24 Settembre 1974 poi 30 Ottobre)
L’incontro è considerato una delle più grandi dimostrazioni di pianificazione strategica e di esecuzione tecnica mai viste in uno scontro tra pesi massimi. Ali si presentò con un piano tattico ben preciso e studiato, lo applicò in maniera maniacale e venne ripagato con l’onore di essere uno dei due soli uomini al mondo ad aver conquistato il titolo dei pesi massimi per ben due volte. Lo scontro mise in evidenza la grande capacità di incassatore di Ali e segnò un drastico cambio nello stile di combattimento del pugile: la precedente agilità impareggiabile e la grande mobilità vennero sostituite dalla tattica più passiva del “rope-a-dope“. Il cambio di stile era stato reso necessario dalla lunga assenza di Ali dal ring. Nell’incontro il neo campione mise in mostra una resistenza fisica straordinaria, resistendo ai numerosi colpi di Foreman, molti dei quali indirizzati nella zona addominale e alla testa, senza causare vistosi problemi. Muhammed Ali si tenne in forma disputando altri tre match di esibizione battendo rispettivamente Wepner, Lyle e Bugner migliorando così il proprio bottino personale con 50 incontri disputati con 48 vittorie e 2 sole sconfitte. Il 1° Ottobre del 1975 dopo un anno esatto dalla leggendaria vittoria in Zaire contro Foreman, Ali affrontò Frazier per la terza ed ultima volta, mettendo in palio il suo titolo mondiale, per stabilire chi dei due fosse definitivamente il più forteQuesto fu il terzo confronto tra i due pugili, che si erano già affrontati in due occasioni: l’8 marzo 1971 e il 28 gennaio 1974, riportando una vittoria ciascuno. Allo stato attuale delle cose, Ali deteneva ancora il titolo mondiale dei pesi massimi in versione WBC: per Frazier si trattava invece di un nuovo assalto al titolo, essendo stato precedentemente spodestato da Foreman il 22 gennaio 1973.
THRILLA IN MANILA: MUHAMMAD ALI VS. JOE FRAZIER III
"Thrilla In Manila" Muhammad Ali vs. Joe Frazier III (1 Ottobre 1975)
“Thrilla In Manila” Muhammad Ali vs. Joe Frazier III (1 Ottobre 1975)
Il match valido per il titolo si tenne anche questa volta fuori dagli Stati Uniti sotto la spinta di Don King che questa volta sfruttò la sponsorizzazione del dittatore filippino Ferdinando Marcos. La location della sfida questa volta sarebbe stata Manila, capitale delle Filippine e per l’occasione King coniò il termine “Thrilla in Manila“. I due pugili per via della diretta TV mondiale si ritrovarono a combattere alle 10:00 di mattina locali sotto un’afa soffocante ed un sole rovente. Le condizioni climatiche estreme incisero sulle strategie e le dinamiche dell’incontro. La condizione fisica dei due atleti fu spinta a livelli davvero pericolosi per la loro salute. Fu un match davvero cruento e drammatico che vide i pugili combattere con enorme agonismo e violenza, senza risparmiarsi un istante. Tutti e due combatterono in maniera estenuante tanto che i critici in seguito votarono questo match come il più brutale mai visto nella storia della boxe. Durante la pausa tra la 14° e la 15° ripresa, lo staff tecnico di Smokin’ Joe decise di gettare la spugna e far ritirare il proprio atleta. L’arbitro Carlos Padilla decretò la conclusione dell’incontro assegnando la vittoria ad Ali per KO tecnico. Il campione ammise che in caso di mancato ritiro dell’avversario probabilmente non sarebbe riuscito a sostenere un’ulteriore ripresa nonostante fosse in vantaggio ai punti al momento della resa. Alì successivamente definì l’incontro “la cosa più vicina alla morte”.
"Thrilla In Manila" Muhammad Ali vs. Joe Frazier III (1 Ottobre 1975)
“Thrilla In Manila” Muhammad Ali vs. Joe Frazier III (1 Ottobre 1975)
 
Gli anni passano ed il tempo tiranno pretese un dazio anche da un Dio in terra come Muhammad Alì, a partire 1976 principalmente a causa dell’età, la velocità e i riflessi del pugile cominciarono a venire meno mentre dal 1977 risultava evidente la difficoltà nel mettere KO gli avversari come una volta. Un indizio dell’evidente quanto imminente declino di Ali fu la vittoria unanime ai punti (dopo un match piatto ed anonimo) contro Alfredo Evangelista, un pugile mediocre e poco dotato. Nel 1977 Ali si confrontò con Earnie Shavers, battendo anche lui per decisione unanime ai punti in un incontro che risultò comunque spettacolare nonostante la fase calante del campione. Ali dichiarò in seguito che Shavers fu il più potente pugile che avesse mai affrontato. In molti attribuirono alla violenza di questo incontro i primi sintomi della malattia che qualche anno dopo lo avrebbe colpito. Il 15 Febbraio 1978 a Las Vegas, dopo una serie positiva di 13 incontri senza sconfitte (dal match contro Norton nel Marzo del 1973) Muhammad Ali a 36 anni e 29 giorni perse il titolo dopo 15 round per decisione non unanime ai punti contro Leon Spinks, il quale subito dopo perse a sua volta il titolo WBC per essersi rifiutato di combattere contro Ken Norton, contendente numero uno a quel tempo per il titolo unificato. Ali vinse quindi per decisione unanime ai punti il rematch contro Spinks che si tenne sette mesi dopo la sconfitta avvenuta a Febbraio, riottenendo il titolo WBA, ma subito dopo annunciando il proprio ritiro dal mondo della boxe.
Muhammad Ali vs. Larry Holmes 1980
Muhammad Ali vs. Larry Holmes 1980
 
Ritornò dopo due anni nel 1980 per tentare di riconquistare il titolo WBC contro Larry Holmes ma perse per getto della spugna alla decima ripresa. L’ultimo incontro in carriera di Muhammad Ali si tenne l’11 dicembre 1981 a Nassau nelle Bahamas in quello che passò alla storia come “Drama in the Bahamas” contro Trevor Berbick. Ali perse per decisione unanime ai punti dopo dieci round. In quel combattimento Ali si mostrò al mondo vistosamente rallentato nei movimenti ed il suo allenatore Angelo Dundee notò anche che parlava più lentamente del solito: erano i primi sintomi della Sindrome di Parkinson probabilmente accelerata dai numerosi colpi subiti alla testa. Su 61 incontri disputati, vanta un record di 56 vittorie, 37 delle quali per KO, 19 ai punti e 5 sconfitte di cui una sola per KO e le rimanenti quattro ai punti. Ritiratosi definitivamente dall’attività agonistica nel 1981, nel 1984 gli fu diagnosticato ufficialmente il morbo di Parkinson. Per l’ennesima volta commosse il mondo intero anche fuori dal ring apparendo come ultimo tedoforo alle Olimpiadi di Atlanta del 1996 con quel braccio tremolante davanti al fuoco eterno accesso sul tripode; in quell’occasione gli fu anche riconsegnata la medaglia d’oro vinta a Roma nel 1960, poiché si narra che gettò l’originale in un fiume come gesto di protesta verso gli Stati Uniti macchiati dalla piaga discriminazione razziale: di ritorno in patria dopo i fasti romani, un ristoratore si rifiutò di servirlo, perché di colore. Il fermoimmagine di Muhammad Ali rallentato e tremolante porta a riflettere su quanto possa essere bastarda e piena di sorprese la vita: la mano veloce come un lampo e potente come un terremoto e che aveva reso unico Ali è solo un ricordo, adesso la potenza e la forza di un tempo lasciano il passo alla malattia che avanza e che consuma il campione da dentro in maniera vigliacca.
"Drama in the Bahamas" Muhammad Ali vs. Trevor Berbick (11 Dicembre 1981)
“Drama in the Bahamas” Muhammad Ali vs. Trevor Berbick (11 Dicembre 1981)

INNOVATORE DELLA BOXE

Prima del ritiro della licenza, lo stile di combattimento di Alì si basava su un notevole gioco di gambe, in modo da consentirgli una elevata dinamicità, prontezza di riflessi per schivare i colpi avversari e velocità di esecuzione nel finalizzare l’attacco ed ottenere il KO. Quando torna sul ring nel 1971, Ali non era più in grado di danzare in punta di piedi come una volta e fu costretto a lavorare di più sulla forza e la tecnica dei propri pugni anziché sul footwork. Con l’avanzare degli anni e l’aumentare dell’esperienza maturò una straordinaria capacità di incassatore: la sua disumana abilità nell’assorbire una mole così grande di pugni ed impatti impressionò chiunque ebbe la fortuna di vederlo dal vivo o in tv. Per un pugile essere stretto alle corde è il campanello di allarme che precede il cedimento, difatti l’espressione «ridursi alle corde» è passata nel linguaggio comune come segno manifesto di difficoltà, ma Ali usò e rivoluzionò questa concezione, sfruttando un’apparente segnale di debolezza come arma in più per stancare il proprio avversario. Louisville Lip nei momenti più delicati e concitati cercava intenzionalmente le corde, si appoggiava al limite del ring e poi assorbiva tutti i colpi dell’avversario rimbalzando e trasformando il proprio corpo in una sorta di punching ball da allenamento.

Spara i tuoi colpi migliori, io tanto rimbalzerò sulle corde
Spara i tuoi colpi migliori, io tanto rimbalzerò sulle corde
 
Nella sconfitta al vecchio Madison Square Garden di New York contro Joe Frazier, cadde dopo 15 round infiniti di massacro con lo scrittore Norman Mailer a far da cronista e raccontare la drammaticità degli eventi. La stessa tattica risultò vincente nel 1974, in Zaire per otto round Ali si sacrificò incassando colpi che avrebbero ucciso tanti altri pugili, poi un lampo e Foreman stramazzò al suolo sfinito. L’anno dopo, a Manila, Ali soffrì l’estenuante confronto con Frazier e alla fine vinse per il ritiro dell’avversario consapevole che quella battaglia li stava quasi portando alla morte. La boxe di Ali basata sul movimento di gambe resta comunque inimitabile per qualsiasi pugile che rientra nella categoria dei pesi massimi e che presenta le sue misure: 191 cm di altezza per per un peso variabile dai 90 fino ai 98 kg. La frase cult che lo descrive: “Vola come una farfalla e punge come un’ape”, descrive perfettamente la leggerezza dei suoi movimenti sul ring, coadiuvata da una tecnica pulita e sopraffina. Ali aveva cambiato il codice del boxeur, mai schivare i colpi con tutto il corpo ma usare testa piegandola indietro per eluderli, irridendo così gli uppercut, usando sempre una guardia bassa contro ogni regola, ad invitare i pugni senza paura tra un insulto ed una provocazione.
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Studente universitario in quel di Siena, classe 1992 follemente innamorato della Premier League e del calcio inglese, amo anche il basket ma seguo solo quello NBA come tifoso ultradecennale dei Los Angeles Lakers, appassionato anche di Football Americano tifo i Cincinnati Bengals. Oltre a scrivere adoro la musica elettronica, il rock 'n' roll, i computer, i videogiochi, l'arte e la letteratura. Aspirante tuttologo, sono un personaggio analogico in un mondo digitale.

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