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Guida Copa América Centenario, Gruppo D: l’Argentina

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Le lacrime del Maracanà e quelle dell’Estadio Nacional di Santiago. L’Argentina è stufa di essere vicecampione: lo è stata del mondo nell’ultimo mondiale in Brasile e d’America nella scorsa edizione del torneo continentale in Cile. Adesso si cambia d’emisfero e negli Stati Uniti la Selección di Gerardo Martino cercherà di interrompere un maleficio che dura dal 1993, data del suo ultimo trionfo ufficiale ottenuto proprio nella Copa America, allora disputata in Ecuador. Da lì in avanti l’Albiceleste è arrivata a giocare 6 finali: tre di Copa América (2004, 2007 e 2015), due di Confederations Cup (1995 e 2005) e quella del Mondiale 2014. Vittorie: zero.

Batistuta, Simeone e Rodriguez festeggiano la Copa América '93
Batistuta, Simeone e Rodriguez festeggiano la Copa América ’93

Mascherano, capitano simbolico di questa nazionale, dopo la sconfitta contro il Cile ai rigori dell’anno scorso parlò di karma, di una sorta di impossibilità di scrollarsi di dosso il peso di questo digiuno che sembra non aver mai fine. Sarà arrivato il momento per la generazione dei Messi, degli Agüero e dei Di María per porre fine a questo sortilegio, che priva da oltre due decenni di un trionfo la nazionale del paese più prolifico di talenti a livello globale?

ANALISI TECNICO- TATTICA

Non ci sarà Carlos Tevez, così come sarà assente il suo erede in bianconero Paulo Dybala, su cui Martino avrebbe puntato in agosto per il torneo olimpico di Rio de Janeiro, ma la Juventus non lo libererà per l’occasione. È una scelta giustificabile visto che l’attaccante cordobés è un perno fondamentale nell’attacco della squadra che domina il calcio italiano, probabilmente oggi uno dei primi 5/6 club a livello europeo? Martino crede nella gradualità di questo processo e Dybala avrà probabilmente il suo battesimo di fuoco in un grande torneo tra due anni in Russia (o tra uno in caso di una improbabile finale tra Germania e Russia all’Europeo, che permetterebbe all’Argentina di essere sorprendentemente ripescata per la Conferderations 2017). Una gradualità quella del ct argentino che non si riflette esclusivamente su questo aspetto particolare legato a Dybala e che interessa più da vicino gli appassionati italiani, ma che ha a che fare con l’identità tecnica della squadra: 10 dei giocatori convocati per il torneo del centenario erano presenti a Brasile 2014 (molti dei quali titolari), 16 erano con Martino l’anno scorso in Cile e sarebbero potuti essere 17 se Pablo Zabaleta non avesse subito l’infortunio alla caviglia che lo ha obbligato a operarsi e rinunciare al torneo.

Gerardo Martino
Gerardo Martino

Inutile fare stravolgimenti quindi e l’ex ct del Paraguay da fiducia all’ossatura del gruppo che ha sfiorato il titolo l’anno scorso a Santiago. Ciò che salta alla vista è l’innesto dei principali giocatori protagonisti del ciclo vincente del River Plate di Marcelo Gallardo: Jonathan Maidana, Gabriel Mercado e Ramiro Funes Mori (oggi all’Everton) in difesa e Matías Kranevitter (attualmente all’Atletico Madrid) a centrocampo. Una nazionale argentina che come mai negli ultimi anni da spazio alle recentissime novità offerte dall’ambito locale, con la presenza inoltre del promettente difensore centrale dell’Independiente, Victor Cuesta. La formazione titolare ad ogni modo non subirà variazioni significative. Martino proporrà il suo 4-3-3 con Sergio Romero schierato tra i pali; in difesa Gabriel Mercado(al posto di Zabaleta) e Marcos Rojo sulle fasce, con Otamendi e Ramiro Funes Mori coppia centrale; a centrocampo il trio Lamela-Macherano-Biglia, con Éver Bánega principale alternativa al capitano laziale; tridente offensivo con Di María largo a sinistra, Higuaín punta centrale e il capitano Lionel Messi teoricamente a destra, ma con ovvie licenze per poter svariare sull’intero fronte offensivo.

LA STELLA

Quasi inutile dirlo. É da almeno otto anni che Lionel Messi è l’astro più luminoso nel firmamento calcistico mondiale, quasi impossibile quindi affidare a qualcun altro nell’Argentina il ruolo di faro della Selección. Ciononostante e aldilà dei 50 gol che lo pongono ad appena sei marcature di distanza del goleador storico Batistuta, a circondarlo in Albiceleste il sempiterno interrogativo: riuscirà in un grande torneo con l’Argentina a brillare come quando veste la maglia del Barcellona? Le occasioni si stanno esaurendo e a New York e dintorni Messi si trova probabilmente dinanzi a una delle ultime due/tre opportunità per imprimere il suo sigillo sulla storia della nazionale. Soprattutto in quest’ultima annata nel Barça ha lasciato gran parte del palcoscenico ai compagni d’attacco Suárez e Neymar. La sua immagine un po’ sbiadita ha conosciuto il punto più basso in aprile, in coincidenza con lo scoppio dello scandalo Panama Papers che lo vede coinvolto assieme al padre, ha altresì mostrato un calo fisico evidente e (forse non a caso) proprio quello è stato il momento peggiore del Barcellona, che subì tre sconfitte di fila in campionato e l’eliminazione ai quarti di Champions. A differenza di altre annate Lionel Messi arriva a giugno in crescendo: sarà la volta buona quindi per vedere la Pulga protagonista decisivo con la Selección in una cavalcata vincente?

Lionel Messi

LA SORPRESA

In una nazionale in cui la maggior parte dei giocatori titolari e di molte riserve è ampiamente consolidata nel panorama calcistico mondiale, è francamente difficile indicare un giocatore che potrebbe veramente essere una sorpresa. Probabilmente l’arma in più di questa nazionale potrebbe rivelarsi Ramiro Funes Mori, ex centrale del River Plate, da quest’anno in Premier League con l’Everton. In una difesa che dopo il Mondiale in Brasile ha perso un po’ di solidità e necessitava di alcuni ricambi, questo ragazzo, alto 1 metro e 91, può rappresentare con i suoi centimetri una pregiata risorsa per il gioco aereo, non solo in difesa ma anche nelle palle inattive offensive: 17 gol in carriera (5 nell’ultima stagione in Inghilterra) non sono assolutamente pochi se giochi al centro della difesa ed hai solo 25 anni. L’esperienza internazionale con il River di Gallardo non è poi da sottovalutare: una vittoria in Copa Sudamericana e una in Libertadores, con  quattro superclásicos contro il Boca disputati a livello internazionale,non sono roba da poco a insegnano a gestire le tensioni come poche altre circostanze.

Ramiro Funes Mori
Ramiro Funes Mori

PROSPETTIVE

Detta alla Mourinho, la vittoria dev’essere un sogno e non un’ossesione. Certamente però in un torneo dove il Brasile viene senza molti dei suoi principali giocatori(a partire da Neymar), l’Uruguay si vedrà obbligato a rinunciare al miglior Suárez e il Cile, ancora un po’ pago del trionfo dell’anno scorso, ha bisogno di consolidarsi sotto la guida del nuovo ct Pizzi, l’appuntamento con il trionfo sembra ancora una volta di più improcrastinabile. Come minimo ci aspettiamo tutti un’Argentina presente il 26 giugno a East Rutherford. Poi lì dovrà trovare la determinazione e lucidità che sono mancate al Maracanà e all’Estadio Nacional.

CONVOCATI

Pos. Giocatore Data Nascita Squadra
P Sergio Romero 22 febbraio 1987 Manchester United (Inghilterra)
P Mariano Andújar 30 luglio 1983 Estudiantes (Argentina)
P Nahuel Guzmán 10 febbraio 1986 UANL (Messico)
D Jonathan Maidana 29 luglio 1985 River Plate (Argentina)
D Nicolás Otamendi 12 febbraio 1988 Valencia (Spagna)
D Ramiro Funes Mori 5 marzo 1991 Everton (Inghilterra)
D Facundo Roncaglia 10 febbraio 1987 Genoa (Italia)
D Gabriel Mercado 18 marzo 1987 River Plate (Argentina)
D Marcos Rojo 20 marzo 1990 Manchester United (Inghilterra)
D Víctor Cuesta 19 novembre 1988 Independiente (Argentina)
C Lucas Biglia 30 gennaio 1986 Lazio (Italia)
C Ángel Di María 14 febbraio 1988 Manchester United (Inghilterra)
C Matías Kranevitter 21 maggio 1993 Atlético Madrid (Spagna)
C Javier Mascherano 8 giugno 1984 Barcellona (Spagna)
C Érik Lamela 4 marzo 1992 Tottenham (Inghilterra)
C Éver Banega 29 giugno 1988 Siviglia (Spagna)
C Javier Pastore 20 giugno 1989 Psg (Francia)
C Augusto Fernández 10 aprile 1986 Atlético Madrid (Spagna)
C Nicolás Gaitán 23 febbraio 1988 Atlético Madrid (Spagna)
A Lionel Messi 24 giugno 1987 Barcellona (Spagna)
A Ezequiel Lavezzi 3 maggio 1985 Hebei China Fortune (Cina)
A Sergio Agüero 2 giugno 1988 Manchester City (Inghilterra)
A Gonzalo Higuaín 10 dicembre 1987 Napoli (Italia)

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