Il Bayern vince la Coppa di Germania: Guardiola, l’incompreso, saluta con l’ennesimo successo

guardiola

Tre anni al Bayern. Tre Bundesliga consecutive, due Coppe di Germania, un Mondiale per Club e una Supercoppa Europea, oltre a tre semifinali di Champions League. I punti, in Bundesliga, sono stati 257, conditi dalla bellezza di 254 gol realizzati e solo 58 subiti. L’epoca Guardiola sulla panchina del Bayern, volge al termine. E si chiude con la conquista dalla Coppa di Germania, trofeo tutt’altro che secondario per gli appassionati di calcio tedesco. Sono stati tre anni contrastanti, dove il catalano non è mai stato amato pienamente dagli esigenti tifosi bavaresi. Arrivare dopo il Triplete di Heycknes, capace di riportare la coppa delle grandi orecchie in Baviera dopo tredici anni d’astinenza, si è rivelato un fardello troppo grande per l’uomo che a Barcellona ha lasciato un’impronta indelebile, non solo nella storia del club catalano ma anche del calcio.

Troppo alte le attese, forse. I tifosi si aspettavano di rivincere almeno una volta la Coppa dei Campioni sotto la guida del santone spagnolo: se abbiamo fatto il triplete con il vecchio Jupp, pensavano i tifosi bavaresi, chissà cosa potremmo vincere con l’uomo del tiki-taka, del pressing alto e ossessivo, del calcio spettacolare. I supporter’s del FCB, quindi, si aspettavano di vincere tutto, sia in campo nazionale che internazionale, e di giocare in maniera spumeggiante. Ma nel calcio, purtroppo o per fortuna, esistono anche gli avversari, specie in ambito europeo, dove le squadre che possono vincere la Champions sono almeno 5/6 ed una sola la può alzare al cielo. Guardiola, agli occhi di buona parte della tifoseria bavarese, ha il grave dolo di non essere riuscito laddove Hitzfield e Heycknes sono arrivati in epoca recente: portare il Bayern Monaco in cima all’Europa. Conta poco il Mondiale per Club, manifestazione di secondo piano. Contano relativamente le tre Bundesliga nettamente dominate, due double su tre in campo tedesco e un calcio a tratti fantastico e dominante nei confronti dell’avversario. Pep non ha vinto la Coppa dei Campioni. Pep è colpevole.

Eppure, i tifosi del Bayern lo rimpiangeranno quell’uomo smilzo, deciso e voglioso di avere sempre il pallone fra i piedi. Avere la palla significa, innanzitutto, non dar modo agli avversari di essere pericolosi. E’ un primo aspetto da fase difensiva, che Pep ha saputo tramutare in arma offensiva. Stessa cosa dicasi per la pressione alta e la ricerca immediata del possesso sin nella metà campo avversaria: non è solo fase offensiva, è innanzitutto difensiva. L’ex Rondinella ha saputo modificare anche il proprio credo. Il Bayern, infatti, non è stato una replica fedele del Barcellona tutto tiki-taka e falso nueve. Vero, il possesso palla ossessivo è stato un mantra anche del Guardiola versione bavarese, ma di falso nueve, specie con l’approdo di Lewandowski in Baviera, si è visto poco o niente. Nella prima stagione, infatti, Muller è stato una vera prima punta di movimento, agile, moderna, con uno straordinario fiuto del goal e si è alternato nel ruolo con Mandzukic e, nella partite meno importanti, Pizarro. Qualche tentativo di “falso nueve“, con Gotze prima punta, c’è stato. Ma è stato decisamente marginale nel triennio di Pep in salsa bavarese. Il gioco, soprattutto nelle ultime due stagioni, è stato sicuramente più verticale rispetto al Guardiola blaugrana, anche se da Pep non si può attendere certo un gioco palla lunga e pedalare. E questo lo si sapeva.

Stasera, specie nel primo tempo, il Bayern ha provato a fare quello che, forse, si attendeva una parte dell’esigente tifoseria bavarese, con Vidal play affidandosi spesso alla palla lunga nel tentativo, risultato vano, di mettere in difficoltà la difesa a tre del Borussia Dortmund con gli inserimenti da dietro degli uomini offensivi. Tattica rivelatesi poca redditizia: solo un’occasione da goal, nemmeno troppo nitida, occorsa sulla testa di Muller. Nella prima parte della ripresa, invece, il Bayern ha riproposto un gioco più “guardioliano”, palla a terra, aggressione degli spazi e pressione alta esasperata. E i risultati, si sono visti. I Campioni di Germania hanno creato gioco e occasioni da goal a ripetizione, esponendosi inevitabilmente al contropiede del Dortmund, pericoloso in almeno tre occasioni in ripartenza. Una vittoria, al di là dell’esito favorevole dell’imprevedibile lotteria dei rigori, meritata dal Bayern, che ai punti, al termine dei 120 minuti, avrebbe meritato di portare a casa la DFB Pokal. E ai punti, se si eccettua qualche rara eccezione (vedasi le semifinali di Champions League perse contro Real e Barça), il Bayern di Guardiola raramente avrebbe meritato di perdere in questi tre anni. Un aspetto, quest’ultimo, non secondario, troppo spesso dimenticato o sottovalutato.

Ora inizierà l’era Ancelotti, tecnico di grande spessore, all’altezza di Pep. Si troverà una squadra che, per bocca degli stessi giocatori, è cresciuta tantissimo sotto la gestione del tecnico catalano, migliorandosi tatticamente e mentalmente. Vedremo, forse, un Bayern meno spagnoleggiante, forse più pratico, anche se non va dimenticato che l’Ancelotti versione milanista ha avuto il grande merito di far coesistere gente come Seedorf, Pirlo e Rui Costa in un centrocampo dai piedi buonissimi e raffinati, che faceva del possesso palla un mantra anch’essa. Ma in qualche modo, ne siamo certi, quanto fatto da Guardiola verrà rivalutato col tempo, probabilmente apprezzato da quanto Ancelotti metterà di suo (quasi certo l’addio alla difesa a tre, che Pep ha spesso proposto). I numeri che abbiamo scritto ad inizio articolo, infatti, testimoniano la bontà del lavoro fatto da Guardiola: al di là dell’innegabile valore della rosa del Bayern, non si può ottenere un rendimento così elevato senza la mano di un tecnico capace e dall’intelligenza tattica superba. Onore a te Pep. Non ti hanno amato fino in fondo, forse non ti hanno capito appieno, ma la bontà del tuo lavoro verrà rivalutata nel tempo, che è galantuomo come lo sei tu. Sipario. Si riparte da Manchester. In bocca al lupo. E facci divertire ancora.

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