Atletico Madrid-Barcellona 2-0: clamoroso al Calderon, la Regina d’Europa abdica!

Atletico Madrid Barcellona Messi

Pubblico delle grandi occasioni al Vicente Calderon per il ritorno dei quarti di finale Champions. I tifosi colchoneros sono tra i pochi in Europa ad aspettare il Barça più con aria di sfida che con timore reverenziale.
La squadra di Simeone recepisce il messaggio e traduce in campo l’atteggiamento sfrontato: pronti, via e fioccano le occasioni in area blaugrana.
L’Atletico si schiera con un 4-4-2 che propone la coppia Ferreira Carrasco-Griezmann in avanti, con Koke, Gabi, Augusto Fernandez e Saul Niguez a centrocampo e Lucas Hernandez in difesa al fianco dei titolarissimi Juanfran, Godin e Filipe Luis.
Il Barcellona è al completo, solito 11, la “MSN” davanti, Iniesta sulla linea dei centrocampisti e Mascherano su quella dei difensori.
Dopo lo sbandamento iniziale il tiki taka di Luis Enrique riesce ad addormentare il match, facendo rientrare la partita nei binari giusti per la qualificazione. L’Atletico, sornione, non rischia quasi nulla ed aspetta. Non appena la palla torna tra i piedi dei padroni di casa, quando siamo al 36′, arriva il gol: Saul Niguez si inventa un cross da destra di esterno sinistro che Griezmann gira in rete di testa.
Il Barça prova a scuotersi, ma non punge per tutto il resto del primo tempo.
Al rientro in campo nella ripresa ci si aspetta la reazione blaugrana ed invece la squadra più determinata è ancora quella di Simeone. Nel giro di 10 minuti i colchoneros sfiorano il raddoppio almeno tre volte, con il pericolosissimo Koke sulla destra e con la traversa di Saul Niguez dopo una carambolesca azione da corner.
La prima grande occasione da gol per il Barcellona arriva solamente al 59′ su cross teso di Jordi Alba e la cosa pare incredibile per una squadra con Neymar, Suarez e Messi davanti.
Dal 60′ in poi l’Atletico mette da parte ogni proposito di gioco d’attacco e la mette sulla “garra“: Ferreira Carrasco scende sulla linea dei centrocampisti, linea a 5 che si schiera a non più di tre metri dai 4 difensori al limite della propria area di rigore. Il solo Griezmann resta isolato davanti a cercare di raccogliere le spazzate.
Le risse si alternano ai fischi dell’arbitro italiano Rizzoli che inizia a propinare gialli a destra e a manca, senza un criterio ben preciso per la verità. Godin paga cara una gomitata di Suarez, restando in campo con un occhio nero, ma i suoi sono veramente abili a rompere continuamente il ritmo con calcioni, proteste e perdite di tempo. Si sa, è l’Atletico.
Il Barça tenta il tutto per tutto e schiaccia i colchoneros nella propria area di rigore. Il problema è che in questo modo non restano varchi liberi per trovare un tiro pulito in porta.
Filipe Luis, forse il migliore in campo, si inventa all’87’ una lunga cavalcata partendo dalla propria metà campo. Salta tutti fino all’ingresso nell’area avversaria e poi tenta l’assist a Griezmann. Iniesta si frappone e para con la mano.
Sarebbe rigore e cartellino rosso, ma Rizzoli opta per il rigore più giallo. Ad ogni modo l’attaccante francese si presenta dal dischetto e, seppure Ter Stegen intuisca, riesce a portare i suoi sul clamoroso 2-0.
Per i blaugrana non resta che riversarsi in attacco sulle ali della disperazione, ma il muro guidato da Godin resiste.
Peccato che al 91′ un altro fallo di mano potrebbe cambiare la gara. Stavolta siamo al limite dell’area dell’Atletico e la mano è quella di Gabi: le immagini sembrano confermare che il fallo avviene in area, ma Rizzoli sbaglia di nuovo ed assegna la punizione dal limite.
Messi e Neymar si contendono il tiro. Sarebbe una piazzola più buona per un destro che per un mancino, ma le gerarchie son gerarchie e Messi calcia mandando la palla larga alla sinistra di Oblak.
Il Calderon esplode come ad un gol segnato e dopo pochi minuti si ripete per l’urlo che significa qualificazione alle semifinali Champions.
L’Atletico era l’ultima squadra ad aver eliminato il Barça prima delle semifinali e si ripete quest’anno. Simeone non aveva uno score favorevole negli scontri contro Luis Enrique, ma il Barça di questo periodo è un lontano parente di quello che spadroneggiava in patria e fuori fino ad un mese fa.
Calo di tensione o calo di condizione? Forse tutti e due contemporaneamente, fatto sta che un’involuzione di questo tipo è del tutto inaspettata in una squadra che nei mesi di aprile e maggio dovrebbe giocarsi tutti i trofei possibili.
L’Atletico ha sovrastato il Barcellona sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista nervoso e considerando complessivamente i due match, i blaugrana sono stati superiori solamente quando gli avversari sono rimasti in 10.
Dunque la maledizione dei vincitori colpisce anche la squadra di Luis Enrique, visto che da quando esiste, la Champions League non è mai stata vinta due volte consecutivamente. Ogni anno il vincitore cambia ed il fascino aumenta.
Nessuno si aspettava delle semifinali senza il Barcellona, ora si rischia perfino una riedizione del derby di Madrid in finale e attenzione che dalle parti del Calderon c’è tanta tanta voglia di rivincita.

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Cresciuto a pane e telecronache delle proprie partite con le figurine Panini sul campo di Subbuteo, sviluppa una passione viscerale per il calcio, che si trasforma presto in autentica dipendenza. Da sempre dalla parte degli underdog, non scambierebbe mai 1000 vittorie da cowboy con un unico grande successo indiano sul Little Bighorn. Tra una partita e l'altra, trova il tempo per laurearsi in economia, Tuttocalcioestero gli offre l'occasione per trarre finalmente qualcosa di buono dalla sua "malattia" per il pallone, strizzando l'occhio al sogno nel cassetto del giornalismo di professione.

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