Dinamo Kiev-Manchester City 1-3: Aguero-Silva-Touré, grandi firme per gli inglesi e quarti di finale in tasca

All’Olimpiyskiy di Kiev il Manchester City sfrutta la ghiotta occasione di giocare per una volta coi favori del pronostico negli ottavi di finale di Champions e liquida facilmente una Dinamo Kiev completamente fuori condizione a causa della lunga sosta invernale del campionato ucraino. Al calcio d’inizio le telecamere si spostano da un volto all’altro delle tre leggende della Dinamo presenti oggi: Andriy Shevchenko in tribuna, Sergei Rebrov in panchina e Oleksandr Shovkovsky in campo. E’ una grande serata per la squadra ucraina che vorrebbe tornare ai fasti di fine anni ’90, ma davanti ha un Manchester City desideroso di rivincite europee e con l’acquolina in bocca per aver trovato finalmente una partita abbordabile nel secondo turno di Champions League e dunque la possibilità concreta di finire per la prima volta ai quarti di finale. Il problema più grande per la Dinamo è la condizione atletica e non potrebbe essere altrimenti visto che il campionato ucraino è fermo da novembre e l’unica gara giocata a dicembre dalla squadra di Rebrov è stata l’ultima giornata del girone Champions.

L’inizio dei padroni di casa non è male, ma il City prende ben presto le redini del gioco, andando a nozze col ritmo lento della partita. Con Yaya Touré liberato da compiti di copertura e sostenuto dai guardaspalle Fernando e Fernandinho, Silva e Sterling in forma smagliante sulle ali e Aguero sempre velenoso davanti, per la Dinamo il doppio confronto sembra già finito dopo metà gara di andata. Al 15′ la sblocca tanto per cambiare Aguero alla prima incursione offensiva dei Citizens, dopo la torre di Touré sul corner di Silva. Al 40′ proprio l’asso spagnolo firma il raddoppio su assist basso in area di Sterling, liberato precedentemente sulla sinistra da un pregevole tacco del Kun. La melina del City nei 2 minuti di recupero di fine primo tempo la dice lunga sull’andamento del match. Nella ripresa la reazione confusa dei padroni di casa porta ad una serie di conclusioni rimpallate dalla difesa. Il solo Yarmolenko sembra avere la lucidità giusta per provare a rendersi insidioso. Eppure, quando meno te l’aspetti, arriva l’1-2 di Buyalskiy con l’ennesimo tiro da fuori deviato da Otamendi nella propria porta. Il City, fino a quel punto troppo sicuro di aver portato a casa il risultato, sbanda e si fa sorprendere più volte dagli ucraini in forcing.

La squadra di Rebrov mette in campo tutto quel che ha e anche oltre, tanto che in diversi iniziano a fermarsi nel finale con accenni di crampi. E’ incredibile che una squadra come la Dinamo debba giocarsi una partita così importante nel bel mezzo della pausa invernale del suo campionato. I Citizens sfiorano più volte il gol e reclamano la bellezza di 4 rigori (roba da far sorridere le italiane), ma alla fine riescono a chiudere la pratica con un sinistro a giro dalla distanza di Yaya Touré. Difficile a questo punto pensare che la partita possa riaprirsi nel ritorno all’Etihad Stadium. Con il risultato sull’1-2 e qualche partita ufficiale in più alle spalle, la Dinamo Kiev poteva ancora sperare in un’impresa simile a quella compiuta qualche mese fa sul campo del Porto (2-0 e sorpasso nel girone), ma l’1-3 subito nel finale pesa come un macigno. Il Manchester City ha giocato col fuoco in effetti, ma alla fine ha messo un piede e mezzo ai quarti di finale. Resta da vedere la tenuta mentale della squadra, dato che anche oggi gli 11 di Pellegrini hanno dimostrato di avere poca dimestichezza nel gestire le partite. Il tecnico cileno deve essere bravo a mantenere alta l’attenzione nel match di ritorno, ma francamente non ci si aspettano grosse sorprese.

Dinamo Kiev-Manchester City 1-3 (15′ Aguero, 40′ Silva, 59′ Buyalskiy, 90′ Touré)

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Cresciuto a pane e telecronache delle proprie partite con le figurine Panini sul campo di Subbuteo, sviluppa una passione viscerale per il calcio, che si trasforma presto in autentica dipendenza. Da sempre dalla parte degli underdog, non scambierebbe mai 1000 vittorie da cowboy con un unico grande successo indiano sul Little Bighorn. Tra una partita e l'altra, trova il tempo per laurearsi in economia, Tuttocalcioestero gli offre l'occasione per trarre finalmente qualcosa di buono dalla sua "malattia" per il pallone, strizzando l'occhio al sogno nel cassetto del giornalismo di professione.

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