SPECIALE 50 UNION: Il sogno di giocare in Europa frantumato dai carri russi nella Primavera di Praga

15mila biglietti stampati per una partita mai giocata. Foto del Berliner Kurier

Il prossimo 20 gennaio l’Union Berlin festeggerà i suoi primi 50 anni di storia. Riviviamo assieme alcuni aneddoti particolari legati alla squadra dissidente dell’ex Germania Est.

Dall’altare alla polvere in meno di tre mesi. Era da poco passato il 9 giugno 1968, l’Union Berlin aveva battuto in finale di Coppa di Germania Est i favoriti e più blasonati del FC Carl Zeiss Jena; una vittoria che garantiva alla società berlinese di approdare direttamente nella Coppa delle Coppe della stagione successiva. Un traguardo inimmaginabile: la possibilità di girare per l’Europa affrontando squadre prestigiose come il Torino o il Barcellona, anche se, dopo il sorteggio, nel primo turno l’Union fu accostato al FK Bor, squadra jugoslava. In una intervista degli anni ‘90, Günter Hoge, attaccante berlinese, disse che tutta la squadra in quel momento credeva nella qualificazione, ma staff, calciatori e tifosi si dovettero ingenuamente ricredere: nella notte tra il 20 e il 21 agosto, un corpo di spedizione militare dell’Unione Sovietica e degli alleati del Patto di Varsavia invase la Cecoslovacchia per porre fine alla Primavera di Praga. In un clima di forte tensione e di precario equilibrio che perdurò per tutta la Guerra Fredda, l’atto di dissenso e di liberalizzazione soppresso dai carri armati sovietici fece precipitare la situazione.

Il calcio, ovviamente, finì anch’esso nella polveriera: le squadre del blocco occidentale protestarono energicamente chiedendo alla Uefa, l’organo che controlla e gestisce il calcio europeo, di estromettere dalla Coppa delle Coppe tutte le squadre del blocco orientale. Una decisione troppo azzardata che l’Uefa non si sentì di prendere: per non mandare all’aria la stagione, decise di suddividere la competizione in un girone ovest ed uno est, così solo in finale si sarebbero affrontate le squadre dei due blocchi. Con questo provvedimento, vennero rifatti i sorteggi e l’Union Berlin si ritrovò a giocare il primo turno contro la Dynamo Mosca. Esordio in programma il 2 ottobre all’Alte Försterei e per l’occasione vennero stampati 15mila biglietti.

Tutto risolto? Non proprio, anzi. Non tutti videro di buon occhio la separazione della competizione tra est-ovest: le federazioni sportive dei paesi socialisti la considerarono una discriminazione politica e un affronto, così decisero di richiamare i loro club e ritirarli dalla Coppa delle Coppe. Il sogno dell’Union Berlin si frantumò in mille pezzi: l’allora presidente della società, Günter Mielis, diede la notizia ai giocatori mentre erano raggruppati in un bar. «Eravamo tutti colpiti – ricorda l’attaccante Hoge –. Abbiamo urlato dalla disperazione per aver perso l’unica occasione di giocare in Europa. Fu un disastro per tutti noi…». Assieme alla squadra di Köpenick, si ritirarono anche la Dynamo Mosca, l’ungherese Györi ETO FC, la bulgara Spartak Sofia e la polacca Górnik Zabrze, mentre quell’edizione della Coppa fu vinta dallo Slovan Bratislava, squadra proprio della Cecoslovacchia, che sconfisse 3-2 il Barcellona. Quei ragazzi che sognavano di calpestare l’erba di uno stadio internazionale, si ritrovarono a Sochi, in Russia, per due settimane di vacanze-ricompensa. «Un bel posto per alleviare la frustrazione – disse Hoge – ma ci siamo trascinati lo shock per molto tempo…era come piombo sui nostri piedi».

La finale vinta 3-2 dallo Slovan Bratislava sul Barcellona

Che fine fecero i 15mila biglietti stampati? Vennero utilizzati dalla società come post-it e block notes.

Fonte: Berliner Kurier, Berliner Zeitung

About Giovanni Sgobba 114 Articoli
Giornalista, nato a Bari in un ambiente dove gli si diceva di tifare per i bianco-rossi, ha seguito il suggerimento alla lettera appassionandosi all'Union Berlin. Fidanzato ufficialmente con il club dal 12 agosto del 2012 quando ha assistito ad una partita per la prima volta nello stadio An der Alten Försterei. Ama i cappelli: i suoi, quello di De Gregori, di Charlie Brown, di Alan Grant e di Nereo Rocco.

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