Guida Brasile 2014, gruppo G: il Ghana

Quattro anni fa, era arrivato a un soffio dalla storia: il Ghana sarebbe potuto diventare la prima squadra africana a raggiungere le semifinali di una Coppa del Mondo. A mettersi di mezzo, la mano dell’uruguagio Suárez su un colpo di testa di Adiyiah che stava per attraversare la linea; poi, la traversa sul successivo rigore calciato da Gyan. Sarà più dura quest’anno per il Ghana, che dovrà confrontarsi, oltre che con un girone di ferro composto da Germania, Portogallo e Stati Uniti, con le proprie problematiche interne: negli ultimi anni la squadra ha dimostrato un personalismo eccessivo, con giocatori spesso sospesi o in sabbatico dalla nazionale, e qualche problema dal punto di vista mentale, sfociato nelle eliminazioni contro Zambia e Burkina Faso nelle ultime due semifinali di Coppa d’Africa.

Proprio la sconfitta contro lo Zambia nel 2012 ha segnato la fine del mandato del CT Goran Stevanović (serbo come il suo predecessore, quel Milovan Rajevac che portò le Black Stars ai quarti nel 2010). Nonostante per la sua successione fosse stato fatto il nome di Marcel Desailly, a spuntarla fu James Kwesi Appiah, allenatore in seconda della nazionale fin dal 2008, ex terzino sinistro dell’Asante Kotoko e campione d’Africa a livello di club ed ex capitano della nazionale. Kwesi Appiah avrà un incarico di per sé storico: sarà il primo allenatore ghanese a guidare la propria nazionale a una Coppa del Mondo.

Durante il girone di qualificazione il Ghana non ha avuto difficoltà fin dalla prima partita, una vittoria 7-0 contro il Lesotho. L’unica sconfitta è arrivata contro lo Zambia, battuto però nella gara decisiva al ritorno per 2-1 grazie alle reti di Waris e Asamoah. Complessivamente il Ghana ha superato il girone D (composto, oltre dalle squadre già citate, anche dal Sudan) vincendo cinque delle sei partite, segnando diciotto reti e subendone tre. Ai play-off i ghanesi hanno chiuso subito il confronto con l’Egitto, vincendo 6-1 a Kumasi e rendendo così indolore la successiva sconfitta 2-1 patita al Cairo.

Kevin-Prince Boateng
Kevin-Prince Boateng

Sarà la terza partecipazione mondiale per i ghanesi, la cui storia internazionale inizia nel 1950, quando il paese si chiamava ancora Costa d’Oro ed era ancora una colonia del Regno Unito. Nella sua storia il Ghana ha vinto quattro volte la Coppa d’Africa. Il periodo d’oro della nazionale nella competizione coincise con gli anni ’60: dal 1963 al 1970 il Ghana fu sempre presente in finale, vincendo le prime due edizioni grazie a giocatori come Edward Acquah, Osei Kofi e Ben Acheampong e perdendo le successive due contro Congo e Sudan. Seguirono tre edizioni in cui le Black Stars non si qualificarono, prima del successo casalingo del 1978 e del quarto titolo nel 1982, ai rigori contro la Libia. Da allora il Ghana è arrivato due volte in finale (1992 e 2010), perdendole entrambe, ma si è rifatto con un bronzo olimpico e con le sue prime partecipazioni mondiali.

ANALISI TECNICO-TATTICA

Sembrano essere due i potenziali schieramenti del Ghana di Kwesi Appiah. La scelta tra 4-2-3-1 e 4-3-3 potrebbe dipendere dalla forma di Kevin-Prince Boateng, la scelta ovvia in centro alla linea dei trequartisti. Con Boateng in campo dietro alla punta Asamoah Gyan, le ali potrebbero essere affidate ai fratelli Jordan e André Ayew con il possibile utilizzo di Christian Atsu o Majeed Waris. In mediana la notizia migliore è quella del ritorno in nazionale di Michael Essien, regista arretrato che sarà accoppiato con Sulley Muntari.

La difesa sarà affidata alla coppia di centrali Mensah e Boye, con il probabile ricorso a Kwadwo Asamoah come terzino sinistro piuttosto che nel ruolo di regista a cui siamo abituati: le recenti prestazioni di Jordan Ayew (tripletta contro la Corea del Sud) sembrano avere ipotecato l’ala sinistra e Kwesi Appiah deve fare i conti con la carenza di difensori puri e con il fatto che il principale candidato per la maglia numero 3, David Addy, non figura nella lista di 23 del Ghana. Tra i pali è ormai sicuro del posto il portiere dello Strømsgodset Adam Larsen Kwarasey, nato in Norvegia da padre ghanese: la maglia numero uno (anche se Kwarasey porterà il 12) è stata cementata dopo la controversa scelta del principale concorrente Fatau Dauda, prima scelta alla Coppa d’Africa 2013, di trasferirsi in Sudafrica agli Orlando Pirates, dove ha raccolto minuti di gioco solo grazie all’infortunio del portiere titolare Senzo Meyiwa.

Una difesa solida e disciplinata, uno schermo di mediani combattivo e un pacchetto avanzato adatto al gioco di contrattacco: paradossalmente il girone di ferro del Ghana pone le Black Stars nelle migliori condizioni. I ghanesi potrebbero infatti trovarsi più in difficoltà con squadre difensive e che tendenzialmente creano densità in area di rigore. Non c’è però una Grecia o una Svizzera nel gruppo G, ma ci sono squadre che creano gioco e che quindi favoriscono il contropiede del Ghana. Le difficoltà maggiori arriveranno nel momento in cui il Ghana dovesse trovarsi a rincorrere una partita: a tanta forza nel gioco di contrattacco fa da contraltare la carenza di un uomo in grado di scardinare una difesa profonda.

LA STELLA

Ci sono giocatori che, di fronte all’appuntamento con la storia, sbagliano e accusano il colpo. Un esempio è la punta del Ghana, Asamoah Gyan, che in passato aveva ripetuto più volte di non essersi mai ripreso dal rigore mandato contro la traversa alla Coppa del Mondo del 2010, al punto che – dopo aver sbagliato un rigore anche nella semifinale di Coppa d’Africa persa contro lo Zambia nel 2010 – aveva annunciato l’intenzione di prendersi un periodo sabbatico “indefinito” dalla nazionale. La carriera internazionale di Gyan sembrava finita, con una storia fin troppo banale di un campione privo di forza mentale che non regge alla pressione dell’alto livello. La resurrezione di Gyan, invece, è diventato il principale miracolo operato da Kwesi Appiah. Il CT, al ritorno in squadra dell’attaccante pochi mesi dopo il ritiro, ha deciso di nominarlo capitano della squadra, dichiarando: “Ho realizzato che Gyan è un giocatore amato moltissimo dagli altri. Lo ascoltano. Quando la squadra è giù, lui li incoraggia, risolleva i loro spiriti”. Gyan ha ricambiato questo rispetto segnando sei reti durante il percorso di qualificazione mondiale e laureandosi capocannoniere delle qualificazioni africane a pari merito con gli egiziani Aboutrika e Salah.

Miglior realizzatore nella storia della nazionale e giocatore africano dell’anno per la BBC nel 2010, Gyan è cresciuto nei Liberty Professionals prima di approdare in Italia: due stagioni e quindici reti in serie B con il Modena, poi portato da Galeone all’Udinese, dove disputa altre due stagioni, segnando undici gol e centrando una qualificazione in Coppa UEFA. Nel 2008 Gyan passa allo Stade Rennais in Ligue 1 francese e poi al Sunderland nella Premier League inglese. Dal 2011 l’attaccante gioca nel campionato degli Emirati Arabi Uniti: sono 80 in 65 partite i gol segnati con la maglia dell’al-Ain, con cui ha vinto due scudetti e una supercoppa.

Asamoah Gyan
Asamoah Gyan

LA SORPRESA

Buon sangue non mente, e in Ghana il sangue degli Ayew è garanzia di buon calcio. A dimostrarlo ci sono due fratelli (Jordan e André) tra i ventitré di Kwesi Appiah e un terzo, Ibrahim, che gioca nell’Asante Kotoko e che ha già vestito la maglia della nazionale maggiore. Il padre è una leggenda del calcio ghanese, Abédi Pelé: in Italia vestì la maglia del Torino, ma tra gli anni ’80 e ’90 la sua carriera lo portò a giocare per Olympique Marsiglia, Lille, Lione e Monaco 1860. Anche gli zii, Kwame e Sola, vestirono la maglia della nazionale ghanese: Kwame Ayew ci guadagnò un bronzo olimpico a Barcellona 1992. Anche lui, come il fratello Abédi, fece capolino anche in Italia, con la maglia del Lecce.

C’è quindi poco da stupirsi del modo con cui Jordan Ayew sta assaltando la posizione da titolare all’ala sinistra delle Black Stars. Decisiva potrebbe essere la prestazione dell’altro ieri contro la Corea del Sud: entrato durante il primo tempo per sostituire l’infortunato Majeed Waris, Ayew ha segnato una tripletta in una partita terminata 4-0. Non brilla per disciplina e il suo posto in squadra potrebbe essere insidiato dall’avanzamento di Kwadwo Asamoah qualora Kwesi Appiah dovesse scegliere di impiegare un giocatore chiave come lo juventino come ala, ma Jordan Ayew, a giudicare dalle premesse, potrebbe essere la grande sorpresa del Ghana alla Coppa del Mondo.

Nato nel 1991 a Marsiglia mentre il padre giocava per l’Olympique, Jordan ha trascorso quasi tutta la sua carriera nella squadra del padre, se si eccettua una parentesi in prestito al Sochaux nell’ultima stagione. Tredici presenze e cinque gol in maglia ghanese, ha segnato i primi due gol nell’incontro di qualificazione contro il Lesotho ed è stato incluso tra i convocati alla Coppa d’Africa 2012. Come il fratello e il padre, Jordan è musulmano osservante.

Jordan Ayew
Jordan Ayew

PROSPETTIVE

Sul campo è la squadra più compatta ed “europea” del calcio africano e vorrà sicuramente replicare il quarto di finale di quattro anni fa. Il girone però non li agevola affatto, con Germania e Portogallo favoriti per il passaggio del turno. La grande forza di Kwesi Appiah è quella di aver portato maggiore coesione a una squadra che negli ultimi anni è stata bloccata dall’eccessivo personalismo di alcuni suoi interpreti e da qualche limite mentale. Per scippare un secondo posto contro Özil e Cristiano Ronaldo sarà necessaria tanta disciplina e la squadra dovrà accendere la luce nello stesso momento e sperare di poter sfruttare il proprio gioco di contrattacco, per esempio senza passare in svantaggio e trovarsi a rincorrere una partita contro una squadra che si chiude a proteggere il risultato. Se da una parte sembra difficile che il Ghana possa riuscire nell’impresa, la cosa non sembra spaventare James Kwesi Appiah, che nel giorno del sorteggio dei gironi sorrideva sornione e prometteva “un sacco di sorprese”. A Kwesi Appiah piace essere dato per sfavorito: nella stessa condizione ha spuntato la corsa al posto di CT contro il quotato Marcel Desailly. E forse i pronostici non idilliaci e lo status di sfavoriti sono ciò di cui Appiah ha bisogno per tenere insieme la squadra e accendere la scintilla necessaria a sorprendere il “Gruppo della Morte”.

CONVOCATI

N. Pos. Giocatore Data nascita Squadra
1 1P Steven Adams 28 settembre 1989 Aduana Stars
12 1P Adam Kwarasey 12 dicembre 1987 Strømsgodset (Nor)
16 1P Fatau Dauda 6 aprile 1985 Orlando Pirates (Saf)
2 2D Samuel Inkoom 1 giugno 1989 Dnipro Dnipropetrovsk (Ucr)
4 2D Daniel Opare 18 ottobre 1990 Porto (Por)
15 2D Rashid Sumaila 18 dicembre 1992 Mamelodi Sundowns (Saf)
19 2D Jonathan Mensah 13 luglio 1990 Évian (Fra)
21 2D John Boye 23 aprile 1987 Rennes (Fra)
23 2D Harrison Afful 24 giugno 1986 Espérance (Tun)
5 3C Michael Essien 3 dicembre 1982 Milan (Ita)
6 3C Afriyie Acquah 5 gennaio 1992 Hoffenheim (Ger)
7 3C Christian Atsu 10 gennaio 1992 Vitesse (Ola)
8 3C Emmanuel Agyemang-Badu 2 dicembre 1990 Udinese (Ita)
9 3C Kevin-Prince Boateng 6 marzo 1987 Schalke 04 (Ger)
10 3C André Ayew 17 dicembre 1989  Marseille (Fra)
11 3C Sulley Muntari 27 agosto 1984 Milan (Ita)
14 3C Albert Adomah 13 dicembre 1987 Middlesbrough (Ing)
17 3C Mohammed Rabiu 31 dicembre 1989 Kuban Krasnodar (Rus)
20 3C Kwadwo Asamoah (1988-12-09) 99 dicembre 1988 Juventus (Ita)
22 3C Wakaso Mubarak 25 luglio 1990 Rubin Kazan (Rus)
3 4A Asamoah Gyan 22 novembre 1985 Al-Ain (Eau)
13 4A Jordan Ayew 11 settembre 1991 Marseille (Fra)
18 4A Majeed Waris 19 settembre 1991 Spartak Moscow (Rus)

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