La Fine del Mondo: 24 marzo 1976 ¡Nunca Más!

38 anni fa, con un colpo di Stato, i militari instaurarono in Argentina la dittatura più sanguinosa della storia del paese, che tra il 1976 e 1983 produsse più di 30.000 vittime tra morti e scomparsi. Quello stesso giorno la nazionale argentina giocava in Polonia un’amichevole di preparazione al Mondiale ‘78

“Noi siamo il popolo, apparteniamo alle classi che soffrono. Noi siamo vittime e rappresentiamo l’unica cosa legittima in questo paese: il calcio. Noi non giochiamo per quelle tribune ufficiali gremite dai militari, ma giochiamo per la gente. Noi non difendiamo la dittatura, ma la Libertà”.
Era il 25 giugno 1978 quando César Luis Menotti, ct della nazionale argentina di calcio, pronunciava queste parole negli spogliatoi dell’Estadio Monumental di Buenos Aires. Le dirigeva ai suoi uomini, a undici ragazzi pronti a trasformare di lì a poco in realtà il sogno calcistico di un intero popolo. Fu trionfo per l’Argentina: il 3-1 dopo i supplementari contro l’Olanda regalò alla nazionale albiceleste il suo primo titolo mondiale. Ma alla festa degli amanti del pallone, fecero da contraltare la morte, la tortura e la sparizione organizzate direttamente dallo Stato. A soli dieci isolati dallo stadio del River Plate in direzione nord si trovava in quel momento al 8500 di Avenida del Libertador la ESMA, la Escuela de Mecánica de la Armada (Scuola Meccanica dell’Esercito) il centro di detenzione clandestina più grande dell’Argentina durante l’ultima dittatura militare. Si stima che più di cinquemila desaparecidos siano transitati per questa caserma degli orrori, la gran parte dei quali non è mai più ricomparsa.

Un mondiale quello del 1978 che ha rappresentato l’apogeo del ‘Processo di riorganizzazione nazionale’, la formula semantica con cui la Giunta militare battezzò il regime dittatoriale che governò l’Argentina dal 1976 al 1983 e che fu instaurato mediante un colpo di stato il 24 marzo del 1976. Non fu assolutamente casuale la scelta di quella data per dar vita al golpe che destituì il governo democratico di Maria Estela Martínez de Perón. Quello stesso giorno infatti a Chorzow, in Polonia, la nazionale argentina di Menotti affrontava la selezione polacca, terza nel precedente mondiale di Germania Ovest ’74. In quella nazionale brillavano le stelle di Krazimierz Deyna e Grzegorz Lato e da molti osservatori argentini quell’incontro era giudicato come un test probatorio per verificare il livello di preparazione della Selección, che da lì a due anni avrebbe fatto le veci di ospite del ‘suo’ mondiale. Nonostante la Giunta avesse ordinato la sospensione di qualsiasi spettacolo, trasmissione e programma televisivo per il resto di quella giornata, il nuovo governo di fatto informò successivamente che la trasmissione dell’incontro Polonia-Argentina sarebbe regolarmente andata in onda su Canal 7, la televisione di Stato. I militari erano perfettamente coscienti del richiamo popolare del calcio, a maggior ragione con un Mondiale da organizzare in casa propria che in quel momento poteva dirsi praticamente già alle porte.

L’Argentina vinse quell’incontro 2-1 con i gol di René Houseman e Héctor Scotta. Un successo che fu definito, in quel momento, come la più grande impresa compiuta dalla nazionale argentina su suolo europeo. La partita era il secondo di cinque impegni che l’albiceleste affrontò nel quadro di una tournée europea che l’aveva vista già trionfare quattro giorni prima a Kiev, dove il 20 marzo aveva superato 1-0 l’Unione Sovietica con gol di Mario Alberto Kempes. Successivamente i sudamericani non riuscirono più a vincere: subirono due sconfitte consecutive contro l’Ungheria a Budapest (0-2) e contro l’Hertha Berlino all’Olympiastadion (1-2) e chiusero il loro tour con un opaco 0-0 contro il Siviglia. Ancora oggi non è chiaro se i giocatori argentini siano stati informati prima o dopo l’incontro dell’avvenuta presa di potere da parte dei militari. Secondo Marcelo Trobbiani, che fu titolare quel giorno, “Mario Kempes ci informò su un colpo di stato avvenuto in Argentina, circa tre ore prima del match. Una volta venuti a conoscenza di questa notizia, prendemmo in considerazione addirittura la possibilità di non giocare, ma mancava pochissimo all’inizio della partita e alcuni spettatori erano già presenti allo stadio. Successivamente, Menotti ci radunò e ci chiese di tranquillizzarci. Le sensazioni durante il trasferimento in pullman, dal ritiro allo stadio e nello spogliatoio, furono orribili. Non appena l’arbitro fischiò la fine, chiedemmo a tutti i giornalisti se avessero qualche novità. Io per fortuna riuscii a parlare al telefono con la mia famiglia”.

Non tutti coloro che giocarono quel giorno concordano su tale aspetto: ad esempio Ricardo Bochini, stella e bandiera dell’Independiente, ricorda che la notizia del golpe pervenne alla squadra solamente nella cena post-partita. Quel che è certo è che, finalizzato l’incontro, i giocatori avevano probabilmente solo voglia di tornare dalle loro famiglie: i risultati delle partite successive all’incontro con la Polonia sembrano rispecchiare questa tesi. Qualche anno fa Jorge Carrascosa, difensore e capitano di quella nazionale, raccontava al quotidiano Página/12 che “mano a mano che passavano i giorni, l’unico desiderio era che la serie di amichevoli finisse il prima possibile e potessimo tornare quanto prima a casa”. Carrascosa, classe 1940, campione nazionale con il Rosario Central nel 1971 e con l’Huracán nel 1973, decise di abbandonare la selección nel 1977, deluso dal comportamento di Menotti. Secondo Carrascosa, era, infatti, inaccettabile che una persona come il ct, di idee socialiste, potesse associarsi attraverso il mondiale alla propaganda di una dittatura di estrema destra.

Quel 24 marzo 1976 l’Argentina vinse contro la Polonia. Ma a perdere fu l’intero paese che crollò nel peggiore abisso della sua storia. Un abisso in cui sono sprofondate 30.000 vite umane… ¡NUNCA MÁS!

 

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