Mondiale per Club: dopo undici anni, il Bayern torna sul tetto del mondo

MONDIALE PER CLUB, BAYERN – RAJA CASABLANCA 2-0 – Doveva essere Bayern – Atl.Mineiro, ovvero Germania-Brasile; è stato, invece, Bayern – Raja Casablanca. La “colpa”, se così si può dire,  è stata tutta dei brasiliani, incredibilmente sconfitti dalla compagine marocchina in semifinale e messi in seria difficoltà anche oggi dal Guangzhou, battuto solo all’ultimo minuto nella finalina per il terzo posto. Guardiola propone la “solita” linea difensiva a quattro composta da Rafinha, Boateng, Dante e Alaba, mentre a centrocampo – confermato Lahm nel ruolo di frangiflutti – propone come intermedi Kroos e Thiago, giocatori abilissimi nel palleggio; davanti, invece, viene proposto Muller nel ruolo di “finto nueve“, con buona pace di Gotze e Mandzukic che si accomodano in panchina.

La squadra tedesca parte subito forte, crea due occasioni con Shaqiri (respinge con i pugni Askri) e Kroos ( tiro potente dalla distanza parato in due tempi dal portiere locale) e costringe i marocchini sulla difensiva. Al quarto minuto, però,  il Raja si fa vivo in contropiede con Iajour che, complice un disattento Dante, entra in area ma calcia sull’esterno della rete. Passa solo un minuto e Dante si fa perdonare con gli interessi: calcio d’angolo dalla destra di Shaqiri, Boateng spizza di testa dal limite dell’area e serve il brasiliano che, nell’atipica posizione di centravanti, aggancia la sfera, la sistema sul piede destro e lascia partire una sassata su cui nulla può l’estremo difensore avversario; i giocatori africani protestano per una presunta posizione irregolare di Dante, ma le immagini televisive danno ragione al direttore di gara e mettono in luce il pessimo movimento difensivo della retroguardia di Benzarti. Il Raja esce dal campo, mentre  Il Bayern domina in lungo e in largo mettendo costantemente in difficoltà la retroguardia marocchina. Dopo un paio di  palle-gol non nitidissime, il Bayern sfiora il gol al diciottesimo con Alaba, ma la conclusione dell’austriaco, servito splendidamente a rimorchio da Muller, viene neutralizzata in due tempi da Askri.

Sul ribaltamento di fronte, il Raja si rende insidioso con Iajour, autore di un tiro che viene facilmente neutralizzato da Neuer. Dopo centoventi secondi dallo scampato pericolo, il Bayern raddoppia: palla a rimorchio di Alaba per Thiago, che lascia partire un preciso piatto destro che s’infila nell’angolino sul palo più lontano. Il dominio dei campioni d’Europa è imbarazzante, ed è testimoniato (anche) dal domino nel possesso della palla (80% contro il 20% degli avversari). Per annotare una palla-gol, però, bisogna aspettare il trentatreesimo: calcio d’angolo dalla sinistra di Ribery su cui s’avventa con un possente stacco di testa il solito Dante, il pallone, però,  si spegne di poco altro sopra la traversa. Un solo giro di lancette ed è il turno di Shaqiri, bravissimo a superare un avversario, portarsi la sfera sul sinistro e lasciare partire un insidioso tiro che costringe Askri ad una difficile deviazione in corner. Dopo aver sfiorato il gol, il Bayern rischia grosso al trentaseiesimo: Neuer sbaglia il rinvio e serve la sfera a Chtibi, il calciatore marocchino – leggermente ostacolato da Dante – fallisce clamorosamente mancando lo specchio della porta. La squadra di Guardiola reagisce immediatamente e, dopo solo un minuto, va vicina al tris con Thiago, che calcia a lato da buona posizione. Nel finale di frazione, timide proteste bavaresi per un presunto fallo in area di rigore ai danni di Ribery, il signor Meira Ricci, però, non ravvede gli estremi per concedere il penalty.

Il secondo tempo prende avvio con un Raja più aggressivo, favorito anche dall’atteggiamento decisamente più morbido del Bayern. La prima “mezza-occasione” è però della squadra tedesca, ma Muller controlla male una bellissima sventagliata di Thiago e si fa stoppare in area di rigore dai difensori avversari. Al cinquantaseiesimo, il Raja costruisce la prima nitidissima palla-gol dell’incontro: El Hachimi  scende bene sulla fascia e mette una bella palla in mezzo per lo stacco di testa di Iajour, che colpisce con forza il pallone senza però angolare la direzione del colpo di testa; per Neur è un gioco da ragazzi agguantare la sfera. Cinque minuti più tardi, il Bayern colpisce la traversa con Shaqiri che, al limite dell’area piccola, non concretizza nel migliore dei modi uno splendido invito dalla destra di Lahm. Solo sessanta secondi ed è nuovamente il Raja a rendersi pericoloso, il tiro di Moutouali, però, si perde alto sopra la traversa. La gara perde d’intensità. Il Bayern controlla il match, mentre il Raja, forse stanco dall’impegno profuso in avvio di frazione, sembra accontentarsi del modesto passivo inflittogli dalla compagine tedesca. Negli ultimi dieci minuti, il Raja sfiora il gol in due occasioni, prima con Moutouali ( che fallisce a porta vuota un comodo tap-in susseguente ad un miracolo di Neuer su Madibè) e poi  – complice un buco a a metà campo di Boateng – con il subentrato Kachani che, in contropiede, si fa arginare da Dante e calcia centralmente per la facile presa di Neuer.

Nei minuti di recupero non accade più nulla di significativo. Il Bayern, a distanza di undici anni dal trionfo di Tokio, torna sul tetto del mondo e porta a casa il quinto trofeo di un indimenticabile  2013 ( Bundes, Coppa di Germania, Coppa dei Campioni, Supercoppa Europea e Mondiale per Club). Vittoria annunciata e assolutamente meritata, anche se nel secondo tempo la squadra bavarese non si è espressa sugli abituali livelli. Il vero obiettivo stagionale è senz’altro un altro: vincere per il secondo anno consecutivo la Champions. L’ultima squadra a riuscire nell’impresa fu, più di vent’anni fa,  il Milan di Sacchi, una squadra che ha segnato in maniera indelebile la storia di questo sport. Questo Bayern, forse troppo lezioso, ma comunque terribilmente solido e dominante, ha tutte le carte in regola per eguagliare e, perché no, superare l’impresa di quel Milan. Il vero obiettivo, d’altronde, è ripetere le gesta del grande Bayern di Beckenbauer, compagine capace di conquistare ben tre Champions consecutive.

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