HomeRubricheLa macchina del tempoFelix Magath, ne ferisce più il pennello che la spada

Felix Magath, ne ferisce più il pennello che la spada

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“L’uomo è nato per conquistare a fatica ogni centimetro di terreno”. 
Charles Bukowski

Fin dai primi vagiti, Felix Magath ha sempre avuto il sangue da combattente. Nato in un caldo luglio di 60 anni fa, nella base militare di Aschaffenburg da padre portoricano e da madre tedesca, Felix, dopo aver giocato nelle giovanili della squadra della sua città, entrò a far parte come trequartista nel club nero-blu del Saarbrucken, allora in Zweite Liga, la serie B tedesca realizzando dal 1974 al 1976 29 gol in 76 presenze, non male per un ragazzo di 22 anni dal Dna da soldato. Ma dalla base marine in cui suo padre serrava le file, Magath si ritrovò a militare nella squadra che più gli diede maggior fama tanto da farlo diventare metaforicamente parlando, un vero generale alla Patton: l’Amburgo. La squadra, allora allenata da Klotzer, al primo anno con Magath (ma si ricordino anche un certo Hrubesch e un certo Kaltz, grande difensore e rigorista) conquistò una Coppa delle Coppe battendo l’Anderlecht già detentrice del titolo l’anno prima all’Olimpico di Amsterdam. Davanti a circa 60 mila persone Felix si ritagliò una pagina nel giornale della gloria segnando il gol del 2-0 finale dopo quello su rigore di Volkert.

Stuttgart football coach Felix Magath po
Felix con la moglie Nicole in una foto del 2003

Il tedesco dal sangue latino, con quel nasone che gli copre la faccia sorridente, capisce dopo quella serata che quella sarebbe stata la sua squadra del cuore, la capitale dei suoi sogni di giocatore. E fu proprio così. Perché per sei anni Magath alzò trofei su trofei, senza mai stancarsi. Agile, freddo in area (quando aveva la palla fra i piedi davanti alla porta era quasi sempre gol), dall’istinto animale, Felix due anni, dopo, nel ’79 conquista il campionato tedesco, il quarto dell’Amburgo, sorpassando di un solo punto i rivali dello Stoccarda. La sua capacità di realizzare segnature fa si che “il soldato” venga arruolato anche nelle file della Germania Ovest per gli europei di Italia 1980. Pur non giocando praticamente mai, Magath alla fine alza la prestigiosa coppa a Roma, dopo un 2-1 col Belgio nella finale. La concorrenza con gente quale Rummenigge, Stielike, Schuster o Hrubesch, campioni dal valore assoluto, è forte. Nel campionato della Bundesliga 1981-1982, quello che porta dritto dritto alla calde estate dei mondiali in Spagna, Magath e compagni alzano il 5 scudetto dopo un sofferto testa a testa con il Colonia. Si parte per il Mundial vinto storicamente dagli azzurri ma anche qui la concorrenza nella Germania Ovest è forte. Magath è sempre fuori dal campo di gioco e vede i suoi compagni perdere la finale di Madrid storditi dallurlo di Tardelli. Felix ritorna con l’aereo in Germania aspettando quella che, col senno di poi, sarebbe stata la stagione più importante della sua carriera da calciatore. Nel 1983 l’Amburgo di Happel fa doppietta con Bundesliga e, soprattutto, la Coppa dei Campioni.

The West German national soccer team poses for a t
la Germania Ovest ai Mondiali ’86

Dopo aver vinto per differenza reti il campionato tedesco ai danni del Werder Brema di Voller, Magath diventa il grande protagonista della magica serata del 25 maggio ad Atene di fronte a 50 mila spettatori paganti e a mezzo mondo che seguì l’incredibile gara fra Amburgo e Juventus. Partendo da favoriti, i bianconeri caddero come un gigante Golia a causa della fionda di Felix che a neppure dieci minuti dall’inizio della partita infila con un leggiadro tiro di sinistro da fuori area la palla nella porta di Zoff. Uno splendido tiro a calare degno di un grande artista, più che di un attaccante di calcio, una morbida pennellata sulla tela del calcio. Magath alza il trofeo più prestigioso, la coppa più ambita e il merito è tutto suo. Ancora tre anni passano dall’abbandono di Felix dell’amata Amburgo ma sono tre anni importanti, pieni di sforzi e di sudore. Sì perché Felix prima vuole conquistarsi un posto per i mondiali di Messico ’86, riuscendoci con gran coraggio. A 33 anni Magath ha il sogno di giocare da protagonista una finale del mondo, questa volta contro l’Argentina di Maradona.

Gioca 62 minuti, probabilmente i più emozionanti della sua carriera dopo quelli della finale di Atene. Ma questa volta la gloria è lontana e la Germania Ovest perde, anche se a testa alta, per 3-2, la seconda volta di fila in un mondiale dopo la finale di Madrid ’82. Il soldato Felix questa volta serra le file, ormai va per i 34 e non è più un ragazzino. Lascia tra gli applausi l’Amburgo e una nazionale che però non ha creduto molto in lui per via di una concorrenza spietata fra fenomeni in panchina. Conclude la sua strepitosa carriera da calciatore in Bundesliga col Bayer Uerdingen che però si giocò spesso il posto per non retrocedere nella serie inferiore. Il soldato dal cuore latino ma dalle ginocchia tedesche appende le scarpette al chiodo e intraprende con giacca e cravatta la carriera da allenatore, prima guidando il suo vecchio Amburgo, poi passando allo Stoccarda fino ad arrivare nel 2004 al Bayern di Monaco dove vince due campionati, due coppe di Germania ed una Coppa di Lega. E’ una seconda rinascita per Magath dopo quasi vent’anni nel mondo del calcio, dopo infatti quel gol a Zoff il 25 maggio del 1983, rinascita che vede la sua continuazione con l’incredibile vittoria nella Bundesliga alle redini del Wolfsburg nel 2009, il primo campionato tedesco della storia dei Lupi.

Magath ora ha 60 anni, compiuti il 29 luglio scorso e, ripercorrendo la sua vita, si può dire che se la sia spassata non poco. L’Amburgo deve tanto a Felix e Felix deve tanto all’Amburgo, alla Germania, la patria che lo ha visto nascere, crescere e condurre alla conquista dell’Europa, non su un campo da guerra ma su un campo di calcio che forse è la stessa cosa ma sublimata all’agonismo della vita che non è nient’altro che quel famoso calcio di rigore che si appresta a tirare il timoroso Nino di De Gregori.

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