Benny Carbone, l’eroe italiano di Sheffield

THE ITALIAN JOB  BENITO CARBONE – Il protagonista del secondo appuntamento di The Italian Job (clicca qui per Gianfranco Zola, primo protagonista di questa rubrica) è Benito Carbone. Benny, questo è il suo soprannome, ha lasciato il segno nella Premier League militando in ben cinque club diversi: ceduto dall’Inter di Roy Hodgson allo Sheffiled Wednesday (1996), ha giocato nell’Aston Villa,  Bredford City, Derby County per poi terminare la sua esperienza inglese al Middlesbrough (2002).

L’attaccante italiano si è rivelato al pubblico inglese nei tre anni disputati nel Wednesday (1996-1999). In questo periodo, in coppia con il connazionale Paolo di Canio, Benny Carbone è riuscito ad esprimere tutto il talento e le capacità che nei club in cui aveva militato in Italia, tra cui Roma, Napoli e Inter, non aveva mostrato fino in fondo.

Come per tanti altri giocatori italiani, anche per Benny l’esperienza inglese è stata straordinaria: sebbene non abbia vinto trofei né militato nei club più forti, è stato senza dubbio un giocatore amato e rispettato dai propri tifosi e dalle società in cui ha giocato. Nelle 210 presenze totali in Premier League, Carbone ha realizzato 48 gol tra cui si ricordano quello segnato con una fantastica rovesciata in un Newcastle-Sheffield Wednesday oppure il tiro da 35 metri che ha deciso la semifinale di FA Cup tra Aston Villa e Leeds United (3-2, stagione 1999-2000).

In una recente intervista al DailyMail, Benny racconta come ha vissuto gli anni allo Sheffield Wednesday; eccone un estratto.

Al Wednesday era fantastico. Così tanto che decisi di giocarci per tre anni. Ho giocato per 17 clubs, e solo l’ultimo, il Pavia, è stato quello in cui sono rimasto più a lungo. Ogni tanto riguardo le fotografie di quando avevo i capelli al vento, sempre con l’immancabile elastico a tenermeli fermi, e mi perdo nei ricordi. E’ stato magico giocare con Paolo Di Canio. Eravamo amici e abbiamo trascorso molto tempo insieme alle nostre famiglie a Sheffield, ma era sul campo dove ci intendevamo davvero. Parlavamo la stessa lingua. Non solo l’italiano ma anche quella del calcio. Eravamo sulla stessa lunghezza d’onda. L’unico rammarico è il modo in cui si è conclusa la mia esperienza a Sheffield. Lo spogliatoio era spaccato durante l’ultima stagione: da una parte i due italiani e dall’altra i giocatori inglesi. E’ stato in parte per causa mia. Avrei dovuto integrarmi meglio con gli altri. I miei compagni mi invitavano sempre a bere una birra ma io non bevevo; sono sempre stato astemio quindi non li seguivo. E’ lì che ho sbagliato. Avevo solo 24 anni. Ora ne ho 40, sono più vecchio e più saggio, e se potessi tornare indietro, andrei volentieri con loro e ordinerei una Coca-Cola. Fa parte del la mentalità inglese ‘uscire per una pinta’. Avrei dovuto capirlo.

Genio e sregolatezza, come si capisce da questo video.

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