Tottenham-Manchester City 3-1- Gli Spurs risorgono in sei minuti e sperano ancora nell’Europa dalle grandi orecchie

Dici Manchester City, e ai tifosi degli Spurs viene in mente la maledetta gara del 22 gennaio dello scorso anno al City of  Manchester.  Quella partita, nonostante alla fine della stagione mancassero ancora tre mesi abbondanti, sancì l’addio ai sogni di titoli degli Spurs, beffati da un rigore realizzato in pieno recupero da Balotelli, susseguente ad un clamoroso errore sottoporta di Defoe.  La gara odierna  per gli Spurs conta soprattutto in chiave quarto posto, dove la lotta contro le altre due big londinesi si fa, giornata dopo giornata, sempre più incandescente.  Villas Boas schiera in campo la miglior formazione possibile, con Vertonghen riposizionato al centro della difesa e Adebayor preferito ancora a Defoe. Nel City, reduce da tre vittorie consecutive, Mancini lascia in panchina Aguero e presenta in attacco Dzeko, alle cui spalle agisce il terzetto Milner-Tevez-Nasri.

La partita si sblocca dopo solo cinque minuti: Tevez difende magistralmente il pallone dalla pressione di Vertoghen ed inventa uno splendido passaggio per Milner, che mette il pallone in mezzo trovando la deviazione volante di Nasri. Dopo trecento secondi il City è già in vantaggio a White Hart Lane. Gli ospiti, dopo un ottimo intervento di Hart su Walker, diventano gli indiscussi padroni del campo. Nell’arco di un quarto d’ora – dal 25° al 40° – i Citizens vanno vicini al gol in almeno tre circostanze, mentre gli Spurs vengono fischiati dal proprio pubblico. I padroni di casa escono dal letargo alla fine del primo tempo, ma la conclusione di Dempsey non crea problemi a Hart. Nel finale è ancora la squadra di Mancini a rendersi pericolosa con Zabaleta, il cui tiro viene respinto da un provvidenziale intervento di Sigurdsson.

Nell’intervallo, nonostante un primo tempo dominato, Mancini toglie Milner ed inserisce Kolarov. La ripresa si gioca su ritmi blandi. Il City pare in grado di controllare il match, mentre gli Spurs non danno segnali di vita. Villas Boas prova a mischiare le carte ed opera un doppio cambio al 60°: fuori Sigurdsson e Parker, dentro Holtby e Huddlestone. I padroni di casa, pur non portando pericoli significativi alla porta di Hart, prendono campo e costringono gli ospiti sulla difensiva. Al 70° la sostituzione che cambia il volto alla partita: fuori un impalpabile Adebayor, dentro lo scattante Defoe.  La squadra di AVB decolla. Passano solo cinque minuti dall’ingresso  in campo del nazionale inglese e gli Spurs trovano il pareggio con Dempsey, che approfitta di una colossale dormita di Kompany ed insacca un cross basso dalla destra di Bale. White Hart Lane esplode.  La squadra di Villas Boas diventa padrona indiscussa del campo e, dopo solo tre minuti, perviene al raddoppio: Defoe punta Kompany, lo disorienta e lascia partire uno splendido destro a giro su cui Hart non può fare nulla. Jermaine e tutto White Hart Lane impazziscono. Ma la festa non è ancora finita: all’ottantunesimo, Huddlestone trova uno splendido filtrante per l’accorrente Bale, che s’inserisce in area e con un delizioso scavetto batte Hart. In sei minuti gli Spurs ribaltano completamente il match. Nel finale la reazione degli ospiti è confusa e inconcludente. Al triplice fischio esplode la gioia del pubblico di fede Spurs: la Champions non è una chimera. E la bestia nera City, dopo un digiuno lungo quattro scontri diretti, è finalmente sconfitta.

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